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Chiambretti alla ricerca del talk perduto

Piero Chiambretti 

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Su Rai 3 “Finché la barca va” diventa settimanale, dura più del doppio rispetto a prima e tutto cambia affinché nulla cambi
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Già nelle precedenti edizioni Piero Chiambretti e la sua ciurma tornavano alla ricerca del talk perduto, o comunque di un tempo andato nel quale l’interlocuzione conduttore/ospiti trovava rilevanza, senza perdersi tra le decine di spazi simili in tv ogni giorno. Stavolta Finché la barca va, con stessa formula e accorgimenti diversi, diventa però settimanale, il sabato sera di Rai 3 alle 20: ovvero dura più del doppio rispetto a prima e tutto cambia affinché nulla cambi, o il contrario, oppure chissà. Il viaggio del barcone sul Tevere quindi si allunga, la prima parte vuole essere in scia con lo scorrere del fiume — con un ospite istituzionale — nella seconda va controcorrente e sbuca un personaggio sbarazzino (nella prima puntata, monsignor Paglia e Pif).

Dopo tutto questo tempo però non si è ancora capito se l’ambientazione e i buoni propositi giochino a favore o se si potrebbe traslocare in uno studio qualsiasi — a inizio puntata ci sono stories grafiche strepitose, e qui la barca …

Già nelle precedenti edizioni Piero Chiambretti e la sua ciurma tornavano alla ricerca del talk perduto, o comunque di un tempo andato nel quale l’interlocuzione conduttore/ospiti trovava rilevanza, senza perdersi tra le decine di spazi simili in tv ogni giorno. Stavolta Finché la barca va, con stessa formula e accorgimenti diversi, diventa però settimanale, il sabato sera di Rai 3 alle 20: ovvero dura più del doppio rispetto a prima e tutto cambia affinché nulla cambi, o il contrario, oppure chissà. Il viaggio del barcone sul Tevere quindi si allunga, la prima parte vuole essere in scia con lo scorrere del fiume — con un ospite istituzionale — nella seconda va controcorrente e sbuca un personaggio sbarazzino (nella prima puntata, monsignor Paglia e Pif).

Dopo tutto questo tempo però non si è ancora capito se l’ambientazione e i buoni propositi giochino a favore o se si potrebbe traslocare in uno studio qualsiasi — a inizio puntata ci sono stories grafiche strepitose, e qui la barca e il fiume sono piuttosto superflui. Ma è vero che se l’ospite non dà soddisfazioni la regia stacca su Roma di notte e questo ha sempre consolato parecchi. Ironia e autoironia sempre presenti — il sottotitolo ufficiale è Un programma sull’acqua — il Tevere è sempre lì calmo e placido al passaggio del barcone. Ma, appunto, siamo nel solito mood chiambrettiano che, una volta dilatato a magazine settimanale perde la connotazione di allegro caos, quello che nasce dalla frenesia di chiudere parecchie puntate con poco tempo a disposizione. Ma soprattutto rimane il punto: in tv continua a mancare uno spazio quotidiano — talk o come lo si voglia chiamare — che prenda di petto l’attualità caldissima e, con conduzione sveglia e autorevole, la racconti: e non sia invece l’ennesima sfilata-esibizione di personaggi.

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“Arif registra di nascosto la conversazione e la porta a Kismet, chiedendole aiuto per incastrare Sirit. Kismet, però, sostiene che per riuscirci dovranno trovare prove più concrete” (La forza di una donna, Canale 5. Sorge il sospetto che le trame delle soap turche siano scritte dagli arbitri di calcio italiani).

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