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“Belve crime”, Raffaele Sollecito parla con Fagnani: “Sono ancora colpevole per 7 italiani su 10”

Nuovo appuntamento con il programma in onda su Rai 2 in prima serata

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Dopo un lungo periodo lontano dalle cronache, torna a parlare Raffaele Sollecito. Lo fa in una lunga intervista a Francesca Fagnani a Belve Crime, domani, 19 maggio, su Rai 2 in prima serata, raccontando alcuni dettagli inediti della sua vicenda e rivelando di sentirsi ancora additato come un sospetto assassino nonostante la ormai decennale assoluzione dal ‘delitto di Perugia’: "Sette italiani su dieci pensano ancora che io sia colpevole", rivela Sollecito che a Fagnani racconta le pressioni psicologiche e le intimidazioni subite nei primi interrogatori in Questura.

(agf)

Questo pregiudizio secondo Sollecito, che oggi vive tra Berlino e la Puglia e lavora come ingegnere informatico, ha ancora delle ripercussioni sulla sua vita. "Ci sono state aziende che mi hanno stracciato il contratto dopo avermelo fatto firmare appena hanno scoperto la vicenda che mi riguardava".

Incalzato da Fagnani sui motivi che potrebbero continuare ad alimentare un'idea colpevolista nei suoi confronti, Sollecito torna a parlare dei primi giorni dell'indagine quando alcuni repentini cambi nelle dichiarazioni avevano convinto gli inquirenti che cercasse di sottrarsi alle proprie responsabilità e volesse coprire Amanda Knox.

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La giornalista ricorda a Sollecito che durante uno dei primi colloqui in questura aveva fatto marcia indietro: "Lei dice: vi ho riferito nel precedente verbale un sacco di cazzate perché Amanda mi aveva convinto della sua versione dei fatti e non ho pensato alle incongruenze". "Quella frase non la dico io – reagisce con veemenza Sollecito, sottolineando come fossero stati i poliziotti che lo interrogavano a suggerirla – mi hanno detto: ti conviene firmare questa frase perché ti può aiutare. Tutto questo dopo che i poliziotti mi avevano minacciato e senza che fosse presente un mio avvocato", continua Sollecito.

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"Mi spiega che cosa significa ‘minacciato’?" è l'invito di Fagnani per circostanziare un'accusa così grave: "Sono stato in questura tutta la notte. Ero lì per dare chiarimenti, senza essere indagato. Ma quando sono arrivato mi hanno messo la luce in faccia e, oltre a intimidirmi, uno dei poliziotti mi ha detto: ‘Se ti alzi da questa sedia ti riempio di botte e ti lascio in un lago di sangue’. Mi hanno detto che stavo continuando a proteggere quella ‘vacca’ – continua Sollecito – che sarei stato tutta la vita in carcere".

Fagnani chiede a Sollecito della nota foto del bacio tra i due fidanzati nelle immediatezze del rinvenimento del corpo della studentessa britannica: "L'hanno tanto criticata per quello scatto". "È stata una manipolazione – risponde Sollecito – io volevo solo tranquillizzare Amanda con un bacio sulle labbra". E torna poi a parlare della fine della relazione con la studentessa americana: "Dopo un pò di tempo le scrissi una lettera in carcere e lì trovai il muro. Ci ho sofferto".

Nel corso dell'intervista Sollecito ripercorre i momenti della detenzione in isolamento quando ha cominciato a dare segni di squilibrio psichico. "Ha detto di aver avuto una specie di deprivazione sensoriale, che certe volte non si rendeva nemmeno conto di essere nudo o vestito", ricorda la giornalista. "Sì – è la conferma di Sollecito – ho avuto paura di impazzire".

Ogni settimana la giornalista intervista colpevoli, testimoni o protagonisti di crimini. E dopo Rina Bussone, figura chiave nell’inchiesta sull’uccisione a Roma di Fabrizio Piscitelli e Roberto Savi, il capo della banda della Uno Bianca, tra gli altri, tocca a Sollecito, oggi 42enne: imputato con Amanda Knox per il delitto di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa il primo novembre del 2007 a Perugia, dopo otto anni è stato assolto in via definitiva.

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