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Gerry Scotti chiama Stefano De Martino: “Accorciamo i nostri show”

Gerry Scotti sul palco del Festival della tv di Dogliani 

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Al Festival della tv il conduttore lancia “la pax di Dogliani”: “Finiamo alle 21.30 in favore della prima serata”. La competizione con i “pacchi”, l’infanzia, gli inizi della carriera. “Cancellerei solo il periodo in cui ho fatto politica: il peggiore dopo il Covid”
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DOGLIANI (Cuneo) – Prova a chiamare Stefano De Martino, che però ha il cellulare staccato. «Sta andando a Napoli in aereo. Ne avevamo parlato. Vogliamo lanciare la “pax di Dogliani”, siamo d’accordo che l’access time debba finire alle 21.30». Al Festival della tv, Gerry Scotti, protagonista della stagione con La ruota della fortuna, durante l’incontro con Alessandra Comazzi, riflette sulla serata tv che inizia sempre più tardi.

«Se parlo come Virginio Scotti, da spettatore, la risposta del signor Virginio, che intorno alle 22 si addormenta, è facile. Il signor Virginio», dice, «si unisce all’urlo di dolore della popolazione italiana. Allora propongo di stilare la pace di Dogliani, entra De Martino a torso nudo e mettiamo la firma sul foglio: si finisce alle 21.30». Poi, tra gli applausi, rovescia il discorso: «Ora parla Gerry Scotti che fa televisione. La Rai, il servizio pubblico, ha il canone. Poi ci sono le tv strafighe a cui anche io sono abbonato. Ma prendiamo un editore che fa t…

DOGLIANI (Cuneo) – Prova a chiamare Stefano De Martino, che però ha il cellulare staccato. «Sta andando a Napoli in aereo. Ne avevamo parlato. Vogliamo lanciare la “pax di Dogliani”, siamo d’accordo che l’access time debba finire alle 21.30». Al Festival della tv, Gerry Scotti, protagonista della stagione con La ruota della fortuna, durante l’incontro con Alessandra Comazzi, riflette sulla serata tv che inizia sempre più tardi.

«Se parlo come Virginio Scotti, da spettatore, la risposta del signor Virginio, che intorno alle 22 si addormenta, è facile. Il signor Virginio», dice, «si unisce all’urlo di dolore della popolazione italiana. Allora propongo di stilare la pace di Dogliani, entra De Martino a torso nudo e mettiamo la firma sul foglio: si finisce alle 21.30». Poi, tra gli applausi, rovescia il discorso: «Ora parla Gerry Scotti che fa televisione. La Rai, il servizio pubblico, ha il canone. Poi ci sono le tv strafighe a cui anche io sono abbonato. Ma prendiamo un editore che fa tv commerciale, si mantiene con la pubblicità, non vi ha chiesto mai un euro: perché dovrebbe essere il primo a fare un passo indietro?».

Scotti con Samira Lui a "La ruota della fortuna" 

Dice che la tv generalista è forte, viva. «La cosa meravigliosa è che con La ruota della fortuna facciamo il 25%. Sull’altro davanzale c’è un ragazzo bello, bravo, simpatico, che conduce Affari tuoi e anche lui fa il 25% di share. Insieme» spiega Scotti «raccogliamo 12 milioni di spettatori. Sono tutti lì a bere alle nostre pozzanghere: la tv generalista è come il Nilo, un grande fiume per cui, grazie al nostro limo, possono crescere altre reti». Non è mai stato tentato di lasciare Canale 5. «Sono nato pollo ruspante nell’aia di Mediaset, sono 42 anni e non ho mai dovuto decidere se firmare. Sono sempre stato bene, felice di fare una scelta in una società dove non ci sono più bandiere, neanche nel calcio».

Il 7 agosto compirà 70 anni, è sereno, fiero dei nipotini; su Gente hanno scritto che si è sposato un anno e mezzo fa, in gran segreto, gli amici che lo accompagnano a Dogliani dicono che non è vero. Si commuove ripensando al padre, tipografo del Corriere della sera; è grato della sua carriera: «Ho attraversato tutte le fasi», riprende, «ho cercato sempre di imparare qualcosa, non ho mai preteso di insegnare niente. Sono nato in campagna, in una famiglia di contadini, non me la sento di mettermi sul gradino più alto. Nel ruolo di badante e baby sitter mi trovo benissimo, sono percepito come una persona della quale fidarsi, mi chiedereste di portare fuori il cane a fare la pipì. Continuate così finché ce la faccio».

Rifarebbe tutto, cancellerebbe solo il periodo in cui ha fatto politica, «il peggiore dopo il covid». «Ti presti a fare qualcosa che pensi serva e invece sei un numero e non conti niente. Servi solo quando devi schiacciare un pulsante, nessuna decisione passa attraverso di te: lo considero aberrante. Sono contento che questa esperienza negativa sia finita con la prima Repubblica, è arrivata la seconda e siamo qui a aspettare la terza, prima o poi arriverà. Grazie a Dio abbiamo la Repubblica e il presidente Mattarella, è la luce che illumina tutte le nostre scelte».

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