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Mentana: “La7 è una nuova Rai 3, è la tele-anti Meloni”

Enrico Mentana, 71 anni, sul palco del Festival della tv di Dogliani
Enrico Mentana, 71 anni, sul palco del Festival della tv di Dogliani 

Il direttore del Tg La7 ospite al Festival della tv di Dogliani. “Un elettore del centrodestra non può guardare i programmi della rete sentendosi a casa”. E sulla necessità di un confronto più equilibrato tra posizioni politiche: “Si asseconda lo spirito dei social network, una logica binaria terrificante”

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DOGLIANI (Cuneo) - La7 ha costruito negli anni un profilo editoriale definito, caratterizzato da programmi e commentatori critici nei confronti del governo, scelta che ha contribuito al successo dell'emittente. Lo sottolinea Enrico Mentana, direttore del Tg La7, durante l’intervista con Mia Ceran al Festival della Tv di Dogliani, nel giorno di chiusura della quindicesima edizione. "Il rischio è che se dovesse vincere il centrosinistra, La7 diventi una tv di governo" dice Mentana.

"Chi guida La7 è stato bravissimo. Bravissimo Urbano Cairo, bravo il direttore Andrea Salerno, bravi i conduttori che hanno portato ascolti molto alti. Tutti i programmi serali di La7, però, hanno la stessa impostazione, lo stesso orientamento, gli stessi ospiti. Nell'ultimo anno solare hanno ospitato almeno un centinaio di volte Schlein e Conte, due volte Crosetto, 40 Bocchino. Mi verrebbe da dire: 'Vieni avanti Bocchino'. Questo asseconda quello che il telespettatore di La7 vuole sentire. Ma un elettore del centrodestra non può guardare i programmi di La7 sentendosi a casa: non vedo più trasmissioni in cui tutti gli ospiti si sentono a casa: qui uno si sente a casa, l'altro in trasferta; uno in poltrona e l'altro sui carboni ardenti. Da nessuna altra parte è tutto così netto e marcato. E' evidente che si è voluto fare di La7 una nuova Rai 3, senza però che esistano una nuova Rai 2 e una nuova Rai 1".

Per Mentana, quindi, “La7 è tele-anti Meloni”. Ma a Dogliani Cairo ha parlato di una rete "più addolcita rispetto al passato" quando c'erano Michele Santoro e Gad Lerner, mentre ora ci sono Corrado Augias e Aldo Cazzullo. "E' vero, quando Cairo è arrivato c'erano Lerner e Santoro, ma c'erano anche altre voci" osserva Mentana, che rivendica l'autonomia del suo Tg. "Io non do pagelle, se Giorgia Meloni ha ragione, ce l'ha e basta. La mia missione è raccontare la realtà nel modo più rigoroso possibile".

Per il direttore del Tg La7 si è ridotto lo spazio per un confronto più equilibrato tra posizioni politiche diverse perché "si asseconda lo spirito dei social network, una logica binaria terrificante: o è bianco o è nero, o hai torto o hai ragione, o sei un nemico o hai sempre ragione". Una dinamica che rischia di trasformare il giornalismo "in una forma di tifoseria". Cairo potrebbe scendere in politica? "Mi è già successo" ricorda Mentana alludendo a Silvio Berlusconi. "Dal punto di vista della politica, però, Cairo è più smaliziato di Berlusconi. Oggi non sappiamo per chi voterebbe, è un uomo accorto, cauto".

Altro tema che ha affrontato, il conflitto in Israele. "A Gaza ci sono stati massacri ingiustificabili di civili, ma genocidio è un'altra cosa" ha ribadito Mentana “la mia posizione non è cambiata dall'inizio del conflitto. La risposta militare israeliana all'attacco del 7 ottobre 2023 è stata sproporzionata. Per questo è legittimo parlare di gravi violazioni del diritto internazionale e di possibili crimini di guerra". Ma il direttore del Tg La7 ricorda di aver espresso dubbi, fin dall'inizio, sull'utilizzo del termine genocidio “perché si tratta di una categoria giuridica e storica molto specifica. Il dibattito pubblico tende spesso a trasformare la scelta delle parole in una prova di appartenenza politica o morale".

Roberto Natale, consigliere di amministrazione della Rai, invita a prestare attenzione alle parole di Mentana, che ha ha definito La7 “nuova Rai 3”. "Le linee guida editoriali votate dal Cda Rai più di un anno fa, ponevano al primo posto l'esigenza di restituire un'identità definita a Rai 2 e - per i contenuti più specificamente informativi - a Rai 3. I palinsesti che verranno presentati fra un mese ad Ancona sono gli ultimi dei quali avrà la responsabilità questa consiliatura e l'occasione è troppo importante per essere sprecata. Servono quei segnali di innovazione che fin qui non si sono visti, e non può essere addotta come ragione della loro assenza la situazione di ristrettezza finanziaria indotta anche dai recenti tagli governativi. La Rai deve far capire che punta a riprendersi almeno in parte il pubblico uscito, anziché farsi tentare da improprie imitazioni di Rete4".

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