Spettacoli

Alfonso Signorini: “Ferito dagli amici più che dalla gogna. Non mi vergogno di niente”

17/09/2024 Roma. Canale 5, entrata degli ospiti della prima puntata del Grande Fratello 2024. Nella foto Alfonso Signorini
17/09/2024 Roma. Canale 5, entrata degli ospiti della prima puntata del Grande Fratello 2024. Nella foto Alfonso Signorini 

Lunga intervista a Il Giornale per il giornalista e conduttore tv dopo il silenzio seguìto allo scandalo delle chat e alla denuncia di un concorrente del Grande fratello

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Una lunga chiacchierata a cuore aperto in cui per la prima volta racconta com’è andata, com’è stato e come si sente ancora, dopo l’addio a Chi?, lo scandalo delle chat a sfondo sessuale, l’indagine della Procura di Milano per le ipotesi di reato di violenza sessuale e estorsione, insomma tutto il caos seguìto alla denuncia di un ex concorrente del Grande fratello e agitato da Fabrizio Corona. A sette mesi dall’esplosione del caso, e aquattro dall’addio al settimanale che ha a lungo diretto, Alfonso Signorini si racconta a Il Giornale dalle colline del Veronese, dove si è ritirato. E da dove ha lavorato al suo impegno più recente, la regia di Bohème di Puccini in scena all’Arena di Verona. Primo pensiero quando è scoppiato lo scandalo, “costruirmi una bolla – dice il giornalista e conduttore tv – per sopravvivere al clamore mostruoso, alla gogna mediatica che vuole annientarti”. Ce l’ha fatta anche grazie al compagno “che mi è stato a fianco giorno dopo giorno”.

“Se non fossi stato una persona strutturata – racconta Signorini – e se non avessi avuto il supporto di pochissimi amici e il lavoro straordinario dei miei avvocati (Domenico Aiello e Daniela Missaglia), non ce l'avrei fatta”. Spiega il motivo del prolungato silenzio, “penso che ciò che è stato visto ed è stato detto non abbia bisogno di commenti. Ognuno si è fatto un'idea molto chiara, non c'è bisogno che io spieghi nulla. Almeno, per ora”, motiva il bisogno di staccarsi da tutto e ribadisce che l’addio a Chi? non ha avuto a che fare con lo scandalo, “avevo già concordato con l'azienda la decisione di lasciare molti mesi prima che tutto questo scoppiasse. Avevo raccontato per 40 anni della mia vita il mondo dello spettacolo, della politica, del costume. Da un po' di tempo ero stanco. Mi sentivo fuori posto”.

Un distacco netto dal giornalismo, e dal mondo dello spettacolo, continua Signorini, “con il quale non mi sono mai identificato, nemmeno quando lo facevo io”. All’inizio, spiega, “mi piaceva, il Grande fratello era il programma più virale, più commentato e più crocifisso del pianeta. Due volte alla settimana per sei mesi era pesante. Io avevo in cambio popolarità, soddisfazione e un successo che accarezzava il mio ego. Però non andavo a fare le vacanze coi colleghi. C'era distacco. Lo stesso col mondo del giornalismo. Ho fatto il direttore per 18 anni. Credo di essere stato il direttore meno legato ai circoli del potere”. Al netto, però, del rapporto con Silvio Berlusconi e di tutta la sua famiglia, di cui Chi? è stato a lungo “house organ”: “Ho avuto un grande affetto per Silvio Berlusconi. Enorme. Perché se lo meritava. Ma non frequentavo Arcore. Berlusconi mi chiamava: Perché non sei mai alle mie cene?, mi chiedeva. Rispondevo: Non fa per me”.

Oggi nella sua vita, racconta, non c'è nulla di particolarmente nuovo, “musica, scrittura, viaggi, bellezza: ma ci sono sempre state queste cose nella mia vita. Come gli affetti. La novità è che queste cose sono diventate la totalità della mia vita”. E ancora, sulla scelta di isolarsi, “non ho permesso a niente e a nessuno di entrare. Ho detto ai miei avvocati: Voi mi sostituite. Io non voglio sapere più niente. Ho cambiato anche il numero di telefono per evitare i messaggini degli amici”. Il bisogno, spiega, era “di non avere contatti con il mondo esterno. Di impedire che qualcuno mi facesse sentire sporco per una cosa della quale non mi devo assolutamente vergognare”.

La paura di affrontare il mondo esterno, tuttavia, non è mancata: “Sarei bugiardo – risponde Signorini nell’intervista a Il Giornale – se ti dicessi che non ho provato quella paura. Però dalla prima volta che sono uscito mi sono reso conto che le persone non solo non mi additavano, ma si avvicinavano e lo fanno tutt'ora, per esprimere la loro solidarietà. La paura era solo nella mia testa ma la realtà ha raccontato altro”. Piuttosto, è stato difficile mandare giù “la distonia tra quello che io sono e quello che è stato raccontato”. La cosa più dolorosa, “il silenzio di certe persone che si professavano fratelli, amici, che in passato con biglietti e lettere manifestavano tutta la loro stima professionale e il loro affetto. E che sono letteralmente spariti. Neppure il gesto di prendere in mano il telefono per chiedermi Come stai?. Ecco, tutto questo dopo trent'anni di frequentazioni, di attestati di affetto, non me lo sarei mai, dico mai, aspettato. Una mancanza di umanità, di empatia che mi ha profondamente ferito. È una cosa che non dimenticherò facilmente. Ma non è questo il momento per lasciarsi andare a questo genere di considerazioni”.

Signorini si difende: “Di sicuro so chi non sono. E chi non sono è quello che è stato raccontato”. “Non sono Bernadette né mi considero un santo. Sono una persona che vive la vita nella sua totalità e con tutti i suoi colori. Sono fermamente convinto che ognuno nella sua vita privata debba avere il diritto di fare quello che gli pare. Se non commetti reati, non puoi essere privato di questa libertà». E negli attacchi nei suoi confronti, sostiene, “c'è stata un'omofobia mostruosa” rispetto alla quale, lamenta, nessuna organizzazione Lgbtq+ è mai intervenuta, “silenzio totale. Eppure si muovono spesso, a volte anche in situazioni molto meno evidenti di omofobia. La cosa paradossale è che se un etero si approccia ad una ragazza nessuno ha niente da dire. Se a farlo è un omosessuale viene messo in croce. Anche questa è una battaglia civile da fare».

Lo conforta la solidarietà privata, “ho ricevuto telefonate di persone molto importanti anche nel mondo dello spettacolo. Parlo anche di numeri uno che dicevano: È una vergogna quello che ti stanno facendo. Io gli rispondevo: Vero, allora perché non lo dichiari pubblicamente?. Allora abbassavano la voce e sussurravano: Non posso, sennò vengo messo in croce anche io”. Oggi, continua Signorini, “so chi conta nella mia vita e mi sento più ricco. Sono felicissimo che non ci sia più nessuno sul mio carro. Ma voglio che non salga più nessuno. Pur senza rinunciare alla mia vita e alla mia generosità”.

(ansa)

L’accusa che gli ha dato più fastidio, quella di “abuso di potere: io non ho mai considerato il potere. Sempre rifuggito. Altrimenti chissà dove sarei arrivato”. Ma se potesse tornare indietro “rifarei tutto. Non ho fatto nulla di cui vergognarmi”. La tv non gli manca, prende lezioni di piano due ore al giorno con il suo vecchio maestro di pianoforte, “la musica in questo momento è ancora più importante di prima. E allora sono qui perché curo la regia della Bohème che ha debuttato venerdì sera all'Arena”. Niente più Grande fratello, che tuttavia amava, “dicevo: viviamo nel Grande fratello. Siamo tutti vittime del Grande fratello. Mi piaceva perché me lo sono costruito addosso. Anche il mio giornale me lo sono costruito su misura”.

Infine, i social, che “sono una bolla, non influenzano neanche dell'1% lo share di un programma tv. Se un programma ha successo o no, non dipende dai social. Me ne sono accorto durante il Grande fratello. Persone esaltate dai social e stroncate dal televoto”; “il sistema dei social favorisce i leoni da tastiera. Io dico: ciascuno deve poter esprimere un'opinione e una critica. Però deve essere responsabilizzato. Quando esprimo devo avere un nome e un cognome e assumermi le responsabilità. Dovrebbe essere una battaglia comune tra le forze politiche”.

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