Spettacoli

Banfi, i ricordi con Falcao, il Papa e la moglie Lucia. E un nuovo progetto: “Farò un Linopodcast”

Banfi, i ricordi con Falcao, il Papa e la moglie Lucia. E un nuovo progetto: “Farò un Linopodcast”

Per l’attore bagno di folla Rimini all’Italian global series dove ha ricevuto il premio Maximo Excellence Award. E per i suoi 90 anni su Rai 1 l’8 luglio in prima serata il documentario “Lino d'Italia – Storia di un itALIENO”

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RIMINI – Il bagno di folla, l’abbraccio del pubblico, il premio Maximo Excellence Award all’Italian global series consegnato da Verdiana Bixio, la figlia del grande produttore Carlo, che lo volle come Nonno Libero in Un medico in famiglia, con al suo fianco, la sottosegretaria al ministero della Cultura Lucia Borgonzoni.

Alla vigilia della festa per i 90 anni, il 9 luglio, Lino Banfi si racconta all’incontro alla Corte degli Agostiniani: si toglie la giacca (“Mi permettete?”), sorride alle persone venute ad applaudirlo. “Per piacere accendete le luci così posso vedere tutti”.

Un amarcord tra carriera, film di successo, televisione e privato. Si chiede perché “non usiamo più la parola amore: con Lucia (la moglie, scomparsa nel 2023), ci tenevamo per mano guardando la tv”, poi l’amicizia con papa Francesco: “Mi disse: tu lascerai il solletico al cuore a quattro generazioni. Per questo giro con la sua foto e con quella di mia moglie, perché lassù avranno aperto un ufficio di collocamento”.

Lino Banfi premiato all'Italian Global Series: "Nessuno di voi si è accorto che non ho più i baffi"

Ricorda quando conduceva Domenica in, e Falcao si occupava della parte dedicata al calcio. “Un giorno mi portò Pelé, ho la foto. La conservo con quelle della principessa, mia moglie, e il principe, Totò. Quando sono andato a Trigoria a trovare Falcao ci siamo commossi e ci siamo abbracciati”. Scherza con il pubblico: “Mi vedete che sono tutto nuovo? Dopo 38 anni mi sono tagliato i baffi, sono andato dal barbiere e via barba, capelli e baffi. Un altro trauma degli attori è che non raccontano i propri traumi, io ho avuto quello da spari, che mi hanno rovinato l’udito. Porto degli apparecchi” dice togliendoli dalle orecchie e mostrandoli alla platea “sento cinque, se volte di più, rispetto a quello che sentono gli altri”.

(agf)

Svela la novità che lo vede protagonista, pensata con il figlio Walter: un podcast, “L’ho definito Linopodcast, si chiama Parlando con le stelle. Ho chiesto il permesso alla Rai, se per caso potesse dare fastidio, perché ricorda Ballando con le stelle, ma mi hanno detto: ‘Fai pure’”. Le risate quando vengono proiettate le immagini dei film L’allenatore nel pallone, in cui è il mitico Oronzo Canà e Il commissario Lo Gatto. L’8 luglio per festeggiare Banfi, Rai 1 manderà in onda in prima serata Lino d'Italia – Storia di un itALIENO, il docufilm diretto da Marco Spagnoli, che ripercorre la sua vita e la sua carriera. “Ho proposto di non chiamarlo né documentario né lungometraggio, ma ‘largometraggio’, date le mie misure", scherza, “Ho voluto mettere in scena tre personaggi: Pasquale Zagaria, che sono io prima di diventare Lino Banfi; Lino Banfi; e mio padre, con cui avevo lasciato un discorso sospeso. Ho chiesto di girarlo al Teatro Petruzzelli, raccontando direttamente la mia storia".

Il legame con il pubblico è affettuoso, lo chiamano per nome e lo considerano uno di famiglia: “Mi stupisce che vogliano abbracciarmi e fare una foto con me bambini di cinque anni e nonni di ottanta. Vuol dire che non c'è età per uno come me”. La grande popolarità televisiva è legata a Un medico in famiglia, ne va fiero. “Io dico sempre: facciamo un'ultima stagione di cinque puntate, non di più, che sia l'addio della famiglia Martini. Sarebbe bellissimo” dice “far vedere una famiglia contemporanea, affrontare temi come l'omosessualità, restando però fedeli allo spirito della serie. La gente non diceva più: ‘Guardiamo Un medico in famiglia’, ma ‘Guardiamo Nonno Libero’, me lo raccontò anche Giulio Andreotti, che diceva alla moglie: ‘Andiamo a vedere Nonno Libero’. In un momento in cui c'erano Dallas e Dynasty, noi raccontavamo la famiglia italiana vera. Si potrebbe rifare con la mentalità di adesso, facendola scrivere ai giovani".

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