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Max Giusti show per 40 anni di carriera. “Un anno fa non avrei mai sperato di essere dove sono ora”

Max Giusti, 57 anni

 
Lo spettacolo celebrativo a Roma, il ritorno in tv su Canale 5 con “The wall”, poi “Scherzi a parte” e gli altri progetti. “Il programma che più ho amato nella vita è stato Portobello. Rifarlo? Non me la sentirei”
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Quaranta e sto, e in effetti sta in gran forma. A 57 anni ne festeggia 40 di carriera con uno spettacolo, il 16 luglio, alla Cavea dell’Auditorium Parco della musica di Roma, appunto Quaranta e sto.

Max Giusti fa un bilancio di un momento in cui la sua professionalità viene valorizzata in tante declinazioni. Dal 13 luglio tornerà nel preserale di Canale 5 con The wall, "domenica notte non dormirò in attesa degli ascolti ma sono felicissimo a Mediaset e contento anche di tornare sul palco con il mio show".

“L’anno scorso – racconta – alla Cavea sono stato benissimo, è un posto bellissimo. Stavolta ho pensato a una sorta di 'meglio di', che non ho mai fatto: metà pezzi nuovi, metà cose attualizzate ma pescate dagli ultimi quindici anni. E alcune delle mie imitazioni-parodie, naturalmente. Mi piace vedere il pubblico come un toro: io mi metto lì con il drappo e lo sfido". Ci saranno sorprese, forse anche una guest star. "Non posso annunciarla perché non lo sa ancora", spiegaa "posso solo dire che la mia prima ospitata in una trasmissione televisiva è stata anche la sua". Questa volta, però, sarà diverso. "Sarà la prima volta che in platea non ci sarà mio padre. Vivo quella fase in cui i miei si sono fatti vecchietti e ho cercato di creare un team in casa che possa aiutarli. È una cosa che ti cambia lo sguardo, anche sul palco".

Un palco che adesso fa un po’ meno paura, almeno rispetto ai primi anni. "All'inizio sì, ce n'era tanta. L'incertezza sull'accoglienza di una battuta, il dubbio. Ora no. Mi rendo conto io prima se per la platea che ho davanti è meglio tagliarla. È un istinto che arriva con il tempo". Il "sentore di avercela fatta" per lui ha un luogo preciso: il Sistina. "Dieci sere su quel palco, il salotto buono di Roma. È come aprire una pasticceria a un diabetico e dirgli che non gli fa più male mangiare lo zucchero". Il pubblico più difficile "a Napoli, non fa applausi a scena aperta. Poi magari alla fine te ne fa dieci minuti, è un pubblico che devi conquistare centimetro dopo centimetro".

La sua non è mai stata una comicità “scorretta” ma tutti corrono rischi: per lui il politically correct “è la mia coscienza. Si può dire tutto, dipende come lo dici e in quale contesto. Per far ridere non posso buttare via anni di conquiste sociali. Non è questione di censura: è questione di rispetto. Io sono d'accordo con il principio che la tua libertà finisce dove inizia quella degli altri". Il successo della stand up comedy lo ha spronato sul ritmo. "Oggi anche io vado più veloce". Ma, soprattutto, gli spettacoli sono influenzati dal clima che si respira intorno. "E in quarant'anni il clima è cambiato tantissimo: siamo cresciuti negli anni 80, anni di benessere e spensieratezza. Ora è un'altra storia".

Ed è per questo che negli spettacoli di oggi ha tolto tutto ciò che non fa ridere. "C'era un periodo in cui prima del finale si faceva una riflessione più seria. Ma dati i tempi, l'unica regola che mi do è far ridere in maniera non banale. Ho tolto le riflessioni sull'attualità perché non sono pieno di certezze. Chi sono io per insegnarti a campare?". Concorda con Francesco De Gregori, quando dice che i proclami non vanno fatti sul palco? "No. Se uno se la sente, è giusto che lo faccia. Ma io non me la sento. Questo mondo sembra un B-movie di terz'ordine. Non sono contento del mondo che sto vivendo e di quello che sto lasciando ai miei figli. Intendiamoci: io voglio campare altri trent'anni, ma non me la sento di dire cosa è giusto e cosa è sbagliato. E non mi piace nemmeno che me lo dicano altri: dimmi come la vedi tu, poi io mi faccio la mia idea".

Il racconto della sua vita è sempre attraversato da un senso "di gratitudine ma anche di rivalsa". "Sono cresciuto al Trullo (un quartiere popolare della capitale, ndr), figlio unico di due genitori che facevano lavori umili. Ho smesso presto di studiare. Quando mi proposero la versione inglese di Aggiungi un posto a tavola per il Covent Garden dovetti dire no per la lingua. Anche per questo ai miei figli ho fatto fare la scuola internazionale. E quando viaggio con loro rimango un po’ male leggendo nei loro occhi l'imbarazzo per il mio inglese, pieno di perifrasi per ovviare al vocabolario ristretto".

Per il grande show alla Cavea ha un'idea spiazzante: "Vorrei iniziare con Tarzan Boy di Baltimora. Tutti ricordano solo il ritornello 'ohohoh' ma nessuno sa le parole. È un modo per tornare agli anni dei miei esordi". Si definisce "un onnivoro, un entusiasta" e ammette di aver imparato tardi a dire di no. "Il sì di cui mi sono pentito? Forse quello per Stile libero Max. Non era la cifra giusta per me". Ma oggi, sul fronte televisivo, Giusti sta vivendo un momento che definisce senza esitazioni "un sogno". Il 13 luglio debutta la nuova edizione di The wall nel preserale di Canale 5, dopo il felice approdo a Mediaset l'anno scorso con Caduta libera e poi con Scherzi a parte, che tornerà anche nella prossima stagione dopo un debutto al 26% di share e una media oltre il 23%. "A Mediaset mi trovo benissimo. A Cologno Monzese c'è un welfare pazzesco: dall'asilo nido alla tintoria, dalla libreria al ristorante, dalla mensa al negozio di alimentari. È un posto dove ti senti sostenuto".

E il sostegno, per lui, ha avuto prima di tutto il volto di Pier Silvio Berlusconi ("un editore con una visione") ma anche di due colleghi speciali. "Mi piacerebbe fare una serata con Gerry Scotti, anche solo uno speciale. Lui per me è un punto di riferimento, e quando abbiamo testato The wall, a girare il numero zero ad Atene mi ha accompagnato lui". Ma non è stato l'unico. "Mi sono sentito molto sostenuto anche da un'altra colonna di Mediaset: Paolo Bonolis. Fu lui a dirmi per primo che aveva parlato molto bene di me ai vertici Mediaset e che forse qualcosa si stava muovendo. Eravamo al Sistina: andai subito a dirlo all'orecchio a mia moglie. Ero tutto felice. Ma un anno fa non avrei mai sperato di essere dove sono ora. Mi sento fortunato e sono felicissimo".

Anche il cinema gli ha regalato soddisfazioni importanti. "Ho fatto tre film da protagonista: Appena un minuto di Francesco Mandelli, La seconda chance di Umberto Carteni e Dicono di te, sempre di Carteni. Di due ho scritto anche la sceneggiatura. Ma forse quello che mi ha dato più soddisfazione è La seconda chance che non ho scritto, perché quando ti scrivi addosso la sceneggiatura tendi a essere indulgente con te stesso. Qui invece mi sono trovato a interpretare un professore di latino e sono stato molto fiero, anche pensando alla faccia della mia professoressa e a tutte le insufficienze che mi aveva dato al liceo scientifico...". "Ma insomma – dice – per ora, se continuo a questo ritmo con la tv e con il teatro (in ballo c'è anche il ritorno al Sistina con Il Marchese del Grillo, ndr) sarà difficile avere tempo per il cinema. Chissà, magari una serie tv, ma ora le vogliono fare tutti, non c'è più lo snobismo dei primi tempi da parte dei grandi nomi del cinema".

Sui progetti futuri, Giusti non può dire molto, ma oltre agli impegni già noti qualcosa di altro si muove. Dopo il recupero di Scherzi a parte con una versione innovativa e il pubblico in studio, circola voce che il conduttore sia stato coinvolto nei test sui numeri zero di altri titoli storici. E chissà che non ci sia di mezzo anche il ritorno di Ok il prezzo è giusto, annunciato da Berlusconi per la prossima stagione. "Non so niente", sorride. Quale sia invece il programma della storia della tv che abbia amato di più, non ha dubbi: "Portobello. Metà della tv di oggi è nata da lì. Rifarlo? No, non me la sentirei". E Sanremo? "E a chi non piacerebbe? Ma non ne voglio parlare perché mi porta sfortuna. E poi fare Sanremo implica tutta una serie di giri che durano anni. Ora sto benissimo dove sto, ma se mi chiamassero e Mediaset mi desse la liberatoria, certo che non direi di no".

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