NEW YORK – Se tuo nonno è il diavolo, la malvagità è una caratteristica di famiglia? Dopo aver scoperto per caso, attraverso Ancestry, il sito commerciale di analisi del Dna, che il padre di suo padre era Charles Manson – il leader della setta hippie omicida che nel 1969 massacrò l’attrice Sharon Tate, all’ottavo mese di gravidanza, e altre quattro persone in una villa di Los Angeles, scrivendo poi col sangue sulle pareti Helter Skelter, titolo della celebre canzone dei Beatles – la 26enne Sophia Maddox, che si firma col cognome originario del nonno, mentre il suo è Arguelles, se lo è chiesto incessantemente: «Cosa c’è di lui in me?». Il dilemma è traumatico: «Mia nonna incontrò Charles prima che diventasse un hippie», svela. «Ha sempre taciuto il suo nome portandosi il segreto nella tomba. Forse è per lui che ha sempre maltrattato mio padre».
Per “guarire” cer…
NEW YORK – Se tuo nonno è il diavolo, la malvagità è una caratteristica di famiglia? Dopo aver scoperto per caso, attraverso Ancestry, il sito commerciale di analisi del Dna, che il padre di suo padre era Charles Manson – il leader della setta hippie omicida che nel 1969 massacrò l’attrice Sharon Tate, all’ottavo mese di gravidanza, e altre quattro persone in una villa di Los Angeles, scrivendo poi col sangue sulle pareti Helter Skelter, titolo della celebre canzone dei Beatles – la 26enne Sophia Maddox, che si firma col cognome originario del nonno, mentre il suo è Arguelles, se lo è chiesto incessantemente: «Cosa c’è di lui in me?». Il dilemma è traumatico: «Mia nonna incontrò Charles prima che diventasse un hippie», svela. «Ha sempre taciuto il suo nome portandosi il segreto nella tomba. Forse è per lui che ha sempre maltrattato mio padre».
Per “guarire” cerca l’aiuto di una psicoanalista. E indaga, telecamera alla mano, sulla vita del famigerato leader della Manson Family, morto in carcere nel 2017 con una svastica incisa sulla fronte a 83 anni. Il risultato è My grandfather Charles Manson, documentario co-firmato con Alexandra Orton, che ha appena debuttato sulle piattaforme Hulu e Disney+. Di Manson, racconta Sophia nelle prime battute, «Sapevo solo attraverso il sanguinoso blockbuster di Quentin Tarantino, C’era una volta a Hollywood». Troppo giovane per ricordare l’ombra gettata sull’estate del 1969, quella di Woodstock, dal sanguinoso massacro di Cielo Drive.
Quel 9 agosto Charles non c’è: ma le sue donne-assassine glielo dicono subito, «Lo abbiamo fatto per te». Partecipa invece all’altrettanto efferato omicidio dei coniugi LaBianca, il giorno dopo. Secondo gli investigatori, nel tentativo di scatenare una rivolta razziale, facendo credere che gli assassini fossero neri: una tesi da sempre controversa. Il film è soprattutto focalizzato su sedute psicoanalitiche e sul rapporto col padre, ignaro delle sue origini e ostile al documentario al punto di tagliare i legami con lei. Ma la parentela, le permette di raccogliere le voci di ex ragazze della Family: Lynette “Squeaky” Fromme, Dianne Lake, Stephanie Schram, che raccontano aneddoti di una vita tutta sesso, droga e letteralmente rock and roll - Manson voleva diventare una rock star e “prestava” le giovani a musicisti famosi, compresi membri dei Beach Boys, per farsi strada - nello Spahn Ranch, dove vivevano. Un amico “recente” di Charles – lo contattò in carcere – le dona poi 72 ore di registrazioni inedite in cui Manson si racconta. Il legame di sangue le apre anche gli archivi della Gibault School for Boys, il riformatorio dove il nonno era entrato a 12 anni per il furto di una bicicletta, subendo abusi sessuali e punizioni corporali. E parla perfino con Stephen Kay, il più giovane dei procuratori di allora, ricevendone un avvertimento: «Non giustificarlo». Lei, in effetti, si limita a mettere in fila le teorie contrastanti: quelle di chi considera Manson il manipolatorio mandante dell’atroce strage e quelle di chi crede fu incastrato dal suo spacciatore Tex Watson. Per Sophia la verità ha un peso relativo: «Spezzare il ciclo di traumi generazionali è possibile», afferma: «Spero possiate tutti seguire il mio percorso».