Kelly Macdonald: “Da Trainspotting a Lanterns, non ci sarà la pensione per me”
di Chiara UgoliniSono passati trent’anni da quando una diciottenne di Glasgow che lavorava in un ristorante ma aveva un’inclinazione per la recitazione si ritrovava, esordiente assoluta, su quello che poi sarebbe diventato un film culto. Lei era Kelly Macdonald e il film era Trainspotting di Danny Boyle dall’incendiario romanzo di Irvine Welsh. Ai provini era arrivata quasi per caso, qualcuno le aveva messo in mano un volantino per un casting aperto, soltanto nel processo di audizione avrebbe capito che era esattamente quello che avrebbe voluto fare per tutta la vita. Tra quel primo titolo e la serie Lanterns, appena arrivata su Hbo Max, ci sono stati più di sessanta tra film e serie tv.
Kelly Macdonald: "Per la mia sceriffa di Lanterns ho pensato a Frances McDormand e Kate Winslet"
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Sono passati trent’anni da quando una diciottenne di Glasgow che lavorava in un ristorante ma aveva un’inclinazione per la recitazione si ritrovava, esordiente assoluta, su quello che poi sarebbe diventato un film culto. Lei era Kelly Macdonald e il film era Trainspotting di Danny Boyle dall’incendiario romanzo di Irvine Welsh. Ai provini era arrivata quasi per caso, qualcuno le aveva messo in mano un volantino per un casting aperto, soltanto nel processo di audizione avrebbe capito che era esattamente quello che avrebbe voluto fare per tutta la vita. Tra quel primo titolo e la serie Lanterns, appena arrivata su Hbo Max, ci sono stati più di sessanta tra film e serie tv.
Kelly Macdonald: "Per la mia sceriffa di Lanterns ho pensato a Frances McDormand e Kate Winslet"
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Titoli importanti come l’Elizabethdi Shekhar Kapur, Gosford Park di Robert Altman, Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen, ma anche partecipazioni a un paio di Harry Potter. Negli ultimi anni, dopo la lunga esperienza della serie Boardwalk Empire che portava la firma di Martin Scorsese di cui era la protagonista femminile, l’attrice scozzese ha lavorato molto nella serialità: psicoterapeuta per Dept. Q e ora sceriffo nella serie che adatta i fumetti DC Comics.
Ci sono molte rappresentazioni di sceriffi donna al cinema e in TV, lei a chi si è ispirata?
"Non direi che abbia proprio preso ispirazione ma avevo due donne sceriffo in testa: quella interpretata da Frances McDormand in Fargo e Kate Winslet di Omicidio a Easttown. Fin dall’inizio avevo loro in mente, ma poi ho cercato di non pensarci troppo”.
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"Siamo tutti alieni; dipende dal pianeta da cui proveniamo" è una battuta che dice Jordan nella serie. Lo show nasce come un progetto di fantascienza ma è molto radicato nella realtà, ci ha pensato?
"È assolutamente una serie basata a terra, non vola per aria, ha una spina dorsale molto terrestre. Dialoga con la realtà e crea una connessione forte con lo spettatore perché se il pubblico fin da subito vedesse i protagonisti sparare con armi intergalattiche o volare nel cielo sarebbe meno coinvolto quando poi questo accade. Mentre quando c’è una scena fantascientifica lo spettatore si ricorda che si tratta di una serie di supereroi ambientato in questo universo dei DC Comics. Ho amato moltissimo la gag del chiosco di tacos del primo episodio, tutti sanno chi è Hal Jordan e il suo livello di popolarità è anche un tema interessante e molto contemporaneo”.
Sono passati più di dieci anni dalla fine di “Boardwalk Empire”, un'altra serie di successo della HBO che ho apprezzato molto. Cosa rappresenta ancora per lei quello show?
"Molto, sono state cinque stagioni. Ho passato cinque anni a New York per girarla, nove mesi per ogni anno a dirla tutta. Per me significa una grossa fetta di vita, è stato molto importante, era una famiglia per me. L’altro giorno mio figlio stava vedendo Mercoledì di Tim Burton e c’era Steve Buscemi improvvisamente sul suo schermo così gli ho detto: ‘quello è Steve’. Mio figlio era un bebè quando ho girato quella serie. E lui mi ha chiesto: ‘Avete lavorato assieme?’ E io gli ho detto di sì… praticamente tutti i giorni per cinque anni. Devo dire che mi manca quella serie”.
Quest’anno sono i trent'anni di Trainspotting. Qual è il ricordo più vivido che ha di quel film che è la primissima cosa che ha fatto?
"Credo che sia il processo dei provini. È un po’ come i reality show di oggi, tipo Pop idol, quando vedi i concorrenti passare attraverso varie fasi, e vedi che ci sono sempre meno persone. Per me è stato qualcosa del genere ma senza la camera che mi seguiva. Sono stata a un casting aperto e poi eravamo trenta persone, poi dieci persone, e ogni volta venivo richiamata. E ho cominciato a voler veramente la parte. Infine eravamo due persone. Onestamente non so cosa avrei fatto se non avessi avuto quel ruolo! Forse mi sarei iscritta alla scuola di teatro, ma la delusione sarebbe stata devastante”.
Abbiamo parlato di passato, le chiedo del futuro. Cosa le piacerebbe realizzare, qual è il suo sogno nel cassetto?
"Diciamo che io non lo so fino a che non accade. Anche questo progetto, Lanterns, non sapevo di volerlo fare finché non mi è stata data l’opportunità. Questo è il bello di una carriera d’attrice, non sai mai cosa verrà dopo. Mi piacerebbe interpretare vecchie signore in progetti molto divertenti quando avrò 70 o 80 anni. Voglio continuare a fare questo, non ci sarà la pensione per me”.