«Con il Giappone hai un solo problema. Non devi mangiare sushi, perché se lo fai devi avere la consapevolezza che tornato in Europa non lo mangerai mai più». Il Sol Levante ha stregato Francesco Panella, che lunedì 7 settembre torna in prima serata sul Nove con la nuova stagione di Little Big Italy, che festeggia la centesima puntata a Tokyo. Un capitolo speciale, con sorprese e clip del passato, per un programma che in quasi dieci anni (la prima edizione è stata nel 2018) ha attraversato quattro continenti, toccato 50 Paesi e 85 città, raccontando l'esperienza di 300 expat italiani e mettendo alla prova oltre 300 ristoranti. Tra le destinazioni di questa stagione Manila, Taipei, Formentera, Barcellona, Strasburgo e Seoul.
Perché festeggiare a Tokyo?
«Era un mio sogno. Ho sempre desiderato andare in Giappone, era una prima volta per me, il nostro lavoro non permette grandi viaggi. Per me rappresentava una meta importantissima, e finalmente ci siamo riusciti. Abbiamo girato tre puntat…
«Con il Giappone hai un solo problema. Non devi mangiare sushi, perché se lo fai devi avere la consapevolezza che tornato in Europa non lo mangerai mai più». Il Sol Levante ha stregato Francesco Panella, che lunedì 7 settembre torna in prima serata sul Nove con la nuova stagione di Little Big Italy, che festeggia la centesima puntata a Tokyo. Un capitolo speciale, con sorprese e clip del passato, per un programma che in quasi dieci anni (la prima edizione è stata nel 2018) ha attraversato quattro continenti, toccato 50 Paesi e 85 città, raccontando l'esperienza di 300 expat italiani e mettendo alla prova oltre 300 ristoranti. Tra le destinazioni di questa stagione Manila, Taipei, Formentera, Barcellona, Strasburgo e Seoul.
Perché festeggiare a Tokyo?
«Era un mio sogno. Ho sempre desiderato andare in Giappone, era una prima volta per me, il nostro lavoro non permette grandi viaggi. Per me rappresentava una meta importantissima, e finalmente ci siamo riusciti. Abbiamo girato tre puntate, due a Tokyo e una a Osaka».
Il Giappone l'ha sorpresa o le è sembrato meno lontano di quanto immaginasse?
«Mi ha emozionato tantissimo. La tecnica, i sapori, la raffinatezza nel raccontare i piatti, la pulizia. In Giappone si lavora l'ingrediente quasi in purezza, senza stravolgerlo troppo. Le cotture sono spesso al vapore, tanto che puoi mangiare quanto vuoi senza appesantirti mai. Da un punto di vista culinario sono davvero fantastici».
Il cuore del programma è la ricerca dell'italianità. Che cos'è?
«È quella cosa che ti fa emozionare quando sei fuori dall'Italia. È il racconto di un piatto attraverso la memoria, è il voler rappresentare il tuo posto, il tuo Paese, la tua casa attraverso una ricetta. È un'emozione forte, e va premiata».
Si è mai chiesto perché i programmi di cucina continuano a riscuotere successo?
«Precisiamo. Little Big Italy non è solo un programma di food. Parla di viaggio, di emozioni, di storie, di cultura, di migrazioni fatte. La mia scuola televisiva viene da Anthony Bourdain, che ho avuto la fortuna di conoscere: una scuola documentaristica, uno spaccato sociale su un Paese. Perché dietro il cibo c'è la memoria, la famiglia, il quartiere, l'amicizia. È talmente un raccoglitore capiente di emozioni che sarebbe riduttivo parlare di cucina solo per parlare di piatti o di gusto. La cucina italiana non è fatta solo di sapori. È fatta di gesti, è uno stile di vita che porti in giro per il mondo. Lo dice anche l'Unesco».
Lei l'ha portata a New York con il suo ristorante L'Antica Pesa. L'America resta la terra delle opportunità, anche con Trump?
«Gli Stati Uniti sono stati la patria sognata del riscatto per molti italiani, ne ho incontrati tanti in questi anni. Ma è un dato di fatto, New York oggi non è più una città che riesce a raccontare delle novità, ha perso smalto, non riesce a raccogliere quella parte creativa. Il sogno americano oggi non c'è più: se apro un ristorante, lo apro a Oslo, non a New York. Ma non credo sia colpa di Trump. Non è colpa di nessuno. Le città si modificano nel tempo. Come le ricette, come tutto».