Di Domenico e Ferrantini debuttano a Radio Capital: “Il rock è uno stile di vita, la musica è sacra”
di Patrizio RuviglioniROMA – Nostalgici di Rock and Roll Circus, curiosi di buona musica, appassionati a cui il brano giusto – magari di rock internazionale, ma non solo – può cambiare la giornata: l’appuntamento è dal 31 agosto, dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 14, su Radio Capital con Capital Circus, la nuova trasmissione di Carolina Di Domenico e Pierluigi Ferrantini, erede di quella storica condotta fino al 2025 su Radio 2, prima della chiusura improvvisa. «Parleremo sempre della musica che amiamo, il connettore, ma allargheremo gli orizzonti facendoci ispirare dai brani e trattando anche l’attualità», raccontano i due, da vent’anni coppia sul lavoro e nella vita, un matrimonio nel 2021, due figli e un cane di nome Liam, come Liam Gallagher. «Gli Oasis sono il simbolo della nostra filosofia: non sono complessi, ma hanno tanto da dire. Non ci interessa il virtuosismo a tutti i costi, oggi servono artisti che hanno motivo di esistere».
ROMA – Nostalgici di Rock and Roll Circus, curiosi di buona musica, appassionati a cui il brano giusto – magari di rock internazionale, ma non solo – può cambiare la giornata: l’appuntamento è dal 31 agosto, dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 14, su Radio Capital con Capital Circus, la nuova trasmissione di Carolina Di Domenico e Pierluigi Ferrantini, erede di quella storica condotta fino al 2025 su Radio 2, prima della chiusura improvvisa. «Parleremo sempre della musica che amiamo, il connettore, ma allargheremo gli orizzonti facendoci ispirare dai brani e trattando anche l’attualità», raccontano i due, da vent’anni coppia sul lavoro e nella vita, un matrimonio nel 2021, due figli e un cane di nome Liam, come Liam Gallagher. «Gli Oasis sono il simbolo della nostra filosofia: non sono complessi, ma hanno tanto da dire. Non ci interessa il virtuosismo a tutti i costi, oggi servono artisti che hanno motivo di esistere».
E programmi che ne parlino. Certo, le spalle sono larghe, Rock and Roll Circus è stato uno dei più amati degli ultimi anni, «un’idea di servizio pubblico», divulgazione indie-rock oltre le riserve indiane, ma ora la sfida è doppia: rilanciare, mentre una canzone sembra aver perso ogni forma di sacralità, ridotta a sottofondo, e i podcast avanzano. «Il nostro in parte è un ascolto più occasionale, bisogna essere bravi a coinvolgere gli ascoltatori», dice lui. Capital, con un pubblico tutt’altro che casuale, li ha messi in orario di punta: «Dopo la fine del rapporto con la Rai, è stata la soluzione migliore». E lei svela: «A Radio 2 eravamo tra i pochi a poter decidere liberamente la scaletta. Qui non si può, ma manterremo un’identità. La musica che racconta il mondo. E il rock è ancora stile di vita: un rapper può essere molto più rock di chi usa le chitarre, se rompe le regole».
Resta la questione della sacralità, insomma, come sta la musica? «Meglio all’estero che in Italia», sospirano i due, che l’hanno attraversata in lungo e in largo – lei dagli inizi come vj di Mtv, lui da frontman dei Velvet, profondi anni Zero – e questo, dicono, è uno dei loro segreti. L’altro è l’essere sposati: «Non ci portiamo i compiti a casa, ma parliamo di musica, sempre». Per questo, per tanti, sentirli è come stare a tavola in famiglia. Però i tempi di Bandiera gialla sono finiti, ora è più scavare nel passato, no? «Ci sono comunque proposte interessanti, da noi per esempio Lamante, una giovane cantautrice. Però l’ambiente è asfittico: crediamo nel pubblico ma le etichette discografiche ripetono sempre le stesse formule. Omologazione a tutti i costi, poco spazio per l’alternativa. Si sono persi gusto e cultura, dovunque». Non citano esplicitamente la Rai, i puntini si uniscono da sé. «Ci siamo rimasti male, non sul personale – è successo ad altri, con le stesse tempistiche brusche – ma perché con il tempo abbiamo visto smantellare Radio 2, che aveva un’identità e un approccio suo, “sacro”, alla musica. Che non c’è quasi più. Ma anche se siamo in pochi, ripartiamo da lì».