Quando il capo dello studio cinematografico Matt Remick (interpretato da Seth Rogen) si trova a dover produrre un film commerciale basato sulla mascotte del succo Kool-Aid, pensa che l’unico modo per uscirne salvando la reputazione sia ingaggiare Martin Scorsese. Che a sua volta farebbe (quasi) di tutto per realizzare un film d'autore sul tragico suicidio di massa della setta di Jim Jones del 1978 (storicamente legato all'espressione "bere il Kool-Aid").
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Da qui una serie di equivoci che sono al centro di uno degli episodi più divertenti di The Studio, la serie comica di Seth Rogen e Evan Goldberg da tredici Emmy che vanta nel cast una lunghissima lista di star di Hollywood che interpretano se stessi: Charlize Theron, Steve Buscemi, Zac Efron, Dave Franco, Josh Hutcherson, Johnny Knoxville, Anthony Mackie, Paul Dano, Greta Lee, Sarah Polley, Olivia Wilde e Zoë Kravitz. O meglio, una versione romanzata e sopra le righe di se stessi.
"The Studio", la serie tv che celebra e ridicolizza Hollywood
Negli ultimi anni – grazie soprattutto alla serialità – si sono moltiplicati gli esempi di attori e registi dal successo globale che decidono di mettersi in gioco proponendo allo spettatore una versione comica e parodiata della propria immagine pubblica. I primi a farlo sono stati i francesi con la serie di successo Dix pour cent, uscita in Italia con il titolo Chiami il mio agente! e poi rifatta in tantissimi paesi del mondo. I remake spaziano dall’India alla Turchia, dalla Gran Bretagna alla Corea del Sud. E naturalmente l’Italia dove il format ha trovato una sua felice declinazione. Il meccanismo è semplice ma geniale: si raccontano le avventure di un gruppo di agenti delle star, i loro guai e i loro successi, mentre i loro clienti (le vere star da Monica Bellucci a Isabelle Huppert, da Jean Reno a Juliette Binoche) accettano di interpretare se stessi esasperando i loro tic, le proprie idiosincrasie, i propri disagi. Nella versione italiana si sono distinti nell’autoironia il bulimico di lavoro Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, che non esce dal personaggio, Matilda De Angelis, cancellata per un post infelice… E così via. Dopo quattro stagioni, ventiquattro episodi, una serie di premi e una lista infinita di stelle francesi la serie si è conclusa. Per tornare poi cinque anni dopo con un film, da poche settimane su Netflix, che riprende la storia dell’agenzia e si concentra sul personaggio di Andréa, interpretata da Camille Cottin. Nel film tra varie stelle francesi nel ruolo di se stessi – c’è Laetitia Casta e Laurent Lafitte – spiccano George Clooney in una versione permalosissima e Eva Longoria produttrice dai gusti discutibili.
Call my agent - The movie. Gli agenti delle star sono tornati, il trailer
Ma come si convince delle star a scherzare su loro stesse? “Ad alcuni di loro abbiamo chiesto di essere se stessi, ad altri abbiamo chiesto invece di giocare con l’immagine che il pubblico ha di loro e ribaltarla – ci ha risposto Seth Rogen quando glielo abbiamo chiesto dopo la prima stagione – Poi ce ne sono altri, come Owen Kline o il regista di Smile Parker Finn, che sono proprio loro stessi e si comportano come si comporterebbero nella vita vera. Devo dire che sono stati tutti al gioco, pronti a prendersi in giro e in particolare per i registi penso sia stato divertente per loro recitare, mettersi per una volta davanti alla macchina da presa. Sono convinto che anche la loro regia alla fine ne avrà dei vantaggi… molti erano così entusiasti che ci hanno suggerito dei colleghi… ‘dovete chiederlo anche a lui!’ ci hanno detto”. E infatti la lista di divi per la seconda stagione fa tremare i polsi: Madonna e Julia Garner, Donald Glover, Michael Keaton e… il direttore della Mostra del cinema di Venezia Alberto Barbera.
Brothers, Matthew McConaughey e Woody Harrelson sono fratelli? - trailer
In questa scia è anche la divertente serie Brothers, su Apple tv dal 23 settembre, con protagonisti Matthew McConaughey e Woody Harrelson nei panni di se stessi la cui amicizia viene sconvolta quando scoprono un segreto custodito da decenni: potrebbero essere davvero fratelli. Il gioco divertente per lo spettatore ma anche per gli stessi interpreti che sono produttore esecutivi dello show insieme allo showrunner Lee Eisenberg (The office) è che verità e finzione sono mescolate talmente bene che è veramente difficile distinguerle. “Eravamo noi stessi ma in una maniera amplificata, sopra le righe” ci hanno raccontato i due attori che si conoscono da più di venticinque anni, da quando hanno interpretato due fratelli nel film di Ron Howard Ed tv, per poi trovarsi insieme in un film sul surf Surfer, Dude e girare la prima stagione di True Detective. A loro abbiamo chiesto qual era il primo ricordo che avevano uno dell’altro, il principale pregio e il principale difetto del loro amico fraterno.
"Abbiamo ricordi diversi di quando ci siamo conosciuti: io ricordo una cosa e lui un'altra” ha detto Harrelson. “Sì, pensavo ci fossimo conosciuti circa un anno dopo rispetto a quanto dice lui” ha controbattuto McConaughey. “Ricordo di essere stato a quella festa della agenzia CAA dove ci siamo incontrati, verso l'una del pomeriggio. Lui mi fa: "Ehi, vuoi farti un cicchetto di tequila?", e io: "Amico, è l'una e ho delle cose da fare nel pomeriggio", ma lui insiste: "Dai, quanto tempo vuoi che porti via un cicchetto?". Forse la morale è proprio che ho accettato quel cicchetto, che poi è diventato molto di più... anche se non ricordo di averti conosciuto lì; ricordo di averti incontrato più tardi, un anno dopo, sul set di Ed tv, quando ti ho sentito arrivare per strada con quelle... come si chiamano? Quelle scarpe da ciclismo, sai, quelle con gli attacchi che si usano per le bici da corsa. Li indossava per strada, senza bici; non c'entrava nulla con il ciclismo, facevano semplicemente parte del suo abbigliamento per quel giorno. Si sentiva il rumore dei suoi passi a un chilometro di distanza mentre camminava sui marciapiedi di cemento: indossava scarpe professionali da corsa su strada, come parte del suo look quotidiano. Mi chiedevo: "Ma cosa sta combinando questo tizio? Mi piace". Ed è proprio questo uno degli aspetti che apprezzo di lui: ha quella "mente del principiante", uno spirito fanciullesco – non infantile, ma fanciullesco. Vede le cose come se fosse la prima volta, ogni volta. Magari mi fa un complimento per la quarantesima volta, ma si comporta come se fosse la prima; non so se abbia dimenticato le altre trentanove o se... beh, gli dico sempre: "Ti vesti bene, ogni volta che ti vedo... beh, quasi sempre, diciamo che sei sempre elegante".
“Sapete che è stato votato come il meglio vestito agli Emmy l'altra sera? Quella camicia rossa... avete visto gli Emmy? Avete visto che Woody ha vinto un secondo Emmy per Widow's Bay? – ha scherzato l’attore – Se guardi la foto di gruppo, c'è un tizio con la camicia rossa dietro il produttore... stavamo consegnando il premio alla squadra di Widow's Bay e, per caso, ci siamo avvicinati per salutarli e mi sono ritrovato con il trofeo in mano; gliel'ho passato io. E poi, all'improvviso... mentre salutavo e la signora leggeva il discorso, mi sono assicurato di restare proprio lì dietro... non me ne ero reso conto, ma a un certo punto ho capito di essere proprio nel bel mezzo della scena, proprio al centro... Matthew era di lato, sì, io ero lì... e poi ho realizzato: "No, lui è ai margini, io sono proprio qui". A quel punto mi sono detto: "Ok, sarebbe più imbarazzante andarmene via proprio ora?", quindi sono rimasto lì. È uno dei miei momenti preferiti... a quel punto ho pensato: "Credo che insisterò e resterò qui, perché è più imbarazzante andarsene che starci nella foto!"