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“Unabomber”, Russell Crowe alle origini della storia criminale

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Su Netflix il film diretto da Janus Metz che ribalta la prospettiva raccontando gli esperimenti mentali sul giovane criminale interpretato da Jacob Trembley
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Nel 2017 ebbe grande impatto la docuserie Manhunt, destinata a diventare antologica nel raccontare, in fiction, storie criminali d’America. La prima stagione fece il botto: ed era dedicata al caso Unabomber, mettendo in pista tipi già eccellenti come Sam Worthington e Paul Bettany. Da pochi giorni Netflix ha voluto, in qualche modo, apporre il suo marchio a una delle vicende criminali di massima fama planetaria. Il risultato è Unabomber, diretto dal danese Janus Metz, film attualmente dichiarato dalla piattaforma come il più visto in queste giornate.

Il caso è arcinoto, Metz ha provato a ribaltare – parzialmente – la prospettiva. Nella lunghissima biografia di Theodore Kaczynski, ovvero Unabomber medesimo, viene dato il giusto risalto, senza esagerare, a una serie di esperimenti mentali che il giovane Ted subì, consenziente, negli anni universitari a Harvard. A condurli c’era un carismatico docente di psicologia, Henry …

Nel 2017 ebbe grande impatto la docuserie Manhunt, destinata a diventare antologica nel raccontare, in fiction, storie criminali d’America. La prima stagione fece il botto: ed era dedicata al caso Unabomber, mettendo in pista tipi già eccellenti come Sam Worthington e Paul Bettany. Da pochi giorni Netflix ha voluto, in qualche modo, apporre il suo marchio a una delle vicende criminali di massima fama planetaria. Il risultato è Unabomber, diretto dal danese Janus Metz, film attualmente dichiarato dalla piattaforma come il più visto in queste giornate.

Il caso è arcinoto, Metz ha provato a ribaltare – parzialmente – la prospettiva. Nella lunghissima biografia di Theodore Kaczynski, ovvero Unabomber medesimo, viene dato il giusto risalto, senza esagerare, a una serie di esperimenti mentali che il giovane Ted subì, consenziente, negli anni universitari a Harvard. A condurli c’era un carismatico docente di psicologia, Henry Murray. La sua dimora sontuosa – suggerisce il film – era sì favorita dallo stipendio di Harvard, ma un buon propellente arrivava anche dai compensi che la Cia riservava al professore per gli esperimenti di cui sopra (psicologia dei giovani dell’epoca, i complicati anni 70, sottoposti a stress mentali molto intensi).

La prospettiva, appunto, si ribalta: tanto che per il ruolo del professore è stato ingaggiato Russell Crowe. Che se la gioca da gigante nel ruolo (per gli intenditori, nella versione originale, c’è anche quell’incredibile tono di voce) e finisce col diventare l’innesco della storia criminale futura – ipotesi suggestiva ma niente di più. Il giovane Jacob Trembley gioca anch’esso le sue carte nel ruolo del ragazzo di genio, ma afflitto da ogni frustrazione possibile fino a diventare carne da esperimenti. Diventa ben presto il cattivo solitario, decine di pacchi esplosivi inviati a rappresentanti del mondo moderno e tecnologico, tre morti e 23 feriti.

(ansa)

La capanna del Montana dove si ritirerà da grande – anni Novanta - conserva il suo fascino sinistro, mentre la storia di indagini Fbi con cattura repentina quando una valente agente (Shaylene Woodley) trova i collegamenti giusti, viene bruciata alla svelta, inventando parecchio o quasi tutto. In pratica, il caso Unabomber è di quelli fondanti sia nel crimine che nel modo di raccontarlo. Unabomberdi Netflix è una sorta di bignamino di tutto quanto, decidendo che un certo complottismo di fondo, o qualcosa che lo richiama, è quello adatto ai tempi attuali per raccontare l’intera storia.

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