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De Martino: “Con la morte di mio padre ho capito che non si deve aspettare. E ho detto sì a Sanremo”

Stefano De Martino, 37 anni
Stefano De Martino, 37 anni (agf)

Al lavoro sulla prossima edizione del Festival, il conduttore e direttore artistico ribadisce la propria linea. “Sarà popolare, non populista, e pensando a Baudo. Pre-elettorale? Quel palco sarà a disposizione di tutti, sono fan delle opinioni”

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ROMA – Il pubblico è quello delle grandi occasioni, l’accoglienza è da rockstar, il titolo dell’appuntamento evoca vagamente Flaiano, “Faccio Sanremo, sì, ma niente di serio”. Il protagonista è Stefano De Martino che al Festival di Fanpage a Roma anima un panel tutto dedicato al prossimo festival, il suo primo da conduttore e direttore artistico. “Non è un traguardo – dice – ma lo sviluppo di una carriera”. E racconta: “Quando si è presentata l'occasione ho capito che era quella giusta. La condizione migliore è stata sentire l'azienda compatta: quando vedi la Rai con un parere unanime e persone più grandi di te che dicono 'crediamo in te', ti senti di dire sì. È un momento win-win: io porto incoscienza e ore di tv, ma il Festival serve ancora di più a me che il contrario. Un'altra soluzione la Rai l'avrebbe trovata, io difficilmente avrei trovato qualcosa di pari rilevanza".

A spingerlo ad accettare, confessa, è stato anche un momento personale legato alla scomparsa del padre: "Nella mia vita è successo qualcosa che ti fa capire che non sempre abbiamo il tempo di fare una cosa. E allora mi sono detto: ma cosa sto aspettando? Forse era solo il timore di non essere all'altezza, ma è un esame che devi dare se vuoi fare questo mestiere". Respinge le etichette: "Un Sanremo populista? No, popolare. Il nostro lavoro deve essere popolare perché siamo giudicati in base agli ascolti, ai biglietti e agli streaming. A Sanremo creiamo un 'setaccio' con stampa, radio e pubblico ma, fuori, quel setaccio non esiste. L'obiettivo è anticipare un risultato che sia il più possibile aderente a ciò che accadrà nelle settimane successive".

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Un festival pre-elettorale? "Metterò a disposizione quel palco per tutti – replica – tutto è politica ed è giusto che anche un palco come Sanremo venga giudicato per quello che si dice. Sono fan delle opinioni, non sarà tutto bianco o nero. Se ci sono persone che con il loro modo di fare testimonieranno e metteranno a frutto quel palco per esprimere un'opinione diversa senza un movente, io metterò a disposizione quel palco per tutti". Una posizione che rivendica la centralità della libertà di espressione: "Le scelte le faremo, ma le opinioni diverse e contrastanti sono un valore. La politica migliore si fa anche attraverso l'arte e la musica, e la Rai deve garantire questo spazio di libertà a 360 gradi".

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Il modello rimane la lezione dei grandi maestri della televisione: "Mi ispiro all'esempio massimo che è Pippo Baudo. Era il deus ex machina di Sanremo, non aveva timore di fare il Festival che aveva immaginato e segnare il proprio tempo. Baudo era molto popolare e poco populista. Metodo Baudo: fai il tuo Sanremo e divertiti. Alla fine è una gara di canzoni: se volevo una responsabilità grande facevo il cardiochirurgo".

Non manca uno sguardo agli esordi, gli anni della scuola di Maria De Filippi: "Quando penso a Amici, penso al ragazzo che ero e a quello che sono adesso e dico: nessuno, neanche io, l'avrebbe detto in quel momento. La parola più significativa del passaggio da Amici a Sanremo è che per me è la dimostrazione che alla fine tutto è possibile. È giusto portare questa bandiera, anche se non penso mai di rappresentare qualcosa ma faccio valutazioni personali. Vado avanti mantenendo lo sguardo di quel ragazzino".

Guardando al futuro, tra le fatiche quotidiane di Affari tuoi e la preparazione del Festival, De Martino conclude tracciando un orizzonte preciso: "Non mi immagino a 50 anni a condurre in televisione. La cosa che più mi affascina è poter dire 'da oggi divento quest'altra cosa’, e poi riuscirci".

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