“Nocturne”, Schreiber a caccia di serial killer: “Ho cercato umanità nell’orrore”
di Chiara UgoliniROMA – Come si può entrare nella mente di un pericoloso serial killer, capace di manipolare chiunque entri in contatto con lui? Come può una poliziotta sotto copertura riuscire a plagiare un uomo rinchiuso nel reparto psichiatrico di un carcere di massima sicurezza senza essere a sua volta plagiata? La sfida della nuova serie Apple tv Nocturne, dai romanzi bestseller Lazarus e The Sandman di Lars Kepler, è portare lo spettatore all’interno di un mondo inquietante ma soprattutto dentro la psicologia di tre personaggi complessi interpretati da altrettanti talenti. Kepler è tra gli autori thriller più venduti al mondo: i dieci romanzi crime che portano la sua firma hanno venduto complessivamente 20 milioni di copie a livello globale.
"Nocturne", Liev Schreiber: "I detective della omicidi affrontano il peggio dell'umanità"
Jonah Lynn (Liev Schreiber) è un ex militare diventato detective della omicidi che, stanco di lavorare nelle strade difficili di Philadelphia, si era trasferito in una piccola città della Pennsylvania occidentale in cerca di tranquillità nonché per aiutare il suo migliore amico. Anni dopo – quando fatti tragici che hanno colpito la sua famiglia lo hanno costretto al ritiro - una scoperta inaspettata lo riporta a confrontarsi con Jurek Walter (Stephen Graham), un serial killer diabolicamente astuto condannato a anni di prigione ma che potrebbe nascondere fatti ancora più gravi di quelli per cui è in prigione. Quando la disperata ricerca dell'ultima vittima scomparsa di Jurek costringe Jonah a mandare l'agente dell'FBI Saga Bauer (Zazie Beetz), figlia adottiva del suo migliore amico che non c’è più, a confrontarsi con Jurek, inizia una difficile caccia che potrebbe portare alla verità ma anche a rischi altissimi per Saga.
A Schreiber abbiamo chiesto in che modo abbia reso unico e originale un topos del genere poliziesco, ovvero l’agente che torna in azione dopo la scelta di ritirarsi per ragioni personali, nel personaggio di Jonah Lynn. “E’ un cliché piuttosto classico, credo che il segreto sia iniziare con qualcosa che in apparenza sembra una cosa sola, per poi svelare i vari strati, come se si sbucciasse una cipolla. Il fatto che all'inizio sembrasse un cliché è stato quasi un vantaggio, perché nel corso della storia il personaggio evolve notevolmente. Credo che, come attore, l'unica cosa che si possa fare sia investire nelle persone, capire chi sono, quali sono le loro storie e trovare un modo per far emergere un'umanità in cui il pubblico possa riconoscersi”.
Per Zazie Beetz (Dead pool 2, Joker) il ruolo della poliziotta Saga è una grande sfida perché di fatto deve interpretare due personaggi. “Ho apprezzato molto questo aspetto; ho avuto la sensazione di preparare attivamente due ruoli distinti per la serie, il che è stato estremamente divertente. La parte più stimolante è stata cercare gli estremi opposti di ciascun personaggio, capire come i due profili si intrecciassero naturalmente e come, di volta in volta, riuscire a differenziarli a seconda dell'interlocutore: emerge Saga – che rappresenta la base del personaggio che interpreto – oppure viene fuori Esther, la mia identità sotto copertura? E perché? Mi sono divertita a esplorare due psicologie differenti”.
Nocturne, scritta e prodotta dal premio BAFTA Rowan Joffe (The American, Before I go to sleep) e da John Hlavin (The Man Who Fell to Earth), è una serie che coniuga una parte di azione e intrattenimento con un notevole scavo psicologico. “Ho parlato con diversi investigatori della squadra omicidi e scoperto che si tratta di un gruppo affascinante. Spesso non consideriamo alcuni aspetti legati a questo tipo di professione: queste persone formano una sorta di comunità a sé stante, esposta quotidianamente al peggio dell'umanità – riflette Schreiber – Tra loro si crea un'intimità particolare, nata dalla consapevolezza condivisa di quanto possa essere orribile il mondo; è una condizione esistenziale rischiosa. Credo che sia proprio questo uno degli aspetti che volevamo esplorare: come una vita isolata, immersa in un tale livello di violenza e in una specifica forma mentis, possa risultare traumatica per l'anima, lo spirito e la mente, portando a erigere barriere protettive”.
L’attore è convinto che “se questo concetto riuscisse a trasmettere qualcosa, se potessimo aggiungere un po' di umanità al dibattito su come reagiamo alla violenza, sarebbe un risultato straordinario per questa serie. Allo stesso tempo, però, si tratta di un prodotto d'intrattenimento: è avvincente, divertente, scioccante, sorprendente e contorto; anche questo fa parte del nostro lavoro. Eppure, per quanto mi riguarda, quando emergono quegli aspetti più umani, provo gratitudine per il lavoro che svolgo, per il risultato finale e per l'opportunità stessa di farne parte”.
Zazie Beetz fa eco al collega: “L'importanza di mantenere sempre una dimensione umana è l'aspetto più interessante della recitazione. Si tratta di gestire la tensione di persone che soffrono – cosa ne facciamo di quel dolore? – e di accostarsi a ogni personaggio con la massima empatia. Pensiamo al personaggio che ho interpretato sotto copertura, una donna affetta da un disturbo mentale: mi sono chiesta come potessi accostarmi a lei evitando qualsiasi giudizio. È proprio questo che trovo affascinante nella recitazione. Tutti gli altri elementi – il fatto che si tratti di un thriller psicologico, per intenderci – fanno parte del pacchetto, ma il mio approccio parte sempre dal personaggio: cerco ciò che è autentico per lei”.