PECHINO - Sembrano tutti indaffarati a scusarsi con la Cina in questi giorni. E a non urtarne certe sensibilità. Kylian Mbappé, la Liga, il Real Madrid e, ora, pure i creatori di Hello Kitty, finita in mezzo alle tensioni tra Pechino e Tokyo che vanno avanti ormai da un anno. Sanrio, la società che produce il famoso personaggio giapponese, ha annullato una collaborazione con una serie televisiva nipponica di spionaggio a seguito delle polemiche che la serie ha suscitato a Pechino. Si tratta del secondo episodio, nel giro di pochi giorni, dopo il caso-Mbappé, che mostra bene come aziende e celebrità straniere debbano stare molto attente se non vogliono perdere il loro redditizio mercato cinese.
Il caso ruota attorno alla serie giapponese “Vivant”: in alcune scene della seconda stagione uomini di una agenzia di intelligence cinese catturano e torturano brutalmente (dita tagliate e pugnalate all’addome) spie giapponesi. Scene che in Cina non sono piaciute. I cinesi dicono che i giappones…
PECHINO - Sembrano tutti indaffarati a scusarsi con la Cina in questi giorni. E a non urtarne certe sensibilità. Kylian Mbappé, la Liga, il Real Madrid e, ora, pure i creatori di Hello Kitty, finita in mezzo alle tensioni tra Pechino e Tokyo che vanno avanti ormai da un anno. Sanrio, la società che produce il famoso personaggio giapponese, ha annullato una collaborazione con una serie televisiva nipponica di spionaggio a seguito delle polemiche che la serie ha suscitato a Pechino. Si tratta del secondo episodio, nel giro di pochi giorni, dopo il caso-Mbappé, che mostra bene come aziende e celebrità straniere debbano stare molto attente se non vogliono perdere il loro redditizio mercato cinese.
Il caso ruota attorno alla serie giapponese “Vivant”: in alcune scene della seconda stagione uomini di una agenzia di intelligence cinese catturano e torturano brutalmente (dita tagliate e pugnalate all’addome) spie giapponesi. Scene che in Cina non sono piaciute. I cinesi dicono che i giapponesi “distorcono la Storia” e quelle torture brutali ricordano quelle “inflitte dall’esercito giapponese invasore ai combattenti della resistenza cinese” negli anni ’30 e ’40 del ‘900, come ha detto la Cctv, la tv di Stato. E Hello Kitty che c’entra? Sanrio aveva una partnership con Vivant per il merchandising: personaggi, tra cui appunto Hello Kitty, vestiti come i protagonisti della serie.
L’azienda giapponese ha registrato un fatturato di 9,8 miliardi di yen (56 milioni di euro) in Cina nel primo trimestre, in crescita di quasi il 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ed è dunque un mercato importante che non può permettersi di perdere. Ecco perché le scuse e la fine del contratto con la serie tv.
I giornali statali hanno speso parecchio inchiostro in questi giorni per fare pressioni. “Hello Kitty non dovrebbe farsi coinvolgere dalla destra giapponese”, il titolo di un editoriale di ieri del Global Times, tabloid del Partito comunista. Per la stampa di Pechino la serie “Vivant” riflette “la narrativa anti-cinese dell’attuale governo conservatore di destra” a Tokyo. Tra Cina e Giappone le relazioni sono tornate ad essere molto tese dopo le parole pronunciate lo scorso anno dalla premier nipponica Sanae Takaichi su Taiwan (affermò che un ipotetico attacco cinese all’isola potrebbe comportare un intervento militare di Tokyo). Sono seguite in questi mesi ritorsioni commerciali e diplomatiche da parte cinese con Pechino che ha denunciato più volte il “ritorno dei demoni militaristi del Giappone”.
E così nella disputa ci è finita Hello Kitty, creata da Yuko Shimizu per la Sanrio nel 1974, diventata uno dei personaggi più popolari in tutto il mondo. L’azienda si è scusata riconoscendo che la serie televisiva giapponese conteneva contenuti che “non sono in linea con la nostra filosofia” e ha promesso di “rafforzare i propri meccanismi di controllo interno per tutte le future collaborazioni”.
Una polemica che arriva dopo quella con Mbappé, l’attaccante del Real Madrid finito nella bufera per le dichiarazioni su un suo meme in versione Mao Zedong. “Quello che mi fa ridere di più è quello in cui c’è un tizio, credo sia un dittatore cinese”, aveva detto in un’intervista apparsa online lunedì. Parole che gli hanno fatto perdere sponsorizzazioni milionarie con tre aziende cinesi.