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In Italia allarme sedentari: sono 24 milioni

Organizzato dal Coni con l'Istat il convegno "Lo Sport in Italia - Numeri e Contesto 2014", sulla situazione del nostro paese. Malagò: "Aumentano i tesserati, ma male la diffusione nella popolazione. Gravi carenze"di FULVIO BIANCHI
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ROMA - Allarme. Sono oltre 24 milioni le persone in Italia che si dichiarano completamente sedentarie, pari a circa il 42% della popolazione. Percentuale che sale notevolmente nel Mezzogiorno dove tocca il 56,2%. Va meglio al Nord (31,7%) e al Centro (41%). Nonostante, tra il 1999 e il 2013, sia cresciuta la percentuale (da 27,5% a 30%) di praticanti sportivi.

"Troppi sedentari? Troppissimi - dice il presidente del Coni, Giovanni Malagò, a margine del convegno organizzato con l'Istat "Lo Sport in Italia - Numeri e Contesto 2014", svoltosi stamane al Foro Italico -. E' un mezzo disastro, oltre il 40%: andiamo di pari passo con la disoccupazione giovanile ed è figlio di una poca cultura sportiva e di una disastrosa politica degli impianti. Se a una mente un po' pigra aggiungi anche che è difficile se non impossibile trovare il posto dove farlo è tutto più complicato". Il Comitato Olimpico ha comunque "chiara la questione". …
ROMA - Allarme. Sono oltre 24 milioni le persone in Italia che si dichiarano completamente sedentarie, pari a circa il 42% della popolazione. Percentuale che sale notevolmente nel Mezzogiorno dove tocca il 56,2%. Va meglio al Nord (31,7%) e al Centro (41%). Nonostante, tra il 1999 e il 2013, sia cresciuta la percentuale (da 27,5% a 30%) di praticanti sportivi.

"Troppi sedentari? Troppissimi - dice il presidente del Coni, Giovanni Malagò, a margine del convegno organizzato con l'Istat "Lo Sport in Italia - Numeri e Contesto 2014", svoltosi stamane al Foro Italico -. E' un mezzo disastro, oltre il 40%: andiamo di pari passo con la disoccupazione giovanile ed è figlio di una poca cultura sportiva e di una disastrosa politica degli impianti. Se a una mente un po' pigra aggiungi anche che è difficile se non impossibile trovare il posto dove farlo è tutto più complicato". Il Comitato Olimpico ha comunque "chiara la questione". "Abbiamo toccato il fondo - riconosce Malagò -. L'obesità è un'altra partita, oltre che nostra soprattutto dello Stato. Tanto più miglioriamo quei numeri e più si spende meno in salute".

Sono oltre 4 milioni e mezzo (4.500.327) gli atleti tesserati dalle federazioni sportive nazionali e dalle discipline associate al Coni. Una crescita di un milione rispetto al 2003. Poco più di un milione (1.061.598) sono gli operatori sportivi, mentre 64.829 sono le società sportive. Nel dettaglio la crescita del settore atleti è del 31,8%, più 1,6 per gli operatori sportivi e più 3,8% per le società sportive. La federazione con il maggior numero di tesserati (1.098.450) è la Federcalcio che è in vetta anche a tutte le classifiche regionali eccetto la Val d'Aosta, (dove comandano gli sport invernali), seguito dalla Federvolley (Fipav) con 365.732 tesserati. Il numero medio di atleti tesserati per ciascuna società sportiva è di 70, mentre in media un tecnico allena 19 atleti. Da segnalare infine che il 54% degli atleti tesserati ha meno di 18 anni e solo il 25% ha un'età superiore ai 36 anni. E' il non profit inoltre il vero motore dello sport che conta in totale (al 2013) 4.500.327 tesserati e 1.016.598 operatori sportivi, divisi in 64.829 società affiliate alle 45 federazioni nazionali, alle 19 discipline associate e ai 15 enti di promozione sportiva riconosciuti.

Le istituzioni non profit sportive, pari al 30,8% delle istituzioni non profit censite, sono 92.838. Nel settore è attivo un milione di volontari, 13mila lavoratori dipendenti e 75mila lavoratori esterni, per lo più giovani: il 23,7% è under 30. Nel corso del 2011 le istituzioni sportive hanno registrato un flusso di entrate economiche di oltre 4,8 miliardi di euro di entrate (il 7,6% del totale relativo al non profit) e di uscite di oltre 4,7 miliardi di euro (8,2%). "Lo sport è fatto di numeri - ha detto Malagò presentando il convegno - dobbiamo parlare di chi siamo, di cosa facciamo, anche in Molise e in Val d'Aosta, o nella sportivamente non fortunata regione Calabria. I numeri sono in involuzione, questa è la verità. E' capitato che il Credito sportivo abbia finanziato una piscina che si trovava di fronte a un'altra, e questo in una zona dove non ce n'erano assolutamente altre. Risultato: la nuova piscina ha poi chiuso, e questo è derivato da un business plan che non teneva conto dell'esistenza della concorrenza, e questo è accaduto, in buona fede, per carenza di dati". "A me non importa se le società sportive sono 90.000, 80.000 o quante possono essere - ha continuato il presidente del Coni- l'importante è che siano "vere", che non ci siano infiltrati, che non ci sentiamo dire queste cose dall'Agenzia delle entrate. Per questo occorrono dati veri, perché non ci possa venire alcuna Agenzia delle entrate a dire che questa o quella non è una reale società sportiva dilettantistica".

Ma lo sport a scuola non esiste, o quasi, nonostante i tentativi, anche di Malagò (prima ancora di Petrucci). Gli impianti sportivi, soprattutto al Sud, sono pochi e in qualche caso fatiscenti. In più, fare sport costa caro, e in tempi di crisi molte famiglie non se lo possono permettere. Un quadro poco allegro, insomma. Gli atleti sono cresciuti, ora sono a quota 4,5 milioni, un milione in più rispetto al 2003. C'è un fortissimo volontariato e Malagò è convinto, lo ha ridetto oggi, che lo sport possa dare occupazione ai tanti, troppi, giovani senza lavoro. Ma il quadro generale è disarmante: lo Stato fa troppo poco, poco ad esempio rispetto alla Francia che investe sull'educazione fisica della popolazione e poi alle Olimpiadi ci stacca nel numero delle medaglie. Siamo indietro, un popolo di tifosi davanti alla tv, pochi che sudano sul campo. E non si sa ancora se Renzi taglierà i contributi al Coni, ora 411 milioni all'anno.