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Scandalo doping: la Iaaf ha coperto 150 atleti sospetti

Test sospetti ignorati o addirittura coperti tra il 2006 e il 2008, l'anno delle Olimpiadi di Pechino. Un silenzio che la Iaaf, la federazione mondiale di atletica, avrebbe garantito a campioni di tutto il mondo e di tutte le specialità
dall'inviato MATTIA CHIUSANO

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MONTECARLO  -  Centocinquanta atleti, 150 test sospetti ignorati o addirittura coperti tra il 2006 e il 2008, l'anno delle Olimpiadi di Pechino. Un silenzio inquietante, che la Iaaf, la federazione mondiale di atletica, avrebbe garantito a campioni di tutto il mondo e di tutte le specialità. A svelare l'ultimo scandalo del doping è un membro della commissione medica della Iaaf, rimasto rigorosamente anonimo davanti alle telecamere della tv tedesca Ard. In un documentario dedicato a pratiche e collusioni nel mondo dello sport, emergono chiare le responsabilità della federazione guidata da Lamine Djack, presidente fino alle prossime elezioni del 2015.

Nel biennio che ha preceduto i Giochi del 2008 molti test ematici presentano valori sospetti che meriterebbero un approfondimento, sfiorando o addirittura superando i limiti che lasciano intravedere l'uso di sostanze proibite. Sono tanti i test dei russi, già messi nel mirino dall'emittente tedesca nelle precedenti puntate. Ma ci sono anche un atleta della Gran Bretagna, kenyani, tedeschi, spagnoli, marocchini, e nella lista comparirebbero anche quattro atleti italiani.

La Iaaf ha già avviato un'inchiesta della commissione etica, rispondendo alle accuse con un comunicato: prima del passaporto biologico del 2009, si legge, non esisteva un quadro normativo che rendesse affidabili questi test; in quel periodo i campioni di sangue servivano come eventuale controprova ai test sulle urine per cercare l'epo; un singolo valore ematico non stabilisce se l'atleta si sia dopato o no; un medico della commissione medica non può sapere se siano stati eseguiti degli approfondimenti sui test sospetti; quei test di cui parla l'anonimo testimone sono serviti per identificare paesi a più alto rischio di doping, adeguando i programmi di controllo in base a queste statistiche.

Ma i test, utili per scovare i paesi "canaglia", diventavano inutili solo quando si trattava di atleti in corsa per le Olimpiadi di Pechino? Una storia piena di confusione e sospetti, ad un passo dalle elezioni del 2015 per le quali si è già candidato un simbolo come Lord Sebastian Coe.
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