Milano: a piedi scalzi sul campo di calcio, solidarietà con i migranti
A piedi nubi sul prato. Con le scarpette in mano. Tutti, giocatori e arbitri. All'Arena Brera di Milano, per la terza edizione del Trofeo Arpad Weisz, i giocatori sono entrati in campo scalzi, un gesto di solidarietà ai migranti, contro ogni forma di razzismo e discriminazione. Arpad Weisz è l'allenatore ungherese che in Italia allenò Bologna e Inter, vinse tre scudetti e una coppa internazionale (il Trofeo Expo di Parigi) prima di essere deportato con la famiglia ad Auschwitz. La sua storia è stata raccontata nelle meravigliose pagine del libro di Matteo Marani, "Dallo scudetto ad Auschwitz". Il trofeo è giunto alla terza edizione, su iniziativa del Progetto "W Il Calcio", nato a Bologna dalla collaborazione fra la cooperativa Accaparlante e l'associazione Bandiera Gialla. In campo le formazioni allievi di Bologna, Inter, Milan e dell'ungherese DKTV Miskolc, preceduti dalla partita fra rappresentanti di Camera del lavoro Bologna/W Il Calcio e rappresentanti di Camera del lavoro di Milano/Radio Popolare. Il trofeo è andato all'Inter Allievi che ha battuto il Bologna in finale. L'Arena ha ospitato anche una mostra sulla vita di Weisz (con le tavole disegnate da Matteo Matteucci) e l'esposizione del volume 'Il Giuoco del Calciò di cui Weisz fu co-autore e che per anni rappresentò un punto di riferimento per i tecnici italiani.
Weisz, ungherese di origini ebraiche, vinse lo scudetto con l'Inter nel '29, aveva 34 anni e resta il più giovane allenatore a essere divenuto campione d'Italia. Col Bologna conquistò due scudetti e una coppe, lasciò la panchina a stagione iniziata dopo l'emanazione delle leggi razziali nel '38. Fuggì in Francia e in Olanda, fu scoperto e deportato ad Auschwitz con la moglie e i due figli. Fausto Viviani, fondatore del progetto W Il Calcio, spiega che "tutti i partecipanti hanno risposto con entusiasmo al nostro invito di entrare scalzi. Il Trofeo Arpad Weisz vuole schierarsi contro ogni forma di discriminazione ed è significativa la partecipazione della squadra di Miskolc, a 200 chilometri da Budapest, considerando le politiche ungheresi sull'immigrazione. Il calcio può fare tanto, i giovani hanno dato un segnale, ora cosa faranno i loro colleghi delle squadre di Serie A?". L'idea è di organizzare proprio in Ungheria la prossima edizione.
(di Francesco Saverio Intorcia - foto di Andrea Fabbri Cossarini)