E ora aspettiamo i test di Barcellona
di STEFANO ZAINO
Una soubrette. Che non deve andare in bianco, anche se c'è tanto di quel colore nella nuova Ferrari, perché è costretta, ordine del presidente Marchionne, a vincere il Mondiale. Esteticamente bella, capace di ammaliare i suoi due promessi sposi, i piloti Vettel e Raikkonen, con quel nasino alla francese anche se all'ingiù, per via del muso corto e abbassato, con quelle curve accattivanti, per via delle pance snellite e le fiancate più rastremate, e quel posteriore veramente stretto, frutto del grande lavoro sul retrotreno. Sinuosa e pronta ad essere consegnata al mito, cosa possibile però, come ricorda il capo squadra Arrivabene, solo se sarà veloce in pista già dal 22 febbraio a Barcellona nei primi test,, vincente, capace di battere il mostro tedesco, quella Mercedes che continua a fare maledettamente paura.
Interessante e completamente diversa rispetto alle sue antenate, a dimostrazione di un grande lavoro di ri…
Interessante e completamente diversa rispetto alle sue antenate, a dimostrazione di un grande lavoro di ri…
Una soubrette. Che non deve andare in bianco, anche se c'è tanto di quel colore nella nuova Ferrari, perché è costretta, ordine del presidente Marchionne, a vincere il Mondiale. Esteticamente bella, capace di ammaliare i suoi due promessi sposi, i piloti Vettel e Raikkonen, con quel nasino alla francese anche se all'ingiù, per via del muso corto e abbassato, con quelle curve accattivanti, per via delle pance snellite e le fiancate più rastremate, e quel posteriore veramente stretto, frutto del grande lavoro sul retrotreno. Sinuosa e pronta ad essere consegnata al mito, cosa possibile però, come ricorda il capo squadra Arrivabene, solo se sarà veloce in pista già dal 22 febbraio a Barcellona nei primi test,, vincente, capace di battere il mostro tedesco, quella Mercedes che continua a fare maledettamente paura.
Interessante e completamente diversa rispetto alle sue antenate, a dimostrazione di un grande lavoro di ricerca e di idee, figlio di un progetto tecnico nato un anno fa. La nuova Ferrari, chiamata SF16H, dove H sta per Hybrid (Ibrida in inglese), è la prima vettura interamente creata dal direttore tecnico James Allison e dal suo staff ed è veramente la monoposto del tutto o niente, perché aggiudicarsi solo delle tappe intermedie equivarrebbe al nulla, Arrivabene, Vettel, Raikkonen sono stati chiari in nessuno, dopo nove anni bisogna riportare il titolo iridato a Maranello, alternative non ce ne sono. Per questo nella "casa rossa" stavolta nessuno ha avuto paura dell'azzardo, il "design" è stato rivoluzionato, gli interventi tecnici sono stati massicci, in almeno cinque aree, il muso, le nuove sospensioni anteriori, le fiancate, la power unit e il retrotreno.
Non ci si è fermati di fronte al rischio, per migliorare la potenza del motore, l'efficienza aerodinamica, la guidabilità, la gestione "gentile" delle gomme, l'aderenza in curva, con entrata e uscita più efficaci. La grande scommessa, come hanno spiegato Resta e Binotto, i padri di telaio e motore, sta nella sinergia che si è (o si dovrebbe essere, saranno i risultati in pista a dirlo) creata fra i vari reparti, con un telaio che deve esaltare l'aerodinamica, con un motore che deve regalare prestazioni (soprattutto nel giro di qualifica, da sempre tallone d'Achille) e affidabilità. Molto si punta sul concetto maggiormente cambiato, almeno a prima vista, la nuova sospensione a schiacciamento, la "push-rod" (per quattro anni la Ferrari era l'unica ad avere il pull-rod), che allinea la rossa alla concorrenza e che tanti vantaggi ha dato alla Mercedes. Un'altra caratteristica che assimila la Ferrari ai tedeschi sono i due intercooler all'interno dell'abitacolo, che abbasseranno la temperatura d'esercizio della power unit e dovrebbero migliorare affidabilità, efficienza e potenza. Il muso più corto dovrebbe portare più aria sugli alettoni, aumentando l'aderenza in curva e contrappesando bene la maggiore potenza regalata dalle turbine. Davanti ci sono dei canali per una gestione diversa dei flussi, mentre la fiancata ha subito un taglio della carrozzeria e ha un imbocco dei radiatori pensati per dare il massimo vantaggio per il raffreddamento. A livello di power unit si è lavorato molto anche sull'architettura, con un grande sforzo per ridurre al minimo gli ingombri, oltreché sulle prestazioni, con un miglioramento di combustione e parte ibrida.
Il tanto bianco ricorda le Ferrari degli anni '70. In realtà anche quella disastrosa del '93, ma il pensiero positivo di Maranello preferisce ricordare la monoposto di Lauda, con il paradosso che quell'antenato illustre, in mano all'austriaco, dovrebbe servire da esempio per battere ora proprio l'ex pilota, diventato nel frattempo mente della nemica Mercedes. Ma trionfare, come pretende Marchionne, deve essere l'Italia, con la Ferrari che sopra la testa dei piloti, con tanto di bandiera in bella vista, ricorda il tricolore. Pennone che per ora riempie d'orgoglio, ma non basta. Arrivabene sentenzia: "Vogliamo il Mondiale". Vettel non si sottrae: "Con questa macchina fantastica faremo meglio dell'anno scorso. Cosa significa? Battere la Mercedes".
Interessante e completamente diversa rispetto alle sue antenate, a dimostrazione di un grande lavoro di ricerca e di idee, figlio di un progetto tecnico nato un anno fa. La nuova Ferrari, chiamata SF16H, dove H sta per Hybrid (Ibrida in inglese), è la prima vettura interamente creata dal direttore tecnico James Allison e dal suo staff ed è veramente la monoposto del tutto o niente, perché aggiudicarsi solo delle tappe intermedie equivarrebbe al nulla, Arrivabene, Vettel, Raikkonen sono stati chiari in nessuno, dopo nove anni bisogna riportare il titolo iridato a Maranello, alternative non ce ne sono. Per questo nella "casa rossa" stavolta nessuno ha avuto paura dell'azzardo, il "design" è stato rivoluzionato, gli interventi tecnici sono stati massicci, in almeno cinque aree, il muso, le nuove sospensioni anteriori, le fiancate, la power unit e il retrotreno.
Non ci si è fermati di fronte al rischio, per migliorare la potenza del motore, l'efficienza aerodinamica, la guidabilità, la gestione "gentile" delle gomme, l'aderenza in curva, con entrata e uscita più efficaci. La grande scommessa, come hanno spiegato Resta e Binotto, i padri di telaio e motore, sta nella sinergia che si è (o si dovrebbe essere, saranno i risultati in pista a dirlo) creata fra i vari reparti, con un telaio che deve esaltare l'aerodinamica, con un motore che deve regalare prestazioni (soprattutto nel giro di qualifica, da sempre tallone d'Achille) e affidabilità. Molto si punta sul concetto maggiormente cambiato, almeno a prima vista, la nuova sospensione a schiacciamento, la "push-rod" (per quattro anni la Ferrari era l'unica ad avere il pull-rod), che allinea la rossa alla concorrenza e che tanti vantaggi ha dato alla Mercedes. Un'altra caratteristica che assimila la Ferrari ai tedeschi sono i due intercooler all'interno dell'abitacolo, che abbasseranno la temperatura d'esercizio della power unit e dovrebbero migliorare affidabilità, efficienza e potenza. Il muso più corto dovrebbe portare più aria sugli alettoni, aumentando l'aderenza in curva e contrappesando bene la maggiore potenza regalata dalle turbine. Davanti ci sono dei canali per una gestione diversa dei flussi, mentre la fiancata ha subito un taglio della carrozzeria e ha un imbocco dei radiatori pensati per dare il massimo vantaggio per il raffreddamento. A livello di power unit si è lavorato molto anche sull'architettura, con un grande sforzo per ridurre al minimo gli ingombri, oltreché sulle prestazioni, con un miglioramento di combustione e parte ibrida.
Il tanto bianco ricorda le Ferrari degli anni '70. In realtà anche quella disastrosa del '93, ma il pensiero positivo di Maranello preferisce ricordare la monoposto di Lauda, con il paradosso che quell'antenato illustre, in mano all'austriaco, dovrebbe servire da esempio per battere ora proprio l'ex pilota, diventato nel frattempo mente della nemica Mercedes. Ma trionfare, come pretende Marchionne, deve essere l'Italia, con la Ferrari che sopra la testa dei piloti, con tanto di bandiera in bella vista, ricorda il tricolore. Pennone che per ora riempie d'orgoglio, ma non basta. Arrivabene sentenzia: "Vogliamo il Mondiale". Vettel non si sottrae: "Con questa macchina fantastica faremo meglio dell'anno scorso. Cosa significa? Battere la Mercedes".