Pagellone di Bocca: Higuain il più bravo, zero a Zamparini
Un giorno all’improvviso 9
Riscoperto e riadattato da una vecchia canzone dei Righerà (“L’estate sta finendo”) ha letteralmente trascinato il Napoli ed è diventato l’inno più cantato negli stadi del mondo. Con l’Atletico Madrid si è addirittura qualificato per la finale di Champions League.
Juventus 9
Cadere e risollevarsi. Il più grande ed emozionante dei 5 scudetti consecutivi. Nel dominio assoluto ci si annoia anche un po’, si diventa monotoni. La Juventus è risorta quando tutti la davano ormai per finita, quando si pensava che Tevez, Pirlo e Vidal avessero lasciato dei buchi incolmabili. L’inizio disastroso è stato paradossalmente la sua fortuna, la molla che ha rimesso in moto tutto quanto. La collezione di scudetti è grandiosa, l’esibizione di superiorità e di potenza annichilente, ma ormai anche scontata. Arrigo Sacchi, paragonandola al Rosenborg, l’ha provocata irrispettosamente ma anche messo il dito sulla piaga: la Juve ha ormai bisogno della Champions League. Di un sesto scudetto consecutivo si può anche fare a meno, puntare tutto sul colpo grosso.
Buffon e Dybala 8,5
Ci sono vecchi che lottano disperatamente contro tutto e tutti, senza arrendersi mai, senza mai rinunciare al proprio ruolo. Se il volto giovane della Juve è Dybala (voto 8,5), già con un piede sul red carpet che contempla i migliori al mondo, la Juve è tenuta in piedi dai suoi famosi senatori. E da chi, come Buffon, è arrivato alla Juve 15 anni fa, e ancora lotta, e para e si spezza la schiena. La parata più importante il famoso discorso dopo il ko col Sassuolo, punto più basso della stagione juventina: “Non ho voglia di fare queste figure alla mia età. A chi non lo ha capito dico che questa è la Juve”. Non disprezza, Buffon, il ruolo di guru-santone ma insomma tanto di cappello.
Totti 8
Il rifiuto totale della pensione, una lotta disperata contro tutti quelli che gli dicevano e gli dicono tuttora: basta, smetti, rischi di fare una fine patetica. E’ stata la grande telenovela dell’anno. In una Roma rivitalizzata e rilanciata da Luciano Spalletti – il pensionatore del totem giallorosso - il caso Totti ha rischiato di spaccare tutto, di far definitivamente esplodere la Roma (voto 6,5) dopo la lunga crisi di Garcia. Spalletti (voto 7,5) ha risolto il problema con diabolico cinismo, ha fatto talmente arrabbiare Totti, che quando quello entrava in campo dalla panchina era dinamite pura. Totti ha trascinato alla qualificazione in Champions League una Roma partita con l’obbiettivo scudetto e poi invischiatasi nei pasticci di Garcia. Si può essere d’accordo o meno ma un altro anno di serie A se lo è conquistato a furia di gol, di assist e contributi pensionistici pagati fino in fondo. I suoi primi quarant’anni.
Sarri e il Napoli 8
Champions League e record di punti in serie A. Nessuno credeva che Sarri potesse arrivare a tanto, anche perché De Laurentiis c’era arrivato per esclusione, partendo da Mihajlovic, passando per Emery e qualcun altro. Sarri ha ricostruito la squadra, le ha dato carattere, consolidato la difesa, risvegliato Hamsik, schiaffeggiato e sfidato Higuain: “Guarda che se pensi di essere il migliore al mondo devi dimostrarlo”. Il ritorno dell’allenatore in tuta è stata una delle foto della stagione. La serie A lo ha molto stressato e non sempre è stato all’altezza, le intemperanze di carattere da mettere assolutamente sotto controllo. Troppe espulsioni, troppe proteste, e qualche volta anche troppe scuse. E’ arrivato volando col drone, chiude l’anno abbracciando il pubblico del San Paolo sotto la pioggi, Sarri, in ogni caso, a 56 anni è stato la grande novità della stagione. La coppia De Laurentiis-Sarri è ora obbligata a fare un Napoli da scudetto.
Luca Toni e Di Natale 8
Per uno che resiste (Totti) altri due che a 39 anni dicono basta. Per Toni parla il campionato del mondo che ha vinto e gli oltre 300 gol che ha fatto un po’ dappertutto. Di Natale è stato un grandissimo giocatore, tecnicamente straordinario, con numeri e doti non inferiori a calciatori molto più osannati di lui. Personaggio ruvido, ma genuino, calcio puro. Un grazie da parte di tutti.
Chievo 8
Il miglior piazzamento (9° posto) in otto anni consecutivi di serie A. Non è un miracolo, è saper far calcio senza avere decine e decine di milioni ogni anno da buttare via.
Gasperini 7,5
Anche lui dopo 8 anni di Genoa (in due periodi) dice addio. E’ uno degli allenatori che non è mai sottostato ai ricatti ultrà e che gliele ha sempre mandate a dire. Litigando apertamente con i caporioni e manovratori del tifo. Ottimo tecnico, grande esperienza. Ma paga 4 partite sfortunate di cinque anni fa con l’Inter. Ingiusto.
Mihajlovic 7,5
In memoria di tutti gli allenatori cacciati via e che non c’entravano nulla. Lui qualcosa nel Milan ci aveva capito, gli altri zero.
Sassuolo 7,5
La ricca provincia d’Italia o forse addirittura l’ ultima banca del seme del calcio italiano. Squinzi, Di Francesco, Berardi, Sansone: tanti pensano che un giorno il Leicester d’Italia avrà quei volti. Toccare ferro.
Giampaolo 7,5
Se Sarri ha fatto il record di punti col Napoli e non ha certo fatto rimpiangere Benitez, bisogna dire anche che Giampaolo a Empoli ha fatto meglio di Sarri, facendogli fare 4 punti in più e portandolo dal 15° al 10° posto. Pronto per il grande salto e per un Sarri bis altrove.
Pavoletti 7
Un applauso di incoraggiamento (anche un po’ disperato) al primo italiano in classifica cannonieri, ormai terreno di conquista dei sudamericani e in particolare degli argentini (1° Higuain 36, 2° Dybala 19, 3° Bacca 18, 4° Icardi 16, 5° Pavoletti 14). Conte non fare scherzi, da portare come una reliquia agli Europei.
Carpi e Frosinone 6,5
“Se me porti su er Carpi e er Frosinone… Squadre che non valgono un c…” Lo disse Lotito. Non proprio graditissime e non proprio accolte a braccia aperte, Carpi e Frosinone tornano in serie B, ma dopo un campionato dignitoso e rispettoso delle regole. Il problema è che resta Lotito.
Donadoni e il Bologna 6,5
Peccato, per un certo periodo il Bologna ha fatto un calcio straordinario, Donadoni sembrava il miglior tecnico in assoluto, tutti impazziti per Diawara, Destro e Giaccherini. Poi una volta raggiunta la salvezza, l’uscita di scena e la vacanza anticipata. Quasi imperdonabile.
Sousa e la Fiorentina 6
Anche a Firenze a un certo punto si pensava: questo è l’anno giusto, possiamo farcela, siamo noi la sorpresa, la rivelazione. Sousa diventa il nuovo guru, l’agglomeratore di una squadra che negli anni ha fatto dell’incostanza la sua regola. A un certo punto Bernardeschi, Ilicic, Kalinic sembrano confluire perfettamente in un disegno strategico che prevede finalmente l’emersione dalla massa. Ma così come è apparsa, la Fiorentina ripiega in se stessa, Sousa diventa anche lui, tutto sommato, un uomo normalissimo, e si torna alla Fiorentina di tutti gli anni. Servirebbe tanto una botta di vita.
Mancini e l’Inter 5,5
Il quarto posto non è nemmeno poi così male, ma l’Inter era partita con altre obbiettivi, altre promesse, altre illusioni. Il progetto Inter non è ancora nato, per adesso è una somma abbastanza confusionaria di incertezze, mosse sbagliate, squadre abbozzate e poi rifatte, ripensamenti continui, pezzi di campionato buttati via. Thohir non si è mai completamente staccato da Moratti che rimane sullo sfondo, Mancini non ha fatto fare alla squadra un salto di qualità così evidente rispetto a Mazzarri. Con molto, forse addirittura troppo potere in mano, ha sbagliato parecchi acquisti, alcuni giocatori sotto la sua gestione sono peggiorati: Kondogbia non è stato convocato dalla Francia, Eder è scomparso. Altro?
Torino voto 5,5
Vendere e ricostruire continuamente non è sempre possibile. Il Torino è una bella scuola di giovani, ma il Toro è anche una società che ha un grande passato, che è uno dei simboli del calcio italiano, che deve convivere 24 ore su 24 gomito a gomito con l'impero della Juve. Ventura ha fatto fatica a darle regolarità di risultati, e alla fine ci ha rimediato pure un sacco di critiche e mugugni. Sembra un po' stanco e stufo. Andare avanti così è dura.
Lazio 4,5
Un campionato con l’Olimpico vuoto, senza tifosi in sciopero. Al di là della classifica deludente e insignificante nel calcio supertelevisivo e delle 50 telecamere in campo, si è scoperto che si fa una gran fatica a non fargli inquadrare le tribune vuote. Il calcio senza pubblico semplicemente non esiste.
Milano sparita 4
Senza Milano il calcio italiano è orfano e più povero. Se la Juventus vince così tanto, se in campo internazionale facciamo fatica, se abbiamo meno giocatori di valore, se il calcio italiano ormai viene dietro Premier League, Bundesliga e Liga è anche perché le milanesi non ci sono. Praticamente l’apocalisse.
Montella 4
Ha preso la Sampdoria al decimo posto, la restituisce al quindicesimo, gli vogliono far fare il ct della nazionale…
Berlusconi e il Milan 3
L’autodistruzione di una grande squadra. Non c’è bisogno di dire o ripetere molto altro. Berlusconi si deciderà forse di vendere il Milan, quando il club del presidente più vincente della storia – come ha anche ripetuto nell’ultimo messaggio a Facebook unificati – sarà completamente sublimato dai trofei di un tempo allo stato gassoso e al vuoto più assoluto. L’immagine decadente del Milan è però anche quella di Balotelli (3 pure a lui) che fa un gol in una stagione intera. Se al Milan ci fossero quelli del Sassuolo a cominciare dal presidente Squinzi, forse ora non se la passerebbe così male. E ci avrebbe pure risparmiato dei soldi. Il tempo passa.
Zamparini 0
Ci resta in serie A pure Zamparini. Nove cambi di panchina, ha provato con tutte le sue forze a mandare il povero Palermo in serie B, ma proprio non ci è riuscito. L’ultimo presidente padre-padrone all’antica. Ma proprio all’antica.