Conte, il gol perduto e le speranze. Una nazionale ancora da inventare
1 - Conte è un ct dimezzato oppure no?
Dimezzato no, ma sotto pressione sì. Non è la prima volta che andiamo a un Europeo o a un Mondiale, sapendo che il ct alla fine se ne andrà (con Lippi nel 2006 e Donadoni nel 2008 ad esempio successe), ma è la prima volta che andiamo a una grande manifestazione sapendo ufficialmente quale squadra allenerà il ct. Ed è un po' come sentirsi cornuti nella pubblica piazza del paese. Conte non darà un po' di meno perché sarà il prossimo allenatore del Chelsea, ma è chiaro che è impossibile sdoppiarsi, e che sia pure inconsciamente un pezzetto di lui stesso è già del club che allenerà. Detto questo nel calcio di oggi capita. E ben conoscendo pregiudizi e malelingue il fumantino Conte darà sicuramente il 150%. Ma questo non gli risparmierà diffidenza e polemiche...
2 - Il prossimo ct sarà Ventura, questa è una nazionale di transizione?
Non doveva esserlo ma alla fine tale è stata. Ed è possibile che anche lo stesso Ventura diventi un ct di transizione: lo diranno i risultati. Tutto questo affannamento sulla panchina azzurra allarga certamente il senso di provvisorio. Non si capisce se questa sia una nazionale a inizio o a fine ciclo, quanti giocatori (e soprattutto di quale spessore) lascerà Conte a Ventura. Di sicuro il piacione Ventura sarà un ct molto diverso dal fumantino Conte: meno allenatore, più selezionatore, meno di rottura e di buon compromesso. Uno vivi e lasciare vivere. Un gran navigatore, un revival della democrazia cristiana in azzurro.
3 - La mancanza di grandi punte è un handicap?
Forse non è un handicap, ma certo è il nostro punto debole. Eder, Immobile, Insigne, Pellé, Zaza (più El Shaarawy e Candreva nella lista però dei centrocampisti): il nostro miglior marcatore, Eder, ha segnato in campionato un terzo dei gol di Ibrahimovic, ed è indelicato fare confronti con attaccanti come Cristiano Ronaldo, Lewandowski, Griezman, Kane etc. Non è tanto il numero di gol che ci manca, quanto si sente moltissimo a mancanza in attacco di giocatori d'esperienza, di peso, di leader, di trascinatori. Prendiamola così, tutto quello che viene sarà guadagnato.
4 - Ma non si poteva chiamare Lapadula?
Certo che si poteva chiamare. L’attaccante torinese del Pescara ha fatto 30 gol in serie B di sinistro, destro, rovesciata, testa. E senza rigori. Lapadula è un attaccante non giovanissimo (26 anni), esploso tardi come è capitato a molti (Luca Toni arrivò in serie A a 23 anni, ed esordì in nazionale a 27). Di madre peruviana, l'attaccante ha avuto più attenzione e corteggiamenti dal Perù, di quanti ne abbia avuti dalla nazionale italiana. Che in piena carestia di attaccanti non se lo è filato per niente. Trenta gol in serie B sono sicuramente da tarare, ma Lapadula sembra parecchio più in forma degli attaccanti che ci sono ora. Ci voleva solo un po' di coraggio.
5 - Resiste ancora lo zoccolo duro azzurro?
Questa Nazionale ha ancora le radici in quella del Mondiale 2006: ne facevano parte solamente Buffon, Barzagli e De Rossi, ma poi questo nucleo si è esteso e consolidato intorno ad altri giocatori juventini che ne hanno formato il cuore. Diciamo che si distinguono tre pilastri portanti che formano, intersecandosi, lo''zoccolo duro'': i reduci mondiali, la Juventus, la difesa. Per adesso non si intravedono crepe e anzi la difesa juventina ha dato ottime prove di tenuta. Ci accingiamo a un Europeo puntando forte sulla tradizione del principio fondamentale del calcio: primo non prenderle. Un tempo questo metodo garantiva al calcio italiano grandi successi, oggi non si sa.
6 - Quale può essere l'azzurro sorpresa?
Non è detto che ci sia sempre un Paolo Rossi o uno Schillaci, anche perché negli ultimi mondiali casomai le sorprese sono state negative (Balotelli e Cassano). Diciamo che le nostre speranze si annidano lì dove gioventù, fantasia e imprevedibilità possono sconvolgere un tavolo da gioco dove le carte sono state già date. E dunque Florenzi che però ha già un ruolo da quasi protagonista, Insigne che con la nazionale e con questo ct finora non si è mai preso troppo, Bernardeschi forse però una scommessa troppo azzardata, Zaza che dalla panchina ha già risolto delle partite alla Juve. Nella speranza che esca il jolly.
7 - Qual è il reale valore dell’Italia?
E' difficile dirlo così, quasi a tavolino. Da quattro anni la nazionale si è impantanata imbattendosi in una serie di problemi che tutti conosciamo (scadimento nelle graduatorie internazionali, troppi stranieri, mancanza di talenti e di piani di sviluppo, crisi economica etc), ma i problemi strutturali non sono comunque una giustificazione assoluta. In Brasile l'Italia andò fuori per aver perso contro la Costa Rica (e poi pure con l’Uruguay) che certo nel calcio ha più problemi di noi. Diciamo che siamo in terza fascia: nella prima ci sono Spagna, Germania e Francia, nella seconda Belgio e Inghilterra, e l’Italia è in un grande gruppo con Portogallo, Croazia, Svezia, Austria, etc. Col meccanismo dei ripescaggi delle terze arrivare agli ottavi è doveroso, i quarti sono tra il minimo e discreto. Dopo è tutto di guadagnato.