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Approvata la norma anti-casta: massimo tre mandati per le Federazioni e Malagò potrà restare al Coni sino al 2025

Il Senato ha approvato in via definitiva il ddl sui limiti al rinnovo dei mandati del Coni e delle Federazioni sportive.
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ROMA - Il Senato ha approvato in via definitiva il ddl sui limiti al rinnovo dei mandati del Coni e delle Federazioni sportive. Massimo tre mandati per tutti (12 anni). I voti favorevoli sono stati 130, i contrari 38, 5 gli astenuti. Non sono state modificate le previsioni del testo approvato alla Camera: il ddl diventa pertanto legge. Solo i 5 Stelle si sono battuti in questi anni per mettere un blocco di due mandati, senza possibilità di ricandidarsi per l'ultima volta. Per i presidenti sinora non c'era alcun limite: Aracu e Rossi sono i recordmen con 7 mandati a testa, molti anche quelli arrivati già a quota cinque. Si può dire che in qualche caso è sicuramente una norma anti-casta, troppi i presidenti legati alla poltrona, che volevano restare al loro posto a vita. Molti di loro infatti non hanno gradito questa norma, ma di sicuro, almeno in futuro, ci sarà un ricambio a livello sportivo. Dovrà per forza nascere una nuova classe di…
ROMA - Il Senato ha approvato in via definitiva il ddl sui limiti al rinnovo dei mandati del Coni e delle Federazioni sportive. Massimo tre mandati per tutti (12 anni). I voti favorevoli sono stati 130, i contrari 38, 5 gli astenuti. Non sono state modificate le previsioni del testo approvato alla Camera: il ddl diventa pertanto legge. Solo i 5 Stelle si sono battuti in questi anni per mettere un blocco di due mandati, senza possibilità di ricandidarsi per l'ultima volta. Per i presidenti sinora non c'era alcun limite: Aracu e Rossi sono i recordmen con 7 mandati a testa, molti anche quelli arrivati già a quota cinque. Si può dire che in qualche caso è sicuramente una norma anti-casta, troppi i presidenti legati alla poltrona, che volevano restare al loro posto a vita. Molti di loro infatti non hanno gradito questa norma, ma di sicuro, almeno in futuro, ci sarà un ricambio a livello sportivo. Dovrà per forza nascere una nuova classe dirigenziale. Diverso il discorso per il n.1 del Coni: adesso i mandati sono solo due, non ci fosse stata questa legge Malagò- appena rieletto- avrebbe dovuto lasciare nel 2021. Ma ora potrà, se vorrà, ricandidarsi: e, se eletto, resterà in sella sino al 2025.
 
"È stata fatta una cosa giusta e assolutamente importante per il mondo dello sport". Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, è soddisfatto. Ci teneva molto. Il numero uno del Comitato olimpico nazionale ha ringraziato al telefono il presidente del Senato, Pietro Grasso, e ha sentito anche i capigruppo di Palazzo Madama. "Tutti hanno manifestato la loro convinzione e volontà di appoggiare il ddl- spiega Malagò- Finalmente questa legge fa chiarezza e uniforma tutti. Tutte le forze politiche hanno votato a favore, lo stesso Movimento 5 Stelle aveva richiesto un limite ai mandati e loro stessi devono ammettere che si è fatto un grosso passo avanti. Non approvare i tre mandati sarebbe stato ingiusto e avrebbe tagliato le gambe a quei presidenti federali che vogliono fare carriera a livello internazionale". Malagò ha quindi ringraziato il governo "che è stato di parola, è stata solo una cosa di buonsenso. Fa piacere- ha aggiunto il numero uno dello sport italiano a margine di un incontro di fine anno con i giornalisti- che in questo Paese in cui si litiga su tutto, solo il Movimento 5 Stelle ha votato contro. Commento positivamente, sono quasi cinque anni che se ne parlava". Per la verità se ne era interessato già nel 2008 il senatore Raffaele Ranucci (Pd), il primo "padre" di questa legge. Il Pd l'ha portata avanti con l'appoggio di Forza Italia, e molto si è battuto Franco Carraro, uomo di sport, che ha voluto uniformare il Coni al Cio. Qualche pasticcio è stato fatto dal Pd alla Camera, di recente, ma ora è tutto risolto al Senato. La soluzione meno tortuosa.
 
 
Piena soddisfazione del ministro dello sport, Luca Lotti. "E' legge! Finalmente la norma sul limite dei mandati per i vertici delle Federazioni sportive è stata approvata anche in Senato. Questa misura, che abbiamo fortemente voluto, per la prima volta nella storia dello sport italiano fissa a tre il numero massimo dei mandati per gli organi direttivi delle istituzioni sportive, creando un vera rottura con il passato". Lo ha sottolineato in una dichiarazione Lotti. "In questo modo - ha proseguito- si garantisce da un lato il giusto avvicendamento nei ruoli apicali degli organi sportivi, e dall'altro si consente che gli incarichi abbiano una durata temporale sufficiente per realizzare un progetto sportivo compiuto". "A chi nelle scorse settimane, con sterili polemiche ha provato invano a ostacolare l'iter parlamentare di questa norma - ha concluso il ministro - abbiamo dato una risposta concreta, passando dalle parole ai fatti".
 
Piena soddisfazione anche da parte di Daniela Sbrollini, responsabile sport del Pd, contrario Fossati, ex n.1 Uisp , e i Cinque Stelle. "E' un testo approvato frettolosamente sotto le pressioni lobbistiche del Coni", ha denunciato in Aula Enza Blundo. Frettolosamente non si può dire, ci hanno messo quasi dieci anni...

In serata durissima nota dell'onorevole Simome Valente (5Stelle)."L'ultimo provvedimento approvato dal Senato non è stata la legge che taglia i vitalizi o quella contro l'omofobia, bensì il salva-Malagò voluto dal ministro Lotti. La legislatura si chiude con una legge ad personam che il ministro dello Sport userà per fare campagna elettorale e raccogliere consenso. L'ultimo esponente del Giglio magico verrà ricordato solo per il favore a quello che è il vero ministro". "Ci stupisce questa approvazione - spiega Valente - perché da ambienti Coni emergeva preoccupazione per una legge ad personam. Ma andiamo oltre, in questi giorni stiamo presentando il nostro programma sport. Dobbiamo partire dall'attività motoria a scuola, introducendo un limite di due mandati anche al presidente del Coni. Crediamo che il ricambio generazionale dei vertici delle Federazioni sia importante, perché non sono più accettabili le dinastie. Le altre priorità sono poi il doping, il professionismo per le donne, la salute e la prevenzione, la partecipazione e l'impiantistica. Tutti aspetti di cui Lotti non si è occupato, pensando invece all'amico Giovanni".