✕

Calcio, cambia la torta dei soldi e ora le big tremano

Ascolta l'audio

Cambiano i criteri di assegnazione delle risorse: pesano meno i risultati degli ultimi cinque anni, aumenta la quota delle "piccole" ed entra nel calcolo lo share televisivo. La più penalizzata sarà la Juve, seguita dalle milanesi. Intanto gli stadi tornano a riempirsi
4 minuti di lettura
Due incognite pesano sul futuro del calcio italiano: il bando per l'assegnazione dei diritti tv del triennio 2018-2021 e i nuovi criteri di distribuzione delle risorse. In chiusura di legislatura, il governo ha inserito nella legge di bilancio le modifiche alla legge Melandri che cambiano il metodo di divisione di una torta da oltre un miliardo. D'ora in poi le risorse derivanti dai diritti tv della Serie A andranno ripartite per il 50% in parti uguali (era il 40%), per il 30% sulla base dei risultati sportivi e per il 20% sulla base del "radicamento sociale". Dietro le percentuali, due i dati nuovi: i grandi club temono di veder ridotta la loro fetta di torta e l'ingresso nel computo della audience tv delle partite. E aprono una battaglia all'interno della Lega di Serie A.

Ecco come funzionerà.
L'aumento della quota fissa, uguale per tutti, significa la certezza di 5 milioni in più per le squadre medio-piccole: quota significativa, i club …
Due incognite pesano sul futuro del calcio italiano: il bando per l'assegnazione dei diritti tv del triennio 2018-2021 e i nuovi criteri di distribuzione delle risorse. In chiusura di legislatura, il governo ha inserito nella legge di bilancio le modifiche alla legge Melandri che cambiano il metodo di divisione di una torta da oltre un miliardo. D'ora in poi le risorse derivanti dai diritti tv della Serie A andranno ripartite per il 50% in parti uguali (era il 40%), per il 30% sulla base dei risultati sportivi e per il 20% sulla base del "radicamento sociale". Dietro le percentuali, due i dati nuovi: i grandi club temono di veder ridotta la loro fetta di torta e l'ingresso nel computo della audience tv delle partite. E aprono una battaglia all'interno della Lega di Serie A.

Ecco come funzionerà.
L'aumento della quota fissa, uguale per tutti, significa la certezza di 5 milioni in più per le squadre medio-piccole: quota significativa, i club con la fetta più magra finora si accontentavano di 25 milioni totali. Resta invariata, nel suo complesso, la percentuale attribuita ai risultati del campo, ma muta la ripartizione interna: finora, l'ultima stagione pesava per il 5%, le ultime cinque per il 15%, tutto il passato del club per il 10%. La riforma voluta dal ministro Lotti premia il risultato della stagione in corso (il 15%), riducendo al 10% l'incidenza dell'ultimo quinquennio e al 5% quello del passato storico del club (dal '46/47 a oggi). Non si può vivere di gloria antica, insomma. La novità, ispirata al modello anglosassone, dovrebbe incentivare le squadre a investire nella stagione corrente: finora, guadagnare una posizione in campionato significava ingrassare di poco l'assegno finale, fra 0,5 e 1 milione.

Il peso dei tifosi
L'altra novità riguarda il peso dei tifosi: il concetto di "radicamento sociale" sostituisce quello di "bacino d'utenza". In origine l'incidenza del pubblico era del 30%: il 25% in base a indagini demoscopiche, il 5% in relazione alla popolazione della città. Adesso la platea vale solo il 20% e sarà calcolata tenendo presente il pubblico effettivamente pagante allo stadio nelle ultime tre stagioni "nonché in subordine l'audience televisiva certificata". Servirà un decreto di Palazzo Chigi per determinare, in concreto, i sistemi di calcolo dei nuovi parametri. Ma fra i club è già battaglia: le grandi temono di veder ridotta sensibilmente la propria fetta.

Meglio garantire una spartizione democratica o la competitività delle grandi in Europa? È il nodo centrale della questione. Giovedì è stato approvato il nuovo bando per la cessione a tre piattaforme - a quelle tradizionali via satellite (Sky) e digitale (Mediaset) si aggiungerà Perform, che distribuirà le immagini via internet, una sorta di Netflix del calcio - con base d'asta fissata a 1 miliardo e 50 milioni, oltre 100 milioni in più rispetto all'ultimo triennio. In Premier League, dove solo una parte delle partite viene trasmessa in diretta e nessuna emittente ha l'esclusiva per l'intera programmazione, l'ultimo bando (2016-2019) ha fruttato circa 7 miliardi di euro.

La Serie A punta a incassare un po' di più del passato. Le big temono però di ricavare molto meno. Se in questo torneo la forbice tra la più ricca - la Juventus - e l'ultima per incassi sarà di oltre 80 milioni, le prime stime per il prossimo triennio fanno pensare a tagli clamorosi. La Juve ne perderebbe circa 40, Milan e Inter 20, Napoli e Roma una decina. Da un lato, crescerebbe l'equilibrio interno. Dall'altro, le grandi perderebbero potere d'acquisto e, dunque, competitività nelle coppe, con il rischio di scivolare nel ranking Uefa e di non riuscire a difendere i quattro posti Champions appena riconquistati.

Brandendo questa tesi, le società più potenti si sono attivate: la Juventus è diventata la capofila di un gruppo che ha chiesto e ottenuto di discutere i termini di quel "radicamento sociale". Ad esempio, inserendo nella norma il criterio dell'audience televisiva. In fondo, se i soldi sono quelli delle tv, perché non tenere conto di quello che il pubblico in tv vuole vedere? Questo criterio mitigherebbe le perdite per le squadre principali.
Ma la vera svolta è un'altra: dagli uffici del ministero le big della Serie A hanno avuto indicazioni che la compilazione delle graduatorie parziali - quella del merito e quella degli ascolti - secondo i criteri che verranno definiti dal decreto governativo non avverrà più su base 20 (il numero delle squadre del campionato), ma su base 50, con nuovi coefficienti che daranno maggior peso alle prime posizioni rispetto alle ultime. Un po' come quando la Formula Uno ha adottato il nuovo sistema di punteggio, che scava un solco più ampio fra il primo e il secondo posto e soprattutto fra il primo e l'ultimo arrivato o il non classificato. Un altro elemento "premiante" per chi porta risultati migliori e pubblico alle tv.

Il riferimento all'audience però non ha fatto felici tutti. Anzi. E qui bisogna tornare al nuovo bando approvato giovedì. Secondo gli accordi, 8 squadre saranno trasmesse su tutte e 3 le piattaforme. Altre 12, su una soltanto. La Roma, che è tra le 12 che andranno in esclusiva, ha sollevato la questione insieme all'Udinese: sarebbe svantaggiata. Inoltre, c'è il problema delle fasce orarie: giocare da soli alle 20.45 porta più contatti che farlo alle 15 in contemporanea con altre 4-5 partite. E andare in campo di venerdì, di lunedì, o alle 12 cambia ancora. Serve un algoritmo che calcoli tutte le variabili. Ma chi lo svilupperà? Il governo o la stessa Lega Serie A? Torna all'ordine del giorno un altro tema di vecchia data: il "paracadute", i 60 milioni annuali stanziati a garanzia di chi retrocede in B. Le grandi possono minacciare di cancellarlo, per fare pressioni sulle piccole. L'idea è comunque di ridurlo, soprattutto per chi retrocede dopo un solo anno in A.

L'effetto stadio
Il criterio prevalente sull'audience resta quello delle presenze allo stadio. I numeri della stagione sono incoraggianti: da quasi dieci anni non c'era tanta gente a seguire le partite dal vivo. La media del girone d'andata è stata di 24.579 spettatori per gara. Per avere un dato migliore bisogna andare al 2008-2009, quando il totale di paganti e abbonati era di 24.825. Secondo il Centro studi della Lega, quest'anno la Serie A ha guadagnato 3mila spettatori.

L'incremento si spiega con le grandi aspettative intorno alle milanesi, le grandi assenti dalla lotta al vertice nelle ultime stagioni. L'Inter di Spalletti ha guadagnato più del 30% di presenze rispetto all'ultimo campionato e con 58mila spettatori di media guida la classifica. E anche il Milan, in estate, con una campagna acquisti ambiziosa, ha riconquistato gli abbonati e viaggia costantemente oltre quota 50mila, nonostante i risultati sul campo poi deludenti. Curiosamente in questa classifica la Juventus è solo quarta, nonostante sia di gran lunga la squadra italiana con più tifosi e simpatizzanti e la prima per audience tv.

Il dato incoraggiante per il movimento è che il riempimento degli stadi è passato dal 54% al 70%, una cifra che però va tarata sull'effettiva disponibilità degli impianti di quest'anno - in media, più piccoli - e che resta lontana dalle medie di Germania e Inghilterra. Dopo Juventus, Sassuolo e Udinese, l'unico stadio effettivamente nuovo inaugurato quest'anno è la Sardegna Arena, che registra numeri incoraggianti di media presenze ma è una casa provvisoria. L'Atalanta avvierà dalla prossima estate i lavori per riammodernare l'Atleti azzurri d'Italia, dopo aver vinto il relativo bando.