Gli amori spezzati che hanno rubato Azarenka al campo
Enrico Sisti , di ENRICO SISTIEra la numero uno del mondo, ha vinto due volte a Melbourne. Ha dato forfait all'Australian Open e ormai lotta solo per l’affido del figlio
È un passato così torbido quello che contamina questa torbida storia di animi esacerbati, questo malaffare di sentimenti profanati, illusioni d'amore, ricchezza malgestita, affidamenti, avvocati vampiri e violenze verbali, che la notizia dell'ennesima rinuncia al tennis di Viktoria Azarenka suona come l'unica nota dignitosa in un concerto di colpi bassi: "Non posso lasciare la California perché a gennaio sarò in tribunale per l'affidamento di mio figlio Leo". Quindi niente Auckland, niente Australian Open, niente vecchie abitudini né vecchie rivalità. E niente "grunting".
"Vika" non c'è più. Dietro il breve comunicato c'è tutta la disperazione della donna e dell'atleta. Dietro le scarne parole si intravede la pozzanghera di emozioni nella quale la campionessa bielorussa sta affogando da almeno quattro anni, durante i quali ha disperso un intero patrimonio di person…
"Vika" non c'è più. Dietro il breve comunicato c'è tutta la disperazione della donna e dell'atleta. Dietro le scarne parole si intravede la pozzanghera di emozioni nella quale la campionessa bielorussa sta affogando da almeno quattro anni, durante i quali ha disperso un intero patrimonio di person…
È un passato così torbido quello che contamina questa torbida storia di animi esacerbati, questo malaffare di sentimenti profanati, illusioni d'amore, ricchezza malgestita, affidamenti, avvocati vampiri e violenze verbali, che la notizia dell'ennesima rinuncia al tennis di Viktoria Azarenka suona come l'unica nota dignitosa in un concerto di colpi bassi: "Non posso lasciare la California perché a gennaio sarò in tribunale per l'affidamento di mio figlio Leo". Quindi niente Auckland, niente Australian Open, niente vecchie abitudini né vecchie rivalità. E niente "grunting".
"Vika" non c'è più. Dietro il breve comunicato c'è tutta la disperazione della donna e dell'atleta. Dietro le scarne parole si intravede la pozzanghera di emozioni nella quale la campionessa bielorussa sta affogando da almeno quattro anni, durante i quali ha disperso un intero patrimonio di personalità, fiaccata dagli errori e da tutti quei "rap della felicità" che le hanno imbrogliato le carte a cominciare dal tormentato amore con il figlio di Bubka fino ad arrivare agli occhialoni del rapper Redfoo (che scriveva canzoni per lei giurando amore eterno) e alle speranze, come lei stessa raccontava, "di una vita meravigliosa". La relazione con Billy The Kid ha chiuso i giochi. Leo è figlio di Vika e di Billy McKeague, bellone che giocava a hockey e che Vika conobbe alle Hawaii quando il ragazzo faceva l'intrattenitore in un resort di lusso, "dove tutto è illusione".
Un rapporto breve e distruttivo che ebbe inizio quando Vika scoprì, all'ingannevole luce delle vacanze, che esisteva qualcuno con gli occhi più belli e intensi dei suoi. E il padrone di quegli occhi le disse: "Per te faccio anche il mammo". Invece i due hanno litigato subito. Pochi mesi dopo la nascita di Leo (il 19 dicembre del 2016) già non si guardavano più in faccia. A luglio Vika si portò dietro il bambino per giocare a Wimbledon, nella sua fugace apparizione agonistica fra cento sberle private e mille sogni infranti (fu eliminata agli ottavi dalla Halep). Lo teneva fuori dal campo mentre si allenava, steso su un asciugamano con una penna in mano: "È il mio sparring partner ideale".
Pareva l'inizio di una nuova esistenza ma era soltanto la fine della vecchia. Ad agosto si sono separati e Billy ha chiesto l'affidamento del bambino. Un tribunale di Los Angeles glielo ha riconosciuto. Vika è impazzita. Un amico del padre di Leo, Chris Wideman, padrino del piccolo, ha scritto: "La madre di Leo è una criminale, ha cercato di rapire il bambino". Possibile? Quanto può la vita privata incidere sull'attività agonistica? Non c'è limite. Una si mangia l'altra e poco importa se sei una top player. Anzi peggio. Perché hai molto più da perdere e tutti se ne accorgono. Vika ha fatto di tutto per complicarsi l'esistenza. Ha dato retta alle chimere e alla fine si è indurita. E dire che sua madre Alla l'aveva messa in guardia: "Fatti gli affari tuoi, sei troppo impulsiva, attenta a chi ti gira intorno!". Aveva vinto per due volte consecutive a Melbourne, Vika, era diventata numero uno del mondo, pareva l'unica in grado di opporsi a Serena Williams prima dell'avvento di Kerber, Halep, Muguruza e Pliskova. Tre passioni patologiche concluse allo stesso modo, con uno dei due che all'improvviso si spaventa perché "stiamo solo recitando una parte", l'hanno demolita. "Adesso è spiritata", ha detto la madre, "deve reagire". Ma quando gli venne riscontrato un tumore fu lei a consolare la figlia.
Dimagrita otto chili, le poche volte che Vika è scesa in campo era evidente che non aveva più la forza per spingere. Strillava e basta. E non erano più i "grunting" dello sforzo agonistico, bensì i lamenti dell'essere umano nascosti in un tie-break. Viktoria Azarenka, 28 anni, aveva cominciato a giocare a tennis mentre sua madre lavorava come centralinista al National Tennis Center di Minsk. "Vedi quel muro? Prendi questa racchetta e vai a divertirti ma per favore togliti dai piedi!"". Non abbiamo ancora capito se ha smesso. Forse non l'ha capito nemmeno lei.
"Vika" non c'è più. Dietro il breve comunicato c'è tutta la disperazione della donna e dell'atleta. Dietro le scarne parole si intravede la pozzanghera di emozioni nella quale la campionessa bielorussa sta affogando da almeno quattro anni, durante i quali ha disperso un intero patrimonio di personalità, fiaccata dagli errori e da tutti quei "rap della felicità" che le hanno imbrogliato le carte a cominciare dal tormentato amore con il figlio di Bubka fino ad arrivare agli occhialoni del rapper Redfoo (che scriveva canzoni per lei giurando amore eterno) e alle speranze, come lei stessa raccontava, "di una vita meravigliosa". La relazione con Billy The Kid ha chiuso i giochi. Leo è figlio di Vika e di Billy McKeague, bellone che giocava a hockey e che Vika conobbe alle Hawaii quando il ragazzo faceva l'intrattenitore in un resort di lusso, "dove tutto è illusione".
Un rapporto breve e distruttivo che ebbe inizio quando Vika scoprì, all'ingannevole luce delle vacanze, che esisteva qualcuno con gli occhi più belli e intensi dei suoi. E il padrone di quegli occhi le disse: "Per te faccio anche il mammo". Invece i due hanno litigato subito. Pochi mesi dopo la nascita di Leo (il 19 dicembre del 2016) già non si guardavano più in faccia. A luglio Vika si portò dietro il bambino per giocare a Wimbledon, nella sua fugace apparizione agonistica fra cento sberle private e mille sogni infranti (fu eliminata agli ottavi dalla Halep). Lo teneva fuori dal campo mentre si allenava, steso su un asciugamano con una penna in mano: "È il mio sparring partner ideale".
Pareva l'inizio di una nuova esistenza ma era soltanto la fine della vecchia. Ad agosto si sono separati e Billy ha chiesto l'affidamento del bambino. Un tribunale di Los Angeles glielo ha riconosciuto. Vika è impazzita. Un amico del padre di Leo, Chris Wideman, padrino del piccolo, ha scritto: "La madre di Leo è una criminale, ha cercato di rapire il bambino". Possibile? Quanto può la vita privata incidere sull'attività agonistica? Non c'è limite. Una si mangia l'altra e poco importa se sei una top player. Anzi peggio. Perché hai molto più da perdere e tutti se ne accorgono. Vika ha fatto di tutto per complicarsi l'esistenza. Ha dato retta alle chimere e alla fine si è indurita. E dire che sua madre Alla l'aveva messa in guardia: "Fatti gli affari tuoi, sei troppo impulsiva, attenta a chi ti gira intorno!". Aveva vinto per due volte consecutive a Melbourne, Vika, era diventata numero uno del mondo, pareva l'unica in grado di opporsi a Serena Williams prima dell'avvento di Kerber, Halep, Muguruza e Pliskova. Tre passioni patologiche concluse allo stesso modo, con uno dei due che all'improvviso si spaventa perché "stiamo solo recitando una parte", l'hanno demolita. "Adesso è spiritata", ha detto la madre, "deve reagire". Ma quando gli venne riscontrato un tumore fu lei a consolare la figlia.
Dimagrita otto chili, le poche volte che Vika è scesa in campo era evidente che non aveva più la forza per spingere. Strillava e basta. E non erano più i "grunting" dello sforzo agonistico, bensì i lamenti dell'essere umano nascosti in un tie-break. Viktoria Azarenka, 28 anni, aveva cominciato a giocare a tennis mentre sua madre lavorava come centralinista al National Tennis Center di Minsk. "Vedi quel muro? Prendi questa racchetta e vai a divertirti ma per favore togliti dai piedi!"". Non abbiamo ancora capito se ha smesso. Forse non l'ha capito nemmeno lei.