Federer s’allena contro Chung, Halep-Wozniacki una è di troppo
Gianni Clerici , di GIANNI CLERICIIl fuoriclasse del tennis dopo l'abbandono del coreano vola alla finale per il titolo degli Australian Open
L'allenamento agonistico previsto prima che il Divino Federer affrontasse la sua trentesima finale di uno Slam non si è svolto. Non aveva torto un signore capace di richiedere un terzo del biglietto, sostenendo che aveva ammirato solo 2 set di Roger, e per di più con un tennista infortunato. Il più che inatteso Hyeon Chung aveva forse mostrato alla mamma Young-Mi il piede spellatissimo, sommerso di vesciche, un piede insomma che gli avrebbe permesso una partita a scacchi e non a tennis, ma aveva mantenuto uno straordinario ritegno nel parlarne.
Quel che rimaneva di un incontro non l'ha certo visto scivolare, e nemmeno passare il peso del corpo nella battuta, che già non è il suo colpo migliore. Mentre Roger pareva più inattaccabile di sempre, il ferito riusciva a ricavare 21 punti a 33 nel primo, e, giunto a 12 a 22 nel secondo mostrava, in un arresto più lungo dell'abituale medical time, tutta l'oggettiva incapacit&agr…
Quel che rimaneva di un incontro non l'ha certo visto scivolare, e nemmeno passare il peso del corpo nella battuta, che già non è il suo colpo migliore. Mentre Roger pareva più inattaccabile di sempre, il ferito riusciva a ricavare 21 punti a 33 nel primo, e, giunto a 12 a 22 nel secondo mostrava, in un arresto più lungo dell'abituale medical time, tutta l'oggettiva incapacit&agr…
L'allenamento agonistico previsto prima che il Divino Federer affrontasse la sua trentesima finale di uno Slam non si è svolto. Non aveva torto un signore capace di richiedere un terzo del biglietto, sostenendo che aveva ammirato solo 2 set di Roger, e per di più con un tennista infortunato. Il più che inatteso Hyeon Chung aveva forse mostrato alla mamma Young-Mi il piede spellatissimo, sommerso di vesciche, un piede insomma che gli avrebbe permesso una partita a scacchi e non a tennis, ma aveva mantenuto uno straordinario ritegno nel parlarne.
Quel che rimaneva di un incontro non l'ha certo visto scivolare, e nemmeno passare il peso del corpo nella battuta, che già non è il suo colpo migliore. Mentre Roger pareva più inattaccabile di sempre, il ferito riusciva a ricavare 21 punti a 33 nel primo, e, giunto a 12 a 22 nel secondo mostrava, in un arresto più lungo dell'abituale medical time, tutta l'oggettiva incapacità ad andare oltre, con un piede e mezzo. Le indicazioni che ancora si potevano ricavare sulla condizione del Divino prescindono da questa partita, e rimangono dunque quelle di ier l'altro, cioè dei 5 match senza perdere un solo set. Ancorché, tra i suoi avversari, il solo Berdych avesse mostrato in passato qualità tali da impensierirlo.
Nell'attesa della finale di domani dedichiamo qualche riga alle ragazze, soprattutto alle due finaliste, che condividono la qualità negativa di non aver mai vinto uno Slam. Caroline Wozniacki ha 27 anni, ed è stata progettata tennista da un papà calciatore e una mamma pallavolista rifugiatisi nella felice Danimarca dai tempi di uno scoraggiante dopoguerra polacco. Simona Halep di anni ne ha uno meno, è nata in una provincia romena da genitori modesti, ma si è trovata uno zio nel coach australiano Darren Cahill, grande tennista tradito dagli infortuni. Wozniacki è donna attraente, Halep ha certamente grandi doti, all'infuori del fascino. Carolina a Melbourne ha trovato nei suoi Dei un aiuto per risalire nel 3° set da 1-5 contro Jana Fett, sconosciuta croata. Simona è sopravvissuta cancellando 3 match point all'altrettanto ignota americana Lauren Davis in un 3° set vinto 15-13. E ancora con l'aiuto dei suoi Dei si è salvata da due match ball della Kerber in un match terminato 6-3,4-6, 9-7.
Non possiedo sufficienti qualità, né un'esperienza approfondita del tennis femminile per profetare il nome della vincitrice di una simile finale. Posso solo ricordare che, per gli statistici della Wta, è la prima volta che in una finale Slam si affrontano due tenniste che hanno entrambe salvato match ball avversi. Termino ricordando, nel doppio femminile, la vittoria di Mladenovic e Babos, così spiegata: "Siamo amiche dall'età di sette anni". Ricordate Errani e Vinci?
Quel che rimaneva di un incontro non l'ha certo visto scivolare, e nemmeno passare il peso del corpo nella battuta, che già non è il suo colpo migliore. Mentre Roger pareva più inattaccabile di sempre, il ferito riusciva a ricavare 21 punti a 33 nel primo, e, giunto a 12 a 22 nel secondo mostrava, in un arresto più lungo dell'abituale medical time, tutta l'oggettiva incapacità ad andare oltre, con un piede e mezzo. Le indicazioni che ancora si potevano ricavare sulla condizione del Divino prescindono da questa partita, e rimangono dunque quelle di ier l'altro, cioè dei 5 match senza perdere un solo set. Ancorché, tra i suoi avversari, il solo Berdych avesse mostrato in passato qualità tali da impensierirlo.
Nell'attesa della finale di domani dedichiamo qualche riga alle ragazze, soprattutto alle due finaliste, che condividono la qualità negativa di non aver mai vinto uno Slam. Caroline Wozniacki ha 27 anni, ed è stata progettata tennista da un papà calciatore e una mamma pallavolista rifugiatisi nella felice Danimarca dai tempi di uno scoraggiante dopoguerra polacco. Simona Halep di anni ne ha uno meno, è nata in una provincia romena da genitori modesti, ma si è trovata uno zio nel coach australiano Darren Cahill, grande tennista tradito dagli infortuni. Wozniacki è donna attraente, Halep ha certamente grandi doti, all'infuori del fascino. Carolina a Melbourne ha trovato nei suoi Dei un aiuto per risalire nel 3° set da 1-5 contro Jana Fett, sconosciuta croata. Simona è sopravvissuta cancellando 3 match point all'altrettanto ignota americana Lauren Davis in un 3° set vinto 15-13. E ancora con l'aiuto dei suoi Dei si è salvata da due match ball della Kerber in un match terminato 6-3,4-6, 9-7.
Non possiedo sufficienti qualità, né un'esperienza approfondita del tennis femminile per profetare il nome della vincitrice di una simile finale. Posso solo ricordare che, per gli statistici della Wta, è la prima volta che in una finale Slam si affrontano due tenniste che hanno entrambe salvato match ball avversi. Termino ricordando, nel doppio femminile, la vittoria di Mladenovic e Babos, così spiegata: "Siamo amiche dall'età di sette anni". Ricordate Errani e Vinci?