Ai Giochi della pace la stretta di mano tra le Coree nemiche
Emanuela Audisio
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di EMANUELA AUDISIO
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La sorella del dittatore Kim invita a Pyongyang il leader del Sud. I due Paesi sfilano insieme, ma resta il gelo con Pence, il vice Trump
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PYEONGCHANG. Peace on ice. Due ore a -12 per allenarsi alla distensione. Forse illusoria e momentanea, ma che ha il calore di una stretta di mano che manca dal 1953. E la zoomata della tv che inquadra il momento tanto atteso, lo sbrinameno tra due pezzi di Paese che parlano la stessa lingua, ma sono separati al 38° parallelo da un confine armato. Mentre 1.200 droni illuminano il cielo con i Cinque Cerchi Olimpici. Eccolo Moon Jae-in, presidente della Corea del Sud, seduto in tribuna con la moglie: si volta, verso la fila più in su, saluta e sorride a "quelli lì", ai nemici. Stretta di mano. Kim Yo-jong, sorellina trentenne di Kim Jong-un, leader della Corea del Nord, dallo spassoso taglio di capelli, si sporge in avanti e non ha nessun imbarazzo nel ricambiare. Non ha nemmeno più con sé quella borsetta da cui all'arrivo, a bordo di un Ilyushin, non si è mai separata, in realtà uno scudo antiproiettile. Accanto a lei, in un ca…
PYEONGCHANG. Peace on ice. Due ore a -12 per allenarsi alla distensione. Forse illusoria e momentanea, ma che ha il calore di una stretta di mano che manca dal 1953. E la zoomata della tv che inquadra il momento tanto atteso, lo sbrinameno tra due pezzi di Paese che parlano la stessa lingua, ma sono separati al 38° parallelo da un confine armato. Mentre 1.200 droni illuminano il cielo con i Cinque Cerchi Olimpici. Eccolo Moon Jae-in, presidente della Corea del Sud, seduto in tribuna con la moglie: si volta, verso la fila più in su, saluta e sorride a "quelli lì", ai nemici. Stretta di mano. Kim Yo-jong, sorellina trentenne di Kim Jong-un, leader della Corea del Nord, dallo spassoso taglio di capelli, si sporge in avanti e non ha nessun imbarazzo nel ricambiare. Non ha nemmeno più con sé quella borsetta da cui all'arrivo, a bordo di un Ilyushin, non si è mai separata, in realtà uno scudo antiproiettile. Accanto a lei, in un cappotto vintage, il novantenne Kim Yong-nam, presidente dell'Assemblea del popolo, il Parlamento di Pyongyang. Anche lui saluta il rivale. Prima aveva osservato: "Non è difficile distinguere noi da loro". Per poi chiedere spazio ad un vizio non solo comunista: "Dove posso fumare una sigaretta?".
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Sembrava impossibile. Trent'anni fa il regime di Pyongyang aveva boicottato i giochi estivi di Seul. E da dopo Torino 2006 i due Paesi avevano scelto strade olimpiche separate. Invece ora lo sport ricuce lo strappo. Peace in motion. Missione compiuta, Corea insieme. All together. In tribuna e sul campo. La Corea non ha più Sud, né Nord. È una sola. Sono in due nella sfilata a reggere la bandiera e a non mollarla: il pilota di bob Won Yun-jong, 33 anni, e Hwang Chung-gum, 22, giocatrice di hockey su ghiaccio. Lui del Sud, lei del Nord, ma non conta più. E pazienza se fuori dallo stadio dei dimostranti nazionalisti protestano contro quest'unione, se un altro agitatore viene arrestato. Se il vicepresidente americano, Mike Pence, con il giubbotto della divisa ufficiale, è ingrugnito, a distanza di sicurezza, quattro posti più in là, dai coreani cattivi. Pence è accanto al premier giapponese Shinzo Abe, che lo aveva esortato a non cedere alla "diplomazia dei sorrisi". Pazienza se continua a dichiararsi irriducibile ad ogni accordo e non è nemmeno andato alla cena ufficiale. Tanto c'è chi la pensa diversamente, come Lindsay Vonn, grande campionessa di sci statunitense e molto critica verso Trump: "Vedere la pace da vicino è sempre bello, ma non mi fate parlare della nostra amministrazione". È solo propaganda una serata così? È un impossibile slalom tra regimi politici diversi? Chissà. Intanto è un passo avanti. È la prima volta che un membro della famiglia Kim, al potere in Corea del Nord, mette piede nel Sud. In più ora tra le due delegazioni ci sarà un incontro e molto probabilmente Kim Yo yong inviterà Moon Jae-in a visitare Pyongyang quest'anno. Sarebbe la prima visita di un presidente sudcoreano al Nord dal 2007. (ap)
Due sosia di Donald Trump e di Kim Jong-un vengono allontanati dalle tribune. Non è sera da goliardia. "Imagine" cantano nello stadio quattro importanti cantanti rock di questo Paese mentre prende forma una colomba illuminata. "You may say I'm a dreamer". E come si fa non sognare? Anche perché Pita Taufatofua, portabandiera del Tonga, arcipelago della Polinesia, lo rifà. Sfila a torso nudo, avvolto nell'olio di cocco, con le infradito. Come a Rio 2016. "Lì però faceva più caldo". Grazie Pita, seminudo alla meta. Non ci fossi tu e le Bermuda a mostrare un po' di pelle sarebbero Giochi infagottati. Ci sono 91 Paesi. La squadra di Putin che quattro anni fa a Sochi marciò orgogliosa, qui è anonima, senza bandiera, in jeans blu e piumino grigio, sotto la scritta Oar (atleti olimpici della Russia). Messa fuorigioco dal doping, ha potuto schierare solo atleti che hanno dimostrato di non essere collusi.
(lapresse)
Arianna Fontana, bionda atleta dello short-track, guida allegramente l'Italia: "C'era un vento assurdo. Ho chiesto ai ragazzi se erano carichi e mi hanno risposto con un mega urlo. Con questa bandiera in mano non ho paura di nulla". Dietro di lei spunta il sorriso di Christof Innerhofer, lo sciatore azzurro più internazionale. La cerimonia prevede anche un gruppo di snowboardisti che scende con le fiaccole. Cinque Cerchi di luce su un mondo spesso al buio. Anche se non è sera da Star Wars. Il tedesco Thomas Bach, presidente del Cio, dichiara: "Ispirerete tutti noi a vivere insieme in pace e armonia, nonostante tutte le differenze che abbiamo". Tra chi passa la torcia c'è anche Ahn Jung-hwan, ex calciatore del Perugia che fece male all'Italia ai mondiali del 2002 segnando il golden gol negli ottavi. L'ultima tedofora è Kim Yu-na, la Divina del Ghiaccio, elegante e gelida ex pattinatrice artistica sudcoreana, oro ai Giochi di Vancouver 2010 e argento a Sochi 2014. Danza e scivola leggera su estasi e tormenti del mondo. D'accordo, è solo sport. E forse è solo un allenamento alla pace. Ma non è male.