Croce rossa liquidata, i suoi ex dipendenti no. Dopo il caso della mobilità "strabica" - soccorritori e cuochi da campo che diventano cancellieri, infermieri che si trasformano in direttori amministrativi, il tutto senza l'ombra di un corso di formazione - scoppia lo scandalo del Tfr-fantasma. In poche parole, l'Ente strumentale della Croce Rossa litiga con l'Inps su chi debba pagare la liquidazione ai suoi dipendenti trasferiti in altre amministrazioni pubbliche: ministeri, Asl, scuole e altre ancora. In ballo ci sono circa 117 milioni di euro, quanto maturato finora di Tfr. Il problema è che l'Ente ha difficoltà finanziarie e non intende trasferire all'Inps (l'ente previdenziale competente) l'importo dell'indennità di fine rapporto. Lo avrebbe dovuto fare entro 180 giorni dal trasferimento dei lavoratori.
Appellandosi ad una legge del 2012, l'Ente Croce Rossa sostiene di poter trasferire all'Inps, invece …
Appellandosi ad una legge del 2012, l'Ente Croce Rossa sostiene di poter trasferire all'Inps, invece …
Croce rossa liquidata, i suoi ex dipendenti no. Dopo il caso della mobilità "strabica" - soccorritori e cuochi da campo che diventano cancellieri, infermieri che si trasformano in direttori amministrativi, il tutto senza l'ombra di un corso di formazione - scoppia lo scandalo del Tfr-fantasma. In poche parole, l'Ente strumentale della Croce Rossa litiga con l'Inps su chi debba pagare la liquidazione ai suoi dipendenti trasferiti in altre amministrazioni pubbliche: ministeri, Asl, scuole e altre ancora. In ballo ci sono circa 117 milioni di euro, quanto maturato finora di Tfr. Il problema è che l'Ente ha difficoltà finanziarie e non intende trasferire all'Inps (l'ente previdenziale competente) l'importo dell'indennità di fine rapporto. Lo avrebbe dovuto fare entro 180 giorni dal trasferimento dei lavoratori.
Appellandosi ad una legge del 2012, l'Ente Croce Rossa sostiene di poter trasferire all'Inps, invece dell'importo cash, immobili di proprietà di equivalente valore economico. L'Istituto di previdenza consulta i suoi avvocati e alla fine risponde di no: non accetterà immobili al posto della liquidità. E giustifica il suo rifiuto interpretando in senso opposto la stessa legge chiamata in causa dall'Ente. Lo dice con una nota del 19 gennaio scorso, che si conclude con un avvertimento: l'Inps procederà a liquidare solo il Tfr maturato dopo il trasferimento dei dipendenti. Trasferimento che è cominciato nel 2016 e si è appena concluso. Resta dunque il dubbio si chi pagherà tutto il resto, ossia la maggior parte della liquidazione.
In realtà, guardando al contributo che la vendita del patrimonio immobiliare della Croce Rossa ha dato finora all'intero processo di risanamento, non si può proprio dire che essa costituisca una solida garanzia. Per ripianare i debiti di Cri, infatti, sono stati incassati dal 2012 ad oggi solo 15 milioni dalle cessioni immobiliari. Complice, ovviamente, il crollo dei prezzi che ha spinto il vertice di Croce Rossa a ritirare dal mercato alcuni dei suoi pezzi più pregiati, per evitare di svenderli. Se così stanno le cose, si può ben capire la riluttanza dell'Inps ad accettare immobili invece di liquidità. Ma la diatriba è soprattutto giuridica: alla fine è proprio per l'opposta interpretazione di una norma che nessuno finora si è assunto la responsabilità di pagare, quando sarà il momento, il Tfr ai 2.500 dipendenti civili trasferiti. "È un ignobile scaricabarile - commenta Massimiliano Gesmini, dirigente nazionale del sindacato Usb - gli ex lavoratori di Croce Rossa, dopo essere stati cacciati dall'ente pubblico che li aveva assunti, vedono negato un sacrosanto e irrinunciabile diritto. L'Usb è pronta a sostenere tutte le iniziative di lotta, non trascurando l'ipotesi di depositare un esposto-denuncia presso la procura di Roma". Anche gli altri sindacati sono sul piede di guerra: "È una vicenda gravissima, scriveremo al ministro Madia e all'Inps, oltre che all'amministrazione della Cri - dice Nicoletta Grieco, Funzione pubblica Cgil - lo Stato si deve far carico del problema". Finora questa incertezza su chi pagherà il Tfr non ha ancora determinato ritardi concreti nel pagamento. Ma è solo perché pochi sono andati in pensione e i tempi burocratici di attesa non sono ancora trascorsi.
Appellandosi ad una legge del 2012, l'Ente Croce Rossa sostiene di poter trasferire all'Inps, invece dell'importo cash, immobili di proprietà di equivalente valore economico. L'Istituto di previdenza consulta i suoi avvocati e alla fine risponde di no: non accetterà immobili al posto della liquidità. E giustifica il suo rifiuto interpretando in senso opposto la stessa legge chiamata in causa dall'Ente. Lo dice con una nota del 19 gennaio scorso, che si conclude con un avvertimento: l'Inps procederà a liquidare solo il Tfr maturato dopo il trasferimento dei dipendenti. Trasferimento che è cominciato nel 2016 e si è appena concluso. Resta dunque il dubbio si chi pagherà tutto il resto, ossia la maggior parte della liquidazione.
In realtà, guardando al contributo che la vendita del patrimonio immobiliare della Croce Rossa ha dato finora all'intero processo di risanamento, non si può proprio dire che essa costituisca una solida garanzia. Per ripianare i debiti di Cri, infatti, sono stati incassati dal 2012 ad oggi solo 15 milioni dalle cessioni immobiliari. Complice, ovviamente, il crollo dei prezzi che ha spinto il vertice di Croce Rossa a ritirare dal mercato alcuni dei suoi pezzi più pregiati, per evitare di svenderli. Se così stanno le cose, si può ben capire la riluttanza dell'Inps ad accettare immobili invece di liquidità. Ma la diatriba è soprattutto giuridica: alla fine è proprio per l'opposta interpretazione di una norma che nessuno finora si è assunto la responsabilità di pagare, quando sarà il momento, il Tfr ai 2.500 dipendenti civili trasferiti. "È un ignobile scaricabarile - commenta Massimiliano Gesmini, dirigente nazionale del sindacato Usb - gli ex lavoratori di Croce Rossa, dopo essere stati cacciati dall'ente pubblico che li aveva assunti, vedono negato un sacrosanto e irrinunciabile diritto. L'Usb è pronta a sostenere tutte le iniziative di lotta, non trascurando l'ipotesi di depositare un esposto-denuncia presso la procura di Roma". Anche gli altri sindacati sono sul piede di guerra: "È una vicenda gravissima, scriveremo al ministro Madia e all'Inps, oltre che all'amministrazione della Cri - dice Nicoletta Grieco, Funzione pubblica Cgil - lo Stato si deve far carico del problema". Finora questa incertezza su chi pagherà il Tfr non ha ancora determinato ritardi concreti nel pagamento. Ma è solo perché pochi sono andati in pensione e i tempi burocratici di attesa non sono ancora trascorsi.