Larissa Iapichino: “Salto più di mamma Fiona, ma mi trucca lei”
Enrico Sisti , di ENRICO SISTIUn futuro da stella dell'atletica scritto nel dna. Parla la figlia 15enne di Fiona May che ha già superato il modello con cui è cresciuta
Scende qualche fiocco di neve. Ma appena tocca terra scompare. Larissa Iapichino abita con papà Gianni in una villa di Pratolino, tra Firenze e il Mugello. Il cielo è così basso e bianco che con una scala a pioli si potrebbe passare dall'altra parte. Anni fa Larissa entrò nelle case degli italiani con la pubblicità, accanto a mamma Fiona. "Fettalatte" adesso è cresciuta: "Non mi ricordo granché". Alla sua età, 15 anni compiuti a luglio scorso, Larissa salta in lungo (6,36) più di quanto alla sua età saltava mamma (6,30), poi campionessa del mondo: "Mamma era così bella, così elegante da vedere! Io non sono come lei". Fiona era un fenicottero, Larissa è un'antilope. Ha un fascino più muscolare. Ma il volo e l'armonia sono quelli. E non si limita al lungo (domani debutta in nazionale jr. a Nantes), fa anche gli ostacoli e il pentathlon.
Da dove vie…
Da dove vie…
Scende qualche fiocco di neve. Ma appena tocca terra scompare. Larissa Iapichino abita con papà Gianni in una villa di Pratolino, tra Firenze e il Mugello. Il cielo è così basso e bianco che con una scala a pioli si potrebbe passare dall'altra parte. Anni fa Larissa entrò nelle case degli italiani con la pubblicità, accanto a mamma Fiona. "Fettalatte" adesso è cresciuta: "Non mi ricordo granché". Alla sua età, 15 anni compiuti a luglio scorso, Larissa salta in lungo (6,36) più di quanto alla sua età saltava mamma (6,30), poi campionessa del mondo: "Mamma era così bella, così elegante da vedere! Io non sono come lei". Fiona era un fenicottero, Larissa è un'antilope. Ha un fascino più muscolare. Ma il volo e l'armonia sono quelli. E non si limita al lungo (domani debutta in nazionale jr. a Nantes), fa anche gli ostacoli e il pentathlon.
Da dove viene il suo nome?
"Si chiamava Larissa un'amica cara di mamma, la lunghista ucraina Berezhnaya".
E la sua serenità da dove arriva?
"Forse dal fatto che non sento alcuna urgenza di crescere. Prendo le cose una ad una, i giorni uno per volta. E poi mi accorgo che la somma degli eventi compone un quadro sensato".
Esiste una ricetta per crescere adagio?
"Apprezzare tutti gli aspetti che stanno maturando più lentamente".
Faccia un esempio?
"La distrazione. Colossale a volte. Rimango con la testa altrove anche se me ne rendo conto. Credo sia una difesa, ma non mi oppongo".
La scuola?
"Secondo liceo scientifico al Leonardo da Vinci, qualche agevolazione dovuta alla mia attività agonistica, per esempio le interrogazioni programmate, qualche compito in classe da sbattere la testa al muro".
Tipo?
"L'altro giorno: il compito di latino. Ero così confusa che non mi ricordo neppure l'autore".
Il latino non le va giù?
"Al contrario. Solo che ci hanno dato una versione proprio strana: parlava di una ragazza morta. Non ci abbiamo capito molto".
Vi danno ancora le fotocopie del testo?
"Sì. E la trovo una cosa molto carina, molto umana: pezzetti di carta nell'era digitale...".
La scuola "martella"?
"Un po'. Io mi prendo il mio sette: non vado in cerca di gloria".
Scuola e campo d'allenamento sono vicini.
"Mi facilita la vita".
Non le pesa dipendere da papà ex primatista dell'asta?
"Credo rientri nell'ordine delle cose, lui mi prende, mi scarica, torna, mi riporta su. Però appena compio 16 anni prendo la patente per il 125. Vorrei caricarmi di qualche responsabilità".
Sogna l'autonomia?
"Non è una priorità, non sono angosciata. Lo considero un approdo per conoscere le nuove regole, quelle del mondo che sta là fuori, e applicarle a me stessa e agli altri senza la protezione e lo schermo dei genitori. Mi pare di aver capito che è così che inizia l'età delle scelte".
La sua giornata standard?
"Sveglia alle 6.40, ci metto una vita per prepararmi, a scuola alle 8.10, poi pranzo, riposino, allenamento e infine studio per quel che resta del giorno".
Quanto si allena?
"Tre o quattro volte alla settimana, circa due ore al giorno, dipende dal momento della stagione".
E come arriva a fine giornata?
"Stanca, decisamente stanca".
Le chiede di più un compito di latino o una gara di lungo ?
"Affronto la gara con più leggerezza ma considero la scuola più importante. Però è strano: quando non mi alleno faccio più fatica a studiare. Tutti mi dicono il tuo futuro è l'atletica. Sì, va bene, ma quanto dura l'atletica?".
Cosa vorrebbe fare dopo?
"L'università, diritto internazionale, oppure creare un'azienda".
Perché dovrebbe andare male?
"Sono una catastrofista. Quando gareggio indoor penso sempre: se non mi crolla il tetto addosso sarebbe già una vittoria...".
Litiga mai con papà?
"Sì ma si stempera tutto, sono stupidaggini. Quando ho smesso di vivere con mamma, la botta un po' l'ho sentita. Poi abbiamo scoperto insieme che non era la fine del mondo. Ora mamma è la mia migliore amica. L'altro giorno mi ha prestato dei vestiti, ci trucchiamo insieme".
Quanto vi vedete?
"Ogni due week end".
Ma si apre, parla con i suoi?
"Solo adesso, prima no".
E la sorellina Anastasia?
"Da piccole ci picchiavamo e basta. Ora che lei è rimasta con mamma, ci vogliamo più bene".
Cos'ha provato quando i suoi genitori si sono separati?
"Era l'estate fra la 3ª e la 4ª elementare. Quando ho cominciato a capire, la cosa mi ha dato fastidio, mi sono chiusa, pensavo "ma come, vi volevate così bene...!". Eravamo tutti scossi. Pensavo a mia sorella. Ora è tutto normale".
Come definirebbe l'amicizia?
"Un valore da coltivare, l'amicizia va nutrita. Le mie amiche vengono da lontano: Gaia, Margherita".
L'amore si è già fatto vivo?
"Ho avuto una relazione a distanza ma non ero matura per quel tipo di rapporto. Poi una storiella recente finita a gennaio. Sull'amore sono perplessa".
Preferisce parlare o ascoltare?
"Preferisco parlare con chi ha voglia di ascoltarmi e ascoltare chi ha bisogno di una sponda".
Che idea si è fatta del mondo dello sport?
"Ci sono analogie con il mondo reale. Per esempio la truffa, l'inganno. Nello sport si chiama doping. Comunque chi fa sport è meno vulnerabile perché condivide una passione pura. Fuori la compatibilità è meno scontata".
E l'atletica italiana?
"Un momentaccio direi, ma sono cicli".
Che guarda in tv?
"Abbiamo il televisore. Non lo accendiamo quasi mai. Vedo le serie su Netflix e ascolto i Led Zeppelin per colpa di papà. Ma anche Shawn Mendes".
Il resto del tempo libero?
"Scrivevo poesie. Vinsi un premio in quinta elementare. Adesso sono una gran lettrice di libri, quelli veri, di carta. Fra i miei amici sono la mosca bianca".
Chi le piace nel lungo?
"La russa Klishina, è pazzesca, sembra che non abbia peso...".
Mangia bene, da atleta?
"Macché. Mangio un sacco di schifezze. Se vuole gliene elenco un paio: patate fritte, cioccolata nelle forme più tossiche. Al cinema mi scateno con altre porcherie. E odio le verdure. Ma devo smetterla".
Mai incontrato un razzista?
"No. Però viviamo in un mondo che vomita insulti e sui social ho letto certe bischerate su di me...".
Crede in qualcosa?
"In Dio? Sa che non lo so? Di sicuro non vado più in chiesa. Mi hanno detto "guarda che il cattolico che non pratica è come se fosse un ateo". E allora io gli ho risposto": "E allora sarò atea...". Io però credo in qualcosa di invisibile. Solo che non so cos'è".
Da dove viene il suo nome?
"Si chiamava Larissa un'amica cara di mamma, la lunghista ucraina Berezhnaya".
E la sua serenità da dove arriva?
"Forse dal fatto che non sento alcuna urgenza di crescere. Prendo le cose una ad una, i giorni uno per volta. E poi mi accorgo che la somma degli eventi compone un quadro sensato".
Esiste una ricetta per crescere adagio?
"Apprezzare tutti gli aspetti che stanno maturando più lentamente".
Faccia un esempio?
"La distrazione. Colossale a volte. Rimango con la testa altrove anche se me ne rendo conto. Credo sia una difesa, ma non mi oppongo".
La scuola?
"Secondo liceo scientifico al Leonardo da Vinci, qualche agevolazione dovuta alla mia attività agonistica, per esempio le interrogazioni programmate, qualche compito in classe da sbattere la testa al muro".
Tipo?
"L'altro giorno: il compito di latino. Ero così confusa che non mi ricordo neppure l'autore".
Il latino non le va giù?
"Al contrario. Solo che ci hanno dato una versione proprio strana: parlava di una ragazza morta. Non ci abbiamo capito molto".
Vi danno ancora le fotocopie del testo?
"Sì. E la trovo una cosa molto carina, molto umana: pezzetti di carta nell'era digitale...".
La scuola "martella"?
"Un po'. Io mi prendo il mio sette: non vado in cerca di gloria".
Scuola e campo d'allenamento sono vicini.
"Mi facilita la vita".
Non le pesa dipendere da papà ex primatista dell'asta?
"Credo rientri nell'ordine delle cose, lui mi prende, mi scarica, torna, mi riporta su. Però appena compio 16 anni prendo la patente per il 125. Vorrei caricarmi di qualche responsabilità".
Sogna l'autonomia?
"Non è una priorità, non sono angosciata. Lo considero un approdo per conoscere le nuove regole, quelle del mondo che sta là fuori, e applicarle a me stessa e agli altri senza la protezione e lo schermo dei genitori. Mi pare di aver capito che è così che inizia l'età delle scelte".
La sua giornata standard?
"Sveglia alle 6.40, ci metto una vita per prepararmi, a scuola alle 8.10, poi pranzo, riposino, allenamento e infine studio per quel che resta del giorno".
Quanto si allena?
"Tre o quattro volte alla settimana, circa due ore al giorno, dipende dal momento della stagione".
E come arriva a fine giornata?
"Stanca, decisamente stanca".
Le chiede di più un compito di latino o una gara di lungo ?
"Affronto la gara con più leggerezza ma considero la scuola più importante. Però è strano: quando non mi alleno faccio più fatica a studiare. Tutti mi dicono il tuo futuro è l'atletica. Sì, va bene, ma quanto dura l'atletica?".
Cosa vorrebbe fare dopo?
"L'università, diritto internazionale, oppure creare un'azienda".
Perché dovrebbe andare male?
"Sono una catastrofista. Quando gareggio indoor penso sempre: se non mi crolla il tetto addosso sarebbe già una vittoria...".
Litiga mai con papà?
"Sì ma si stempera tutto, sono stupidaggini. Quando ho smesso di vivere con mamma, la botta un po' l'ho sentita. Poi abbiamo scoperto insieme che non era la fine del mondo. Ora mamma è la mia migliore amica. L'altro giorno mi ha prestato dei vestiti, ci trucchiamo insieme".
Quanto vi vedete?
"Ogni due week end".
Ma si apre, parla con i suoi?
"Solo adesso, prima no".
E la sorellina Anastasia?
"Da piccole ci picchiavamo e basta. Ora che lei è rimasta con mamma, ci vogliamo più bene".
Cos'ha provato quando i suoi genitori si sono separati?
"Era l'estate fra la 3ª e la 4ª elementare. Quando ho cominciato a capire, la cosa mi ha dato fastidio, mi sono chiusa, pensavo "ma come, vi volevate così bene...!". Eravamo tutti scossi. Pensavo a mia sorella. Ora è tutto normale".
Come definirebbe l'amicizia?
"Un valore da coltivare, l'amicizia va nutrita. Le mie amiche vengono da lontano: Gaia, Margherita".
L'amore si è già fatto vivo?
"Ho avuto una relazione a distanza ma non ero matura per quel tipo di rapporto. Poi una storiella recente finita a gennaio. Sull'amore sono perplessa".
Preferisce parlare o ascoltare?
"Preferisco parlare con chi ha voglia di ascoltarmi e ascoltare chi ha bisogno di una sponda".
Che idea si è fatta del mondo dello sport?
"Ci sono analogie con il mondo reale. Per esempio la truffa, l'inganno. Nello sport si chiama doping. Comunque chi fa sport è meno vulnerabile perché condivide una passione pura. Fuori la compatibilità è meno scontata".
E l'atletica italiana?
"Un momentaccio direi, ma sono cicli".
Che guarda in tv?
"Abbiamo il televisore. Non lo accendiamo quasi mai. Vedo le serie su Netflix e ascolto i Led Zeppelin per colpa di papà. Ma anche Shawn Mendes".
Il resto del tempo libero?
"Scrivevo poesie. Vinsi un premio in quinta elementare. Adesso sono una gran lettrice di libri, quelli veri, di carta. Fra i miei amici sono la mosca bianca".
Chi le piace nel lungo?
"La russa Klishina, è pazzesca, sembra che non abbia peso...".
Mangia bene, da atleta?
"Macché. Mangio un sacco di schifezze. Se vuole gliene elenco un paio: patate fritte, cioccolata nelle forme più tossiche. Al cinema mi scateno con altre porcherie. E odio le verdure. Ma devo smetterla".
Mai incontrato un razzista?
"No. Però viviamo in un mondo che vomita insulti e sui social ho letto certe bischerate su di me...".
Crede in qualcosa?
"In Dio? Sa che non lo so? Di sicuro non vado più in chiesa. Mi hanno detto "guarda che il cattolico che non pratica è come se fosse un ateo". E allora io gli ho risposto": "E allora sarò atea...". Io però credo in qualcosa di invisibile. Solo che non so cos'è".