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(agf)

Dalla Margherita al "big bang", ora la caduta: la lunga scalata di Renzi al Pd

Una corsa di 17 anni, quella di Matteo da Rignano, che lo ha portato alla segreteria del partito. Con una missione: disancorare i dem dalla tradizione comunista e spostare il baricentro verso il centro, alla conquista dell'elettorato moderato che ha fatto la fortuna di Berlusconi. Un progetto fermato dal risultato elettorale
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"Basta con lo strapotere rosso", fu l'esordio di Matteo Renzi in politica come segretario della Margherita fiorentina. Era il 2001, da allora ne è passata di acqua in Arno. Ma c'è un filo che lega quel preambolo di 17 anni fa con la caduta di oggi. Sedotto dallo spirito prodiano, Renzi aveva già in nuce il progetto che poi ha perseguito come segretario del Pd: disancorare il Pd dalla tradizione comunista e spostare il baricentro verso il centro, alla conquista dell'elettorato moderato che ha fatto la fortuna di Berlusconi. Un progetto che oggi viene fermato dal risultato elettorale.

E' una corsa lunga 17 anni, quella di Matteo da Rignano. Una corsa fatta di alti e bassi, vissuti negli ultimi anni con una velocità tale da far sembrare la parabola brevissima. "La Margherita non è la solita pizza", fu una delle prime invenzioni per farsi spazio nel cuore della "Toscana rossa". Fin dall'inizio apparve ch…
"Basta con lo strapotere rosso", fu l'esordio di Matteo Renzi in politica come segretario della Margherita fiorentina. Era il 2001, da allora ne è passata di acqua in Arno. Ma c'è un filo che lega quel preambolo di 17 anni fa con la caduta di oggi. Sedotto dallo spirito prodiano, Renzi aveva già in nuce il progetto che poi ha perseguito come segretario del Pd: disancorare il Pd dalla tradizione comunista e spostare il baricentro verso il centro, alla conquista dell'elettorato moderato che ha fatto la fortuna di Berlusconi. Un progetto che oggi viene fermato dal risultato elettorale.

E' una corsa lunga 17 anni, quella di Matteo da Rignano. Una corsa fatta di alti e bassi, vissuti negli ultimi anni con una velocità tale da far sembrare la parabola brevissima. "La Margherita non è la solita pizza", fu una delle prime invenzioni per farsi spazio nel cuore della "Toscana rossa". Fin dall'inizio apparve chiara a tutti l'abilità tattica del giovane valdarnese, fino a quel momento conosciuto solo come portaborse del deputato Lapo Pistelli. E quando nel 2004 tra Ds e Margherita si aprirono le trattative per la presidenza della Provincia, Renzi segretario si trasformò in Renzi presidente. Per 5 anni studia e prepara il grande salto verso Palazzo Vecchio, mentre in Italia nasce il Pd. E non indietreggia neppure di fronte ai "consigli" di lasciar perdere che gli arrivano dall'allora segretario Veltroni: la successione a Leonardo Domenici alla guida di Firenze si gioca con le primarie e Renzi ci si getta senza paracadute. Il 15 febbraio 2009 vince le primarie con il 40% sbaragliando a sorpresa anche il favorito Pistelli. Per il Pd a maggioranza ex-Ds è un colpo basso. Ma la strada è ormai sgombra.

Il 22 giugno dello stesso anno vince al ballottaggio il confronto elettorale con l'ex portiere della fiorentina Giovanni Galli, candidato dal centrodestra, e diventa sindaco di Firenze. La sua prima mossa è pedonalizzare piazza Duomo, cancellando anche il passaggio della tramvia come chiedeva Forza Italia. Un anno dopo, solo un anno dopo, punta la ribalta nazionale. Consapevole dell'effetto-shock, decide di riutilizzare la formula della "rottamazione senza incentivi" che già aveva usato anni prima. E il 29 agosto esce la sua intervista su Repubblica con la quale attacca l'intera classe dirigente del centrosinistra: "Tocca a noi, tocca alla nostra generazione", è il messaggio.

Nel novembre successivo lancia la "Stazione Leopolda" con Pippo Civati. Una formula nuova che s'impone come il meeting dei rottamatori, con l'obiettivo di dare la sveglia ai vertici Pd. Un anno dopo la Leopolda si presenta con il titolo "Big Bang" e i dinosauri raffigurati sulle pareti, a testimoniare la voglia del "tutti a casa" nei confronti del gruppo di vertice del partito. Matteo Renzi si decide a dare la scalata al Pd nella convinzione che il partito sia ormai contendibile. E nel lancio si assembla il gruppo che sfocerà poi nel "Giglio magico". La popolarità di Renzi cresce di colpo e un anno dopo, il 13 settembre 2012 a Verona, Renzi inaugura il suoi viaggio in camper per tutta l'Italia con lo slogan "Adesso". 

I sondaggi danno il Pd in ripresa. Bersani è ormai la controparte e lo scontro è inevitabile. Si tengono le primarie per la leadership ma Renzi ne esce sconfitto: il 2 dicembre finisce con Bersani al 60% e Renzi al 40%. Renzi ammette la sconfitta. Le elezioni del 2013 si concludono con la "non vittoria" del Pd di Bersani. E le primarie successive sono per Renzi una marcia trionfale: l'8 dicembre 2013 diventa segretario del Pd. "Enrico stai sereno", twitta all'indirizzo del premier Letta. Ma il 16 febbraio 2014 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo chiama al Quirinale. Nasce il governo Renzi. Mille giorni nei quali Renzi gira l'Italia in lungo e in largo, lancia gli 80 euro e la politica dei bonus. Vara leggi sul terzo settore, sulle unioni civili sulla "Buona scuola".

La sua corsa si ferma il 4 dicembre 2016: il referendum sulla sua riforma costituzionale che punta a cancellare il Senato viene bocciata dal 60% degli italiani. Renzi si dimette da premier. Ma non sparisce dai radar: dopo aver annunciato di volersi ritirare se l'esito del referendum fosse stato negativo, ci ripensa. Il 19 febbraio del 2017 rassegna le dimissioni anche da segretario del Pd. Dopo aver vinto con quasi il 67% dei voti, il 30 aprile Renzi viene rieletto segretario con il 69,2%. A Palazzo Chigi c'è Paolo Gentiloni: gli italiani apprezzano il suo stile soft e rassicurante. La legislatura si conclude a gennaio. Con l'esito del voto che adesso conosciamo.