Chi ha un contratto da "florovivaista" dovrebbe lavorare, come dice la parola stessa, nei vivai di fiori e piante. Invece lo troviamo mentre pavimenta le casette dei terremotati del centro Italia. Oppure scopriamo lavoratori delle pulizie con contratto "multiservizi" alla guida di escavatori per mettere la fibra ottica a Genova e a Perugia. O ancora: metalmeccanici chiamati a fare lavori di manutenzione edilizia alla stazione Termini di Roma. Benvenuti nel sistema del "dumping contrattuale", l'uso scorretto di contratti diversi da quello del settore di appartenenza (edile) al solo scopo di spendere di meno, di risparmiare. E non solo sulla busta paga del lavoratore, ma anche sui contributi Inps, sui premi Inail e, cosa ancora più grave, sulla sicurezza nei posti di lavoro.
Insomma, molte aziende delle costruzioni, soprattutto nel subappalto ma non solo, hanno capito da tempo che possono ridurre notevolmente i costi del lavoro rispettando perfe…
Insomma, molte aziende delle costruzioni, soprattutto nel subappalto ma non solo, hanno capito da tempo che possono ridurre notevolmente i costi del lavoro rispettando perfe…
Chi ha un contratto da "florovivaista" dovrebbe lavorare, come dice la parola stessa, nei vivai di fiori e piante. Invece lo troviamo mentre pavimenta le casette dei terremotati del centro Italia. Oppure scopriamo lavoratori delle pulizie con contratto "multiservizi" alla guida di escavatori per mettere la fibra ottica a Genova e a Perugia. O ancora: metalmeccanici chiamati a fare lavori di manutenzione edilizia alla stazione Termini di Roma. Benvenuti nel sistema del "dumping contrattuale", l'uso scorretto di contratti diversi da quello del settore di appartenenza (edile) al solo scopo di spendere di meno, di risparmiare. E non solo sulla busta paga del lavoratore, ma anche sui contributi Inps, sui premi Inail e, cosa ancora più grave, sulla sicurezza nei posti di lavoro.
Insomma, molte aziende delle costruzioni, soprattutto nel subappalto ma non solo, hanno capito da tempo che possono ridurre notevolmente i costi del lavoro rispettando perfettamente la legalità: invece di ricorrere al nero, alle finte partite Iva o alle finte cooperative, cambiano semplicemente contratto ai propri dipendenti e il gioco è fatto. Ed è così che nei cantieri lavorano sempre di meno gli edili, e sempre di più i dipendenti della logistica, dei multiservizi, dell'agricoltura, del settore florovivaistico, i metalmeccanici e persino i badanti. Tutti con stipendi e contributi più leggeri, tutti esentati dall'obbligo di seguire corsi di formazione per la sicurezza. Ecco perché, di fronte alla recrudescenza degli infortuni mortali nelle costruzioni (il 50% in più nei primi tre mesi dell'anno rispetto al 2017 secondo Fillea-Cgil) i sindacati tornano a porre sul tavolo con decisione il problema del dumping contrattuale. E propongono una legge il cui titolo dice tutto: "Stesso lavoro, stesso contratto".
Certo, il contratto degli edili è più oneroso di tanti altri. Le aziende che lo applicano sono tenute a versare circa 18 milioni l'anno agli enti bilaterali, organismi gestiti pariteticamente da sindacati e rappresentanti imprenditoriali, che non solo seguono tutti gli adempimenti contributivi ma soprattutto si occupano della formazione professionale e della prevenzione di infortuni. A cominciare dal minimo di 16 ore obbligatorie a testa presso le scuole edili. "Sì, i costi sono quelli - dice Alessandro Genovesi, segretario della Fillea-Cgil - ma sapete quante sanzioni sono potenzialmente evitabili grazie a quei 18 milioni? Oltre 390 milioni di euro". Certo, se poi il rischio per un'azienda di ricevere un'ispezione è mediamente una ogni trent'anni, si capisce perché molte imprese accettano quel rischio e decidono di risparmiare sulla sicurezza cambiando contratto ai propri dipendenti.
"Succede persino nell'indotto dell'Ilva - spiega Genovesi - Dieci anni fa la manutenzione a Taranto era fatta da 1.317 edili e da 120 lavoratori con contratti "multiservizi"; oggi i primi sono scesi a 162 e i secondi sono saliti a 831. Nelle zone terremotate, poi, le aziende della ricostruzione utilizzano ogni tipo di contratto: dall'agricolo al florovivaistico, dal metalmeccanico a quello per badanti". A Roma, i quaranta lavoratori addetti alla manutenzione edile della stazione Termini, sono tutti multiservizi. In questo modo, solo considerando la busta paga il risparmio va dall'8 al 15%. "Ma includendo anche i più bassi contributi Inps e Inail - spiega Stefano Macale, segretario della Filca-Cisl - alla fine si risparmia circa il 30%. Rispetto al contratto edile, quello metalmeccanico e quello delle pulizie pagano il premio Inail dai sette ai nove punti in meno". Chiariamo subito una cosa: questo non significa che un lavoratore con contratto alternativo non venga risarcito dall'Inail in caso di incidente. L'Istituto paga anche se il lavoratore è in nero, salvo poi rivalersi sull'azienda. Il problema, però, è che quel lavoratore sarà esposto più del suo collega edile agli incidenti, non avendo l'obbligo di fare corsi di formazione e prevenzione. Ecco l'aspetto più scandaloso del dumping contrattuale.
Ma quanto è diffuso il fenomeno? Secondo Filca-Cisl, un lavoratore su cinque svolge lavori edili ma è inquadrato sotto altri contratti. E per Fillea-Cgil, questa fuga dal contratto base coinvolge ormai 150 mila lavoratori. Il fenomeno è frequente soprattutto nelle aziende che vincono gli appalti con la regola del massimo ribasso, che è ancora applicabile entro una soglia di duemila euro. Dopo aver ribassato il prezzo del 50%, queste imprese devono fare di tutto per rientrare e cominciano con l'abbattere il costo del lavoro e della sicurezza.
I sindacati attribuiscono in parte proprio a questa prassi ormai diffusa l'aumento degli infortuni mortali nei cantieri edili nei primi mesi del 2018. Un aumento che non risulta ancora nelle statistiche dell'Inail: "Sappiamo che nel primo bimestre gli incidenti nel loro complesso (non solo nelle costruzioni) sono rimasti sostanzialmente fermi, anzi forse in leggera flessione - dice Giuseppe Lucibello, direttore generale dell'Istituto - ma questo non ci rassicura affatto. Bisogna procedere ad un coordinamento più efficace nella prevenzione e nei controlli. Ed è giusto riflettere anche sulle pratiche di dumping contrattuale". Una riflessione che ha portato per ora i tre sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil a presentare una proposta di legge che prevede un unico contratto nazionale per tutte le imprese edili. Una battaglia che trova sullo stesso fronte l'Associazione nazionale costruttori edili: "Come Ance - dice il presidente Gabriele Buia - abbiamo denunciato da tempo questo fenomeno, ma non basta. Chiediamo al Parlamento e al futuro governo di prevedere al più presto norme chiare e inderogabili sulla corretta applicazione della contrattazione collettiva in modo da tutelare al meglio le imprese regolari e i lavoratori del settore".
Insomma, molte aziende delle costruzioni, soprattutto nel subappalto ma non solo, hanno capito da tempo che possono ridurre notevolmente i costi del lavoro rispettando perfettamente la legalità: invece di ricorrere al nero, alle finte partite Iva o alle finte cooperative, cambiano semplicemente contratto ai propri dipendenti e il gioco è fatto. Ed è così che nei cantieri lavorano sempre di meno gli edili, e sempre di più i dipendenti della logistica, dei multiservizi, dell'agricoltura, del settore florovivaistico, i metalmeccanici e persino i badanti. Tutti con stipendi e contributi più leggeri, tutti esentati dall'obbligo di seguire corsi di formazione per la sicurezza. Ecco perché, di fronte alla recrudescenza degli infortuni mortali nelle costruzioni (il 50% in più nei primi tre mesi dell'anno rispetto al 2017 secondo Fillea-Cgil) i sindacati tornano a porre sul tavolo con decisione il problema del dumping contrattuale. E propongono una legge il cui titolo dice tutto: "Stesso lavoro, stesso contratto".
Certo, il contratto degli edili è più oneroso di tanti altri. Le aziende che lo applicano sono tenute a versare circa 18 milioni l'anno agli enti bilaterali, organismi gestiti pariteticamente da sindacati e rappresentanti imprenditoriali, che non solo seguono tutti gli adempimenti contributivi ma soprattutto si occupano della formazione professionale e della prevenzione di infortuni. A cominciare dal minimo di 16 ore obbligatorie a testa presso le scuole edili. "Sì, i costi sono quelli - dice Alessandro Genovesi, segretario della Fillea-Cgil - ma sapete quante sanzioni sono potenzialmente evitabili grazie a quei 18 milioni? Oltre 390 milioni di euro". Certo, se poi il rischio per un'azienda di ricevere un'ispezione è mediamente una ogni trent'anni, si capisce perché molte imprese accettano quel rischio e decidono di risparmiare sulla sicurezza cambiando contratto ai propri dipendenti.
"Succede persino nell'indotto dell'Ilva - spiega Genovesi - Dieci anni fa la manutenzione a Taranto era fatta da 1.317 edili e da 120 lavoratori con contratti "multiservizi"; oggi i primi sono scesi a 162 e i secondi sono saliti a 831. Nelle zone terremotate, poi, le aziende della ricostruzione utilizzano ogni tipo di contratto: dall'agricolo al florovivaistico, dal metalmeccanico a quello per badanti". A Roma, i quaranta lavoratori addetti alla manutenzione edile della stazione Termini, sono tutti multiservizi. In questo modo, solo considerando la busta paga il risparmio va dall'8 al 15%. "Ma includendo anche i più bassi contributi Inps e Inail - spiega Stefano Macale, segretario della Filca-Cisl - alla fine si risparmia circa il 30%. Rispetto al contratto edile, quello metalmeccanico e quello delle pulizie pagano il premio Inail dai sette ai nove punti in meno". Chiariamo subito una cosa: questo non significa che un lavoratore con contratto alternativo non venga risarcito dall'Inail in caso di incidente. L'Istituto paga anche se il lavoratore è in nero, salvo poi rivalersi sull'azienda. Il problema, però, è che quel lavoratore sarà esposto più del suo collega edile agli incidenti, non avendo l'obbligo di fare corsi di formazione e prevenzione. Ecco l'aspetto più scandaloso del dumping contrattuale.
Ma quanto è diffuso il fenomeno? Secondo Filca-Cisl, un lavoratore su cinque svolge lavori edili ma è inquadrato sotto altri contratti. E per Fillea-Cgil, questa fuga dal contratto base coinvolge ormai 150 mila lavoratori. Il fenomeno è frequente soprattutto nelle aziende che vincono gli appalti con la regola del massimo ribasso, che è ancora applicabile entro una soglia di duemila euro. Dopo aver ribassato il prezzo del 50%, queste imprese devono fare di tutto per rientrare e cominciano con l'abbattere il costo del lavoro e della sicurezza.
I sindacati attribuiscono in parte proprio a questa prassi ormai diffusa l'aumento degli infortuni mortali nei cantieri edili nei primi mesi del 2018. Un aumento che non risulta ancora nelle statistiche dell'Inail: "Sappiamo che nel primo bimestre gli incidenti nel loro complesso (non solo nelle costruzioni) sono rimasti sostanzialmente fermi, anzi forse in leggera flessione - dice Giuseppe Lucibello, direttore generale dell'Istituto - ma questo non ci rassicura affatto. Bisogna procedere ad un coordinamento più efficace nella prevenzione e nei controlli. Ed è giusto riflettere anche sulle pratiche di dumping contrattuale". Una riflessione che ha portato per ora i tre sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil a presentare una proposta di legge che prevede un unico contratto nazionale per tutte le imprese edili. Una battaglia che trova sullo stesso fronte l'Associazione nazionale costruttori edili: "Come Ance - dice il presidente Gabriele Buia - abbiamo denunciato da tempo questo fenomeno, ma non basta. Chiediamo al Parlamento e al futuro governo di prevedere al più presto norme chiare e inderogabili sulla corretta applicazione della contrattazione collettiva in modo da tutelare al meglio le imprese regolari e i lavoratori del settore".