✕
La nazionale dell'Arabia Saudita prima dell'esordio contro la Russia (lapresse)

L'ambizione dell'Arabia Saudita: offuscare il Qatar nel calcio

1 minuti di lettura
All’Arabia Saudita che gioca oggi la seconda partita nel Mondiale contro l’Uruguay non basta la vetrina di Mosca: vuole diventare una potenza mondiale del calcio. Il progetto fa parte della “Vision 2030”, il piano di riforme del principe ereditario e filo- occidentale Mohammed bin Salman (MbS), 32 anni, buon alleato di Trump e già visto in tribuna allo stadio Luzhniki scambiarsi salamelecchi con Putin. Fiero oppositore dell’estremismo wahhabita diffuso in patria, MbS ha aperto le porte degli stadi alle donne, permesso loro di guidare l’automobile e promesso la riapertura delle sale cinematografiche chiuse da 35 anni. Ma come biglietto da visita per il suo sforzo modernizzatore ha bisogno di un ruolo da protagonista nello sport più amato nel mondo. Anche per recuperare il ritardo accumulato nel campo col Qatar, accusato di sostenere il terrorismo jihadista e di intelligenza col massimo nemico sciita, l’Iran.

La strategia è…
All’Arabia Saudita che gioca oggi la seconda partita nel Mondiale contro l’Uruguay non basta la vetrina di Mosca: vuole diventare una potenza mondiale del calcio. Il progetto fa parte della “Vision 2030”, il piano di riforme del principe ereditario e filo- occidentale Mohammed bin Salman (MbS), 32 anni, buon alleato di Trump e già visto in tribuna allo stadio Luzhniki scambiarsi salamelecchi con Putin. Fiero oppositore dell’estremismo wahhabita diffuso in patria, MbS ha aperto le porte degli stadi alle donne, permesso loro di guidare l’automobile e promesso la riapertura delle sale cinematografiche chiuse da 35 anni. Ma come biglietto da visita per il suo sforzo modernizzatore ha bisogno di un ruolo da protagonista nello sport più amato nel mondo. Anche per recuperare il ritardo accumulato nel campo col Qatar, accusato di sostenere il terrorismo jihadista e di intelligenza col massimo nemico sciita, l’Iran.

La strategia è stata spiegata alla Cnn da un fedelissimo del principe, il ministro dello Sport Turki al-Asheikh: «Abbiamo dormito a lungo ma ci siamo svegliati. E otterremo risultati che stupiranno il mondo». Attraverso la leva del fondo “Vision”, dotato di cento miliardi di dollari e frutto della collaborazione tra MbS e Masayoshi Son, imprenditore giapponese, ceo di SoftBank. È la cassaforte che ha proposto a un ingolosito Gianni Infantino, patron della Fifa, due nuove competizioni internazionali tra cui un Mondiale per club, per un investimento di 25 miliardi di dollari. Il primo passo dello sforzo d’immagine sarà la gestione della Supercoppa italiana tra Juve e Milan a Gedda.

Il Qatar teme che il potente e scomodo vicino stia creando una lobby allo scopo di togliergli il Mondiale del 2022 o almeno di condividerlo se passerà l’idea di anticipare alla prossima edizione l’allargamento del numero di squadre, da 32 a 48, già previsto per il 2026.
Non è tutto. Se il Qatar si è preso la Francia (campione col Paris Saint-Germain) e gli Emirati Arabi Uniti sono padroni in Inghilterra (campioni col Manchester City), essendo inabbordabili le grandi squadre spagnole, il campionato italiano diventa quello su cui puntare. Per rilanciarlo. Lo ha ammesso lo stesso ministro al-Asheikh in un’ intervista alla Gazzetta dello sport, in cui ha indicato la Roma come squadra da acquistare. Era due giorni prima dell’esplosione dello scandalo dello stadio. E Pallotta ha sempre detto che senza stadio se ne va. Ora la Roma ha uno sponsor di Doha sulle maglie, motivo in più per uno sgarbo. La partita Arabia-Qatar diventerebbe Roma-Parigi.