Sostiene Ronaldo: il peso del Mondiale tutto sulle sue spalle
Emanuela Audisio , di EMANUELA AUDISIOUn altro gol dopo i tre alla Spagna. Ha segnato in ogni modo. Provoca Messi facendosi crescere il pizzetto. E il Portogallo è ai suoi piedi
MOSCA - Sostiene Ronaldo. Da solo tutto il Portogallo. Un Dorian Gray che non invecchia. Inzuccata che sfonda la rete al 4’ su cross di Moutinho. Gol numero 85 e Marocco a casa. La squadra africana è bocciata due volte: dal campo e dalla Fifa come candidato ai mondiali 2026. Ronaldo invece ancora una volta promosso. E con lode. Cancella dopo 62 anni una leggenda come l’ungherese Ferenc Puskas, miglior marcatore europeo con le maglie delle nazionali dal ’56 con 84 gol (su 85 convocazioni). Ronaldo a 4 gol in questo mondiale ha segnato in ogni modo: destro, sinistro, di testa. Con 85 in 152 partite supera Puskas e diventa il Superman della mira: 80 tiri in porta, dietro di lui l’altro Ronaldo (brasiliano) con 74 e Riva con 71.
C’è chi con l’età perde di vista l’orizzonte e chi invece comincia a vederlo meglio. Per lui a 33 anni la seconda. In tre partecipazioni mondiali (2006-2010-2014) aveva tirato 70 volte e segnato 3 ret…
C’è chi con l’età perde di vista l’orizzonte e chi invece comincia a vederlo meglio. Per lui a 33 anni la seconda. In tre partecipazioni mondiali (2006-2010-2014) aveva tirato 70 volte e segnato 3 ret…
MOSCA - Sostiene Ronaldo. Da solo tutto il Portogallo. Un Dorian Gray che non invecchia. Inzuccata che sfonda la rete al 4’ su cross di Moutinho. Gol numero 85 e Marocco a casa. La squadra africana è bocciata due volte: dal campo e dalla Fifa come candidato ai mondiali 2026. Ronaldo invece ancora una volta promosso. E con lode. Cancella dopo 62 anni una leggenda come l’ungherese Ferenc Puskas, miglior marcatore europeo con le maglie delle nazionali dal ’56 con 84 gol (su 85 convocazioni). Ronaldo a 4 gol in questo mondiale ha segnato in ogni modo: destro, sinistro, di testa. Con 85 in 152 partite supera Puskas e diventa il Superman della mira: 80 tiri in porta, dietro di lui l’altro Ronaldo (brasiliano) con 74 e Riva con 71.
C’è chi con l’età perde di vista l’orizzonte e chi invece comincia a vederlo meglio. Per lui a 33 anni la seconda. In tre partecipazioni mondiali (2006-2010-2014) aveva tirato 70 volte e segnato 3 reti, qui su 10 tentativi l’ha buttata dentro 4 volte. Che volete dirgli? Sarà fissato, ossessionato dalla sua immagine come il personaggio di Dorian Gray, farà dormire massaggiatori e chiropratici a casa sua, perché non si sa mai che alle due di notte gli venga la pazza voglia di mettersi a lavorare in palestra, però l’autostima cresce e il bottino pure (superato di 8 gol pure Pelé). Figurarsi se poteva mancare il paragone con il vino. Parole del ct portoghese, Fernando Santos: «Cristiano è come il Porto, con gli anni migliora, sotto tutti i punti di vista, si conosce e sa cosa chiedere a se stesso». Nonostante contro il Marocco sia stato pesantemente fischiato dai tifosi africani ogni volta che toccava palla al grido di “Messi, Messi”. Lui se ne sbatte, anzi dopo il gol rilancia: con una linguetta e con un’ombra di barbetta sotto il mento, secondo atto di sfottò a Messi per il suo spot pubblicitario con una capra, già sottolineato da Cristiano nell’esultanza al gol contro la Spagna, quando s’è lisciato il mento alludendo all’altro (ma ufficialmente è una scommessa con il suo compagno Quaresma). Anche perché quel Messi lì sta dietro 21 gol, anzi a quota 64 è appaiato all’indiano Sunil Chhetri, attaccante del Bengaluru (alzi la mano chi lo conosce).
Ronaldo invece ha staccato l’ungherese Puskas, un dieci mitico, mago del gol, che nella pittura sarebbe come dire Michelangelo, però CR ha un cruccio perché se è vero che è in testa alla classifica dei giocatori in attività (sono solo in 60 ad aver superato i 50 gol in nazionale, tra cui Thierry Henry), chi sta in cima, numero uno assoluto con 109 reti, è l’iraniano di radice azera Ali Daei, che si è ritirato undici anni fa e che nell’88 giocò per due stagioni in Germania (al Bayern e all’Hertha, segnando anche al Milan), primo asiatico a debuttare in Champions. È l’unico in tripla cifra e acchiapparlo non sarà facile, ma Ronaldo l’ha già puntato, anche se non lo dice. «Sono felice di aver segnato, ma anche per il risultato, portiamo a casa tre punti importanti, dobbiamo proseguire per la nostra strada, abbiamo pareggiato la prima, vinto la seconda, ora ci aspetta l’Iran». Già, proprio l’Iran di Daei, che ora fa l’allenatore a Teheran e commenta: «Mi supererà, ma gli costerà tempo e fatica».
Il Marocco che nell’86 era stata la prima squadra africana a passare al secondo turno eliminando proprio il Portogallo ha provato a rimediare alla disattenzione su Ronaldo con un forcing impreciso, che ha colpito invano (bravo è stato il portiere Rui Patricio ad allungarsi al 56’ su un colpo di testa di Belhanda). Il Portogallo ha fatto poco, è annegato a centrocampo, è stato pericoloso solo con la minaccia Ronaldo. Lo ha ammesso anche un rassegnato Renard, ct del Marocco: «È più facile giocare con uno che la mette dentro alla prima e sola occasione». Inshallah.
C’è chi con l’età perde di vista l’orizzonte e chi invece comincia a vederlo meglio. Per lui a 33 anni la seconda. In tre partecipazioni mondiali (2006-2010-2014) aveva tirato 70 volte e segnato 3 reti, qui su 10 tentativi l’ha buttata dentro 4 volte. Che volete dirgli? Sarà fissato, ossessionato dalla sua immagine come il personaggio di Dorian Gray, farà dormire massaggiatori e chiropratici a casa sua, perché non si sa mai che alle due di notte gli venga la pazza voglia di mettersi a lavorare in palestra, però l’autostima cresce e il bottino pure (superato di 8 gol pure Pelé). Figurarsi se poteva mancare il paragone con il vino. Parole del ct portoghese, Fernando Santos: «Cristiano è come il Porto, con gli anni migliora, sotto tutti i punti di vista, si conosce e sa cosa chiedere a se stesso». Nonostante contro il Marocco sia stato pesantemente fischiato dai tifosi africani ogni volta che toccava palla al grido di “Messi, Messi”. Lui se ne sbatte, anzi dopo il gol rilancia: con una linguetta e con un’ombra di barbetta sotto il mento, secondo atto di sfottò a Messi per il suo spot pubblicitario con una capra, già sottolineato da Cristiano nell’esultanza al gol contro la Spagna, quando s’è lisciato il mento alludendo all’altro (ma ufficialmente è una scommessa con il suo compagno Quaresma). Anche perché quel Messi lì sta dietro 21 gol, anzi a quota 64 è appaiato all’indiano Sunil Chhetri, attaccante del Bengaluru (alzi la mano chi lo conosce).
Ronaldo invece ha staccato l’ungherese Puskas, un dieci mitico, mago del gol, che nella pittura sarebbe come dire Michelangelo, però CR ha un cruccio perché se è vero che è in testa alla classifica dei giocatori in attività (sono solo in 60 ad aver superato i 50 gol in nazionale, tra cui Thierry Henry), chi sta in cima, numero uno assoluto con 109 reti, è l’iraniano di radice azera Ali Daei, che si è ritirato undici anni fa e che nell’88 giocò per due stagioni in Germania (al Bayern e all’Hertha, segnando anche al Milan), primo asiatico a debuttare in Champions. È l’unico in tripla cifra e acchiapparlo non sarà facile, ma Ronaldo l’ha già puntato, anche se non lo dice. «Sono felice di aver segnato, ma anche per il risultato, portiamo a casa tre punti importanti, dobbiamo proseguire per la nostra strada, abbiamo pareggiato la prima, vinto la seconda, ora ci aspetta l’Iran». Già, proprio l’Iran di Daei, che ora fa l’allenatore a Teheran e commenta: «Mi supererà, ma gli costerà tempo e fatica».
Il Marocco che nell’86 era stata la prima squadra africana a passare al secondo turno eliminando proprio il Portogallo ha provato a rimediare alla disattenzione su Ronaldo con un forcing impreciso, che ha colpito invano (bravo è stato il portiere Rui Patricio ad allungarsi al 56’ su un colpo di testa di Belhanda). Il Portogallo ha fatto poco, è annegato a centrocampo, è stato pericoloso solo con la minaccia Ronaldo. Lo ha ammesso anche un rassegnato Renard, ct del Marocco: «È più facile giocare con uno che la mette dentro alla prima e sola occasione». Inshallah.