Tite e la strategia della dolcezza, il Brasile si allena con i figli
Andrea Sorrentino , dal nostro inviato ANDREA SORRENTINOIl ct verdeoro, nonostante il deludente esordio, cerca di dare tranquillità ai suoi giocatori in vista della sfida con Costarica. E sferza Neymar: “È un genio, deve saltare l'uomo e inventare. È lì per quello”
SAN PIETROBURGO (RUSSIA). O professor ne è convinto: la famiglia prima di tutto, poi viene il resto, persino il calcio. Anche se siamo ai Mondiali, anche se la prima partita è andata così così, e la pressione di duecento milioni di brasiliani assaliti dai dubbi arriva fino a qui, in una Pietrogrado fredda e piovosa, e intanto oggi c’è il Costarica.
A maggior ragione, anzi, lasciate che i figli vadano dai padri, che le mogli abbraccino i mariti, che si stia insieme finché si può, fa solo bene allo spirito. I ritiri sprangati come zone rosse per difendersi dai black bloc non fanno per il Brasile di Tite, infatti nei giorni successivi all’1-1 con la Svizzera all’allenamento della Seleçao si sono viste scene che ai Mondiali proprio mai, nemmeno per sogno.
I figli dei calciatori sul prato insieme ai papà, sdraiati sugli stessi stuoini, a fare stretching. I più piccoli in braccio per farsi spupazzare u…
A maggior ragione, anzi, lasciate che i figli vadano dai padri, che le mogli abbraccino i mariti, che si stia insieme finché si può, fa solo bene allo spirito. I ritiri sprangati come zone rosse per difendersi dai black bloc non fanno per il Brasile di Tite, infatti nei giorni successivi all’1-1 con la Svizzera all’allenamento della Seleçao si sono viste scene che ai Mondiali proprio mai, nemmeno per sogno.
I figli dei calciatori sul prato insieme ai papà, sdraiati sugli stessi stuoini, a fare stretching. I più piccoli in braccio per farsi spupazzare u…
SAN PIETROBURGO (RUSSIA). O professor ne è convinto: la famiglia prima di tutto, poi viene il resto, persino il calcio. Anche se siamo ai Mondiali, anche se la prima partita è andata così così, e la pressione di duecento milioni di brasiliani assaliti dai dubbi arriva fino a qui, in una Pietrogrado fredda e piovosa, e intanto oggi c’è il Costarica.
A maggior ragione, anzi, lasciate che i figli vadano dai padri, che le mogli abbraccino i mariti, che si stia insieme finché si può, fa solo bene allo spirito. I ritiri sprangati come zone rosse per difendersi dai black bloc non fanno per il Brasile di Tite, infatti nei giorni successivi all’1-1 con la Svizzera all’allenamento della Seleçao si sono viste scene che ai Mondiali proprio mai, nemmeno per sogno.
I figli dei calciatori sul prato insieme ai papà, sdraiati sugli stessi stuoini, a fare stretching. I più piccoli in braccio per farsi spupazzare un po’, i più grandi che osavano persino palleggiare con i campioni della nazionale, tanto sono amici di papà. E un profluvio di foto a immortalare il tutto. Marcelo, Alisson, Miranda con i loro ragazzi, Thiago Silva con i suoi due maschietti (il più grande, 9 anni, ha sostenuto di essersi pure infortunato, infatti gli hanno fasciato il piede e gira con le stampelle), Firmino con le sue splendide ragazzine, Casemiro con la sua, arrampicata sulle spalle mentre appoggia il pallone sulla testa di “pai”. Ma la filosofia di Tite è questa.
Lui stesso sostiene che la famiglia non può mai essere un problema per un professionista, semmai un valore aggiunto, si lavora con la testa più leggera se si hanno vicini i propri affetti, e se ne riceve carica, energia positiva. Del resto nel ritiro brasiliano di Sochi, separata dagli alloggi dei giocatori ma non troppo, c’è una zona a parte proprio per ospitare le famiglie, con tanto di stanzone per i giochi dei bambini, e sale per gli incontri con mogli o amici.
E dato che si sa come sono i brasiliani, le loro famiglie sono sempre una tribù di qualche decina di persone tutto compreso, c’è un certo allegro caos intorno alla Seleçao, e c’è pure la tribuna tutta dedicata agli affetti al campo di allenamento. Insomma è come stare a casa, o almeno hanno provato a ricreare quel clima. Sarà per questo che il Brasile arrivato a San Pietroburgo non mostra i segni dell’ansia di chi ha pareggiato la prima partita e non può sbagliare anche la seconda, altrimenti si farebbe durissima.
Tite conferma gli 11 della gara inaugurale, la rotazione della fascia di capitano stavolta arriva sul braccio di Thiago Silva, chiede solo di «attaccare meglio», e non può che difendere il suo asso, da cui devono arrivare gli acuti decisivi: «Neymar è un genio. È falso che io gli abbia chiesto di essere meno individualista, anzi deve esserlo negli ultimi trenta metri, deve saltare l’uomo e inventare, è lì per quello. E non è al 100% perché dopo tre mesi di inattività ci vogliono cinque partite per arrivare al top, e ci siamo quasi».
Anche il papà di Neymar è ospite fisso del ritiro di Sochi. Per stare vicino al figlio, certo, ma anche per seguire la trattativa per l’uscita dal Psg di O’Ney, che vuole ormai solo due cose in questa estate: vincere il Mondiale, e fuggire al Real Madrid. Sono rose, e fioriranno presto.
A maggior ragione, anzi, lasciate che i figli vadano dai padri, che le mogli abbraccino i mariti, che si stia insieme finché si può, fa solo bene allo spirito. I ritiri sprangati come zone rosse per difendersi dai black bloc non fanno per il Brasile di Tite, infatti nei giorni successivi all’1-1 con la Svizzera all’allenamento della Seleçao si sono viste scene che ai Mondiali proprio mai, nemmeno per sogno.
I figli dei calciatori sul prato insieme ai papà, sdraiati sugli stessi stuoini, a fare stretching. I più piccoli in braccio per farsi spupazzare un po’, i più grandi che osavano persino palleggiare con i campioni della nazionale, tanto sono amici di papà. E un profluvio di foto a immortalare il tutto. Marcelo, Alisson, Miranda con i loro ragazzi, Thiago Silva con i suoi due maschietti (il più grande, 9 anni, ha sostenuto di essersi pure infortunato, infatti gli hanno fasciato il piede e gira con le stampelle), Firmino con le sue splendide ragazzine, Casemiro con la sua, arrampicata sulle spalle mentre appoggia il pallone sulla testa di “pai”. Ma la filosofia di Tite è questa.
Lui stesso sostiene che la famiglia non può mai essere un problema per un professionista, semmai un valore aggiunto, si lavora con la testa più leggera se si hanno vicini i propri affetti, e se ne riceve carica, energia positiva. Del resto nel ritiro brasiliano di Sochi, separata dagli alloggi dei giocatori ma non troppo, c’è una zona a parte proprio per ospitare le famiglie, con tanto di stanzone per i giochi dei bambini, e sale per gli incontri con mogli o amici.
E dato che si sa come sono i brasiliani, le loro famiglie sono sempre una tribù di qualche decina di persone tutto compreso, c’è un certo allegro caos intorno alla Seleçao, e c’è pure la tribuna tutta dedicata agli affetti al campo di allenamento. Insomma è come stare a casa, o almeno hanno provato a ricreare quel clima. Sarà per questo che il Brasile arrivato a San Pietroburgo non mostra i segni dell’ansia di chi ha pareggiato la prima partita e non può sbagliare anche la seconda, altrimenti si farebbe durissima.
Tite conferma gli 11 della gara inaugurale, la rotazione della fascia di capitano stavolta arriva sul braccio di Thiago Silva, chiede solo di «attaccare meglio», e non può che difendere il suo asso, da cui devono arrivare gli acuti decisivi: «Neymar è un genio. È falso che io gli abbia chiesto di essere meno individualista, anzi deve esserlo negli ultimi trenta metri, deve saltare l’uomo e inventare, è lì per quello. E non è al 100% perché dopo tre mesi di inattività ci vogliono cinque partite per arrivare al top, e ci siamo quasi».
Anche il papà di Neymar è ospite fisso del ritiro di Sochi. Per stare vicino al figlio, certo, ma anche per seguire la trattativa per l’uscita dal Psg di O’Ney, che vuole ormai solo due cose in questa estate: vincere il Mondiale, e fuggire al Real Madrid. Sono rose, e fioriranno presto.