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Neymar dopo il secondo gol al Costarica (ap)

Nervi, gol e lacrime, la scossa del Brasile. Neymar sotto stress

Il Costarica battuto nel recupero, O'Ney segna il raddoppio per poi sciogliersi in un pianto di liberazione
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SAN PIETROBURGO - È finito ruzzoloni sul prato, col lembo della giacca che gli finiva per cappello, perché Ederson e Cassio, nell’euforia di tutta la panchina dopo l’1-0, lo hanno travolto. E il magnifico Adenor Bachi, detto Tite, cadendo si è pure infortunato: «Ho una contrattura alla coscia destra», ed è il secondo allenatore a finire in infermeria, dopo l’inglese Gareth Southgate che si è lussato una spalla. Ma è un dolcissimo dolore anche questo. Il Brasile ce l’ha fatta. È entrato nel Mondiale, e ora saranno guai per tutti, quando già volteggiavano corvacci sulla sua testa, mancava un pugno di minuti a un altro psicodramma sudamericano. Ma questa non è l’Argentina, è la Seleçao, strutturata per arrivare in fondo, perché ha talento, equilibrio tattico e persino un’etica. In panchina ha un professore di vita e di calcio, e i ragazzi pendono dalle sue l…
SAN PIETROBURGO - È finito ruzzoloni sul prato, col lembo della giacca che gli finiva per cappello, perché Ederson e Cassio, nell’euforia di tutta la panchina dopo l’1-0, lo hanno travolto. E il magnifico Adenor Bachi, detto Tite, cadendo si è pure infortunato: «Ho una contrattura alla coscia destra», ed è il secondo allenatore a finire in infermeria, dopo l’inglese Gareth Southgate che si è lussato una spalla. Ma è un dolcissimo dolore anche questo. Il Brasile ce l’ha fatta. È entrato nel Mondiale, e ora saranno guai per tutti, quando già volteggiavano corvacci sulla sua testa, mancava un pugno di minuti a un altro psicodramma sudamericano. Ma questa non è l’Argentina, è la Seleçao, strutturata per arrivare in fondo, perché ha talento, equilibrio tattico e persino un’etica. In panchina ha un professore di vita e di calcio, e i ragazzi pendono dalle sue labbra, lui li guida, li tiene al riparo, poi è predisposto naturalmente al sorriso contagioso, e i fatti gli danno sempre ragione. Ha occhi solo per i suoi: «Che giudizio do sulle altre favorite? Scusatemi ma non ho visto una sola partita, ho dato giusto un’occhiata ai gol: non ho tempo, penso sempre alla Seleçao».

È andata così. Cross di Marcelo, sponda di Firmino, che fa il centravanti di mestiere ma che Tite aveva inserito a centrocampo al posto di Paulinho con intuizione felicissima, e irruzione a fari spenti di Coutinho, il migliore di tutti. Al 91’ il Brasile va, è oltre il solito catenaccione del Costarica e oltre i riflessi da giaguaro di Keylor Navas, di imprese storiche ne basta una nella vita e i Ticos sono già eliminati, altro che i quarti di finale come nel 2014, di difesa a oltranza ci si può anche strangolare da soli. Nell’azione decisiva non entra Neymar, che in ogni caso è stato un fattore della gara, perché ci è sempre stato dentro, anziché fuggire. Anche con le sue inadeguatezze, perché è dura tornare in forma dopo tre mesi di inattività, il suo nervosismo, le sue polemiche con l’arbitro che lo ammonisce per proteste dopo vari avvertimenti, gli insulti in spagnolo agli avversari, e i suoi tuffi, compreso quello con cui aveva turlupinato l’olandese Kuipers: al 33’ st c’è una manina inoffensiva di Gonzalez in area, Neymar oscilla e vacilla, simula un fallo che non c’è, l’arbitro prima concede il rigore poi viene corretto dal Var, prima volta nella storia della Coppa.

O’Ney dopo l’1-0 esibisce una lambreta vicino al corner poi segna il raddoppio al 97’, gol più tardivo di sempre al Mondiale, per poi sciogliersi in lacrime di liberazione, su assist di Douglas Costa: l’ingresso dello juventino ha cambiato il volto del Brasile, dopo un primo tempo grigio e angoscioso. Ma la vittoria è netta, arcimeritata, dopo 23 tiri in porta e un insistere appassionato, furente eppure lucido, aggressivo eppure ordinato. Il martellare dei centrocampisti, il creare “volume” come chiede Tite, il mantenere gli equilibri tra i reparti per concedere rarissimi contropiede, sono stati decisivi. O professor ora pensa alla Serbia e non vuole polemizzare con un altro Var che non dà ragione al Brasile, come con la Svizzera: «Per me era rigore, e ce n’era pure uno su Gabriel Jesus. Ma noi siamo il Brasile e vinciamo senza aiuti. Neymar? È disumano dargli tutte quelle responsabilità, lui è uno della squadra». O’ Ney ringrazia e fa sapere via social: «Nessuno sa cosa ho passato per arrivare fin qui. E ai pappagalli che parlano a caso, rispondo sul campo». Ai soloni non piace perché è troppo glamour e ossigenato, ma intanto ha superato Romario nei gol con la Seleçao e ora, a quota 56, ha davanti solo Pelè, Ronaldo e Zico, insomma non è solo mèches e plasticume, tutt’altro. Eppure in Brasile lo criticano pure per il pianto in campo: «È segno di instabilità, è una cosa inquietante». Incontentabili, sempre.