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Kylian Mbappé, due gol all'Argentina (ap)

La Francia leggera come Mbappé, un nuovo simbolo dopo Zidane

Corre a 32 km orari e non smette di sorridere: 20 anni dopo il titolo, Deschamps per i quarti di finale si affida con l'Uruguay al più bravo 19enne mai visto ai Mondiali dai tempi di Pelé
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Ha quell’espressione un po’ così, di quelli che vengono dal “93”, e tutti questi complimenti non l’hanno granché impressionato. Gli hanno detto che contro l’Argentina è stato bravo come Pelé, che ricorda Ronaldo il Fenomeno, che quando parte in progressione sembra abbia uno scooter sotto il sedere, che per la Francia può essere un simbolo come lo fu Zidane.

Ma a Kylian Mbappé, dice chi lo conosce bene, la pressione e il soffio del mondo non pesano, è come se avesse sempre saputo che prima o poi tutto ciò sarebbe successo. Durante la rifinitura prima di Francia-Uruguay, cosa sarà mai la vigilia di un quarto di finale dei Mondiali a 19 anni e 19 presenze con i Bleus, era in campo con quella sua ineffabile espressione tra l’assorto e l’ironico, i lineamenti che ricordano davvero Henri Salvador, poi ha iniziato a trottare con i compagni, scaldando i muscoli giocondi che oggi pom…
Ha quell’espressione un po’ così, di quelli che vengono dal “93”, e tutti questi complimenti non l’hanno granché impressionato. Gli hanno detto che contro l’Argentina è stato bravo come Pelé, che ricorda Ronaldo il Fenomeno, che quando parte in progressione sembra abbia uno scooter sotto il sedere, che per la Francia può essere un simbolo come lo fu Zidane.

Ma a Kylian Mbappé, dice chi lo conosce bene, la pressione e il soffio del mondo non pesano, è come se avesse sempre saputo che prima o poi tutto ciò sarebbe successo. Durante la rifinitura prima di Francia-Uruguay, cosa sarà mai la vigilia di un quarto di finale dei Mondiali a 19 anni e 19 presenze con i Bleus, era in campo con quella sua ineffabile espressione tra l’assorto e l’ironico, i lineamenti che ricordano davvero Henri Salvador, poi ha iniziato a trottare con i compagni, scaldando i muscoli giocondi che oggi pomeriggio dovranno piazzare altri scatti al tritolo, altrimenti con gli uruguagi non si passa.

Come quello, prolungato ai limiti dell’asfissia che però non arrivava mai, settanta metri di progressione, inflitto ai poveri frusti imbolsiti argentini, che si son visti passare davanti questo motorino e alla fine l’hanno dovuto abbattere in area, rigore, e qualcuno aveva inventato anche la velocità raggiunta in quella volata: 37 orari, che sarebbe la velocità media dei 100 metri di Usain Bolt. Bubbole, infatti. La Fifa ha precisato: trattasi di 32,4 orari, comunque notevolissima per un calciatore, poi oltre a quella cannonata Mbappé ha infilato due gollettini per gradire, il solo dopo Pelé ad aver segnato una doppietta mondiale a questa età.

E giù complimenti, ma Didier Deschamps, che a 20 anni dalla Coppa da lui vinta in campo comincia a pensare che con questo giovane fenomeno si potrebbe anche replicare l’impresa, garantisce che Kylian non si è smosso di un centimetro: «Ha 19 anni ma mentalità da adulto. Alla sua età si tende a non avere continuità negli allenamenti, è fisiologico, soprattutto quando hai giocato una grande partita e pensi che tutto sia bello, che la vita sorriderà sempre, che non c’è bisogno di spingere al massimo ogni giorno. Lui non è così. È intelligente. Ha già sperimentato, così giovane, il crescere delle aspettative intorno a lui, prima al Monaco, poi al Psg, poi qui al Mondiale, dove c’è il livello più alto in assoluto. Finita la partita con l’Argentina si è goduto gli elogi ma li ha digeriti subito, domenica e lunedì si è riposato, da martedì era al lavoro con gli altri, come sempre. Ha ancora margini di miglioramento».

Viene dal “93”, Kylian, come viene chiamata per brevità, perché è il numero del distretto, la banlieue di Bondy, nordest di Parigi. Da piccolo aveva la stanza tappezzata delle foto di Zidane e Ronaldo, e ora a loro viene paragonato. È ancora legatissimo al suo distretto, prima di partire ha finanziato un viaggio in Russia per 25 studenti della scuola Jean Renoir, hanno visto un paio di partite compresa Francia-Danimarca, poi sono andati a trovarlo, e lui li ha ricevuti come un giovane principe ereditario, serio, composto, responsabile, già un uomo fatto.

Oggi in campo serve soprattutto lui, in attesa dei primi veri squilli di Griezmann che comunque si sfianca in un lavoro di copertura micidiale, per battere l’Uruguay: la Francia non ci riesce da 33 anni, giocava ancora Platini, anzi ai Mondiali non è mai accaduto, due pareggi e un ko. La Patria assisterà solo alla tv: qui sono arrivati solo duemila tifosi.