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 Il ct della Russia Stanislav Cherchesov, 54 anni (ap)

L'occasione russa nella Dacia di Stalin, ma Putin non c'è

Il ct dei padroni di casa Cherchesov sfida nei quarti di finale la Croazia dopo aver isolato la squadra dall'euforia del Paese: "Non leggo i giornali"
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Si vede che a Iosif Vissarionovich, meglio conosciuto come Stalin, il calcio, sport borghesuccio, e assai degenerato per via di finte e di dribbling, ancora non va giù. E da lassù, assai innervosito che il suo paese giochi i quarti accanto alla sua dacia, dove veniva a curare il mal di schiena, ha scatenato pioggia torrenziale e allagamenti (la Croazia ha dovuto cambiare campo di allenamento). Sochi doveva essere un quarto da villeggiatura: sole, mar Nero, atmosfera da happy hour.

Invece nubi, ombrelli, secchiate di acqua e il ct Stanislav Cherchesov, sempre più nei panni di Peppone-Gino Cervi, quando gli chiedono se contro la Croazia è la partita della vita risponde: «Credo che le partite importanti debbano ancora arrivare». Finito qui, ma va? Ci tocca (per fortuna) un grande della letteratura russa, meglio della Bibbia dell’altra volta: «Come diceva Cechov la brevità è sorella della genialità». In sintes…
Si vede che a Iosif Vissarionovich, meglio conosciuto come Stalin, il calcio, sport borghesuccio, e assai degenerato per via di finte e di dribbling, ancora non va giù. E da lassù, assai innervosito che il suo paese giochi i quarti accanto alla sua dacia, dove veniva a curare il mal di schiena, ha scatenato pioggia torrenziale e allagamenti (la Croazia ha dovuto cambiare campo di allenamento). Sochi doveva essere un quarto da villeggiatura: sole, mar Nero, atmosfera da happy hour.

Invece nubi, ombrelli, secchiate di acqua e il ct Stanislav Cherchesov, sempre più nei panni di Peppone-Gino Cervi, quando gli chiedono se contro la Croazia è la partita della vita risponde: «Credo che le partite importanti debbano ancora arrivare». Finito qui, ma va? Ci tocca (per fortuna) un grande della letteratura russa, meglio della Bibbia dell’altra volta: «Come diceva Cechov la brevità è sorella della genialità». In sintesi, catenaccio flessibile, molta corsa e non facciamola lunga: «La Croazia è più forte della Spagna, faremo una partita diversa, ma soprattutto non dobbiamo farci prendere dall’euforia, infatti io non leggo nemmeno i giornali. Sì, a Putin rispondo, prima e dopo la partita, il presidente ci chiama sempre, i ragazzi lo sanno, è bello essere sostenuti».

Squadra che vince non si cambia e anche stavolta Putin non sarà allo stadio, resterà davanti alla tv a Mosca, tanto se la nazionale va in semifinale fa il botto (non capita dal ’66) e se si ferma comunque è un buon risultato per una squadra a chilometro zero. La frenesia ha preso un po’ tutti (il 56% dei russi crede in successo), tanto che la Banca Centrale è scesa in campo con una promessa: se la squadra vince conierà una moneta da mezzo rublo, per via di un gioco di parole, semifinale in russo si dice «polufinal», che suona come «mezza finale».

Ma Cherchesov che per la preparazione fisica si affida alla coppia Paulino Granero (spagnolo) e Vladimir Panikov ha voluto che la nazionale vivesse nel centro olimpico di Novogorsk, dove i calciatori, categoria che anche qui passa per viziata, si rendesse conto che rispetto ad altri campioni dello sport loro non hanno portato né successi né medaglie. Forse rientrerà Alan Dzagoev, che si era fatto male con l’Arabia Saudita, e ci sarà il giocatore più vecchio del mondiale (portieri esclusi), il difensore Ignashevich, 39 anni tra una settimana. 

Anche la Croazia gioca contro il suo passato (più felice). Vuole accantonare quella generazione e il ricordo del ’98 quando sconfisse nei quarti la Germania. E Ivan Rakitic dice che bisognerà difendere da squadra: «Io avevo 4 anni, abitavo in Svizzera, facevamo un barbecue in giardino quando la Croazia volò in semifinale e noi eravamo molto orgogliosi di far vedere ai nostri vicini quanto fossimo bravi a giocare a pallone». 

Il ct Zlatko Dalic, convinto che se hai Luka Modric a centrocampo hai la chiave per stappare il mondo, sostiene che oggi la Russia avrà alle sue spalle la spinta di un intero Paese. E appunto, chissà se Stalin sempre da lassù, troverà il modo per proteggere la porta di Akinfeev, come faceva lui, imbottendo il suo divano di crine di cavallo. Contro i proiettili nemici.