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Chris Froome, in primo piano, 33 anni, con i compagni di squadra  

Un Tour con troppe nuvole nere, Froome corre tra i dubbi e i fischi

Oggi il via, ma l'assoluzione dopo 9 mesi nel caso salbutamolo non ha placato l'ostilità intorno al britannico, che teme le reazioni della folla sulle strade e ha lanciato un appello. Polemici i rivali. Una cupezza in partenza che ricorda il '98 dello scandalo Festina
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NOIRMOUTIER. Sono passati vent’anni ma questo Tour mi ricorda molto quello del ’98 e la nuvola nera di Lilla. L’avevo chiamata così anche per motivi cromatici, ma era una storia di doping vero, di squadra, organizzato dalla Festina. Sembrava a molti un episodio di relativa importanza, la macchina del massaggiatore Voet fermata alla frontiera col Belgio: nel baule c’era tutto, dall’epo al Gh (ormone della crescita), dalla coca alle amfetamine. Da lì invece partì una valanga che travolse il Tour. Squadre messe fuori corsa, squadre scappate, squadre ritirate . A Parigi Pantani in maglia gialla.

In maglia gialla oggi alla partenza c’è Froome, ed è una storia di doping vero, falso o presunto. L’assoluzione di Froome da parte dell’Uci e della Wada, a pochi giorni dal via, è vista come arbitraria da una grandissima parte dell’opinione pubblica francese (vi lascio immaginare il tono dei commenti s…
NOIRMOUTIER. Sono passati vent’anni ma questo Tour mi ricorda molto quello del ’98 e la nuvola nera di Lilla. L’avevo chiamata così anche per motivi cromatici, ma era una storia di doping vero, di squadra, organizzato dalla Festina. Sembrava a molti un episodio di relativa importanza, la macchina del massaggiatore Voet fermata alla frontiera col Belgio: nel baule c’era tutto, dall’epo al Gh (ormone della crescita), dalla coca alle amfetamine. Da lì invece partì una valanga che travolse il Tour. Squadre messe fuori corsa, squadre scappate, squadre ritirate . A Parigi Pantani in maglia gialla.

In maglia gialla oggi alla partenza c’è Froome, ed è una storia di doping vero, falso o presunto. L’assoluzione di Froome da parte dell’Uci e della Wada, a pochi giorni dal via, è vista come arbitraria da una grandissima parte dell’opinione pubblica francese (vi lascio immaginare il tono dei commenti sul web) e anche dei corridori. Eccone alcuni. Dumoulin: «Non ho capito né perché Froome non sia stato sospeso né perché sia stato assolto». Quintana: «Ognuno raccoglie quello che semina». Nibali: «Mi sembra chiaro che siano stati usati due pesi e due misure e che il regolamento vada cambiato». Bardet: «Le sentenze non si discutono, ma chi vuole un ciclismo trasparente non può non vedere una macchia opaca che coinvolge tutto il movimento, non solo Froome». Froome alla presentazione delle squadre ha raccolto bordate di fischi che la metà bastava. Commento di Sagan: «Seguo con attenzione solo i fatti che mi riguardano. Questo riguardava Froome, Sky, gli organizzatori del Tour, l’Uci. Può correre? E allora corra. Ma non vorrei essere nei suoi panni».

Nemmeno io, se penso ai precedenti, a un pubblico che con Froome non si limitava ai fischi e ai gestacci ma gli sputava addosso e gli tirava di tutto. Per una parte, spero non eccessiva, di questo pubblico Froome è un imbroglione con agganci nei quartieri alti e Sky può permettersi il lusso di ingaggiare, per la miseria di qualche milione di euro, più o meno il budget annuale di una squadra medio-piccola, un esercito di professoroni che in centinaia di pagine riescono a convincere la giuria che Froome è pulito e bianco come un giglio. Verrebbe da dire: finita qui. No, qui comincia il secondo tempo del film, meno scientifico e più passionale.

Qui c’è da aspettarsi di tutto. E lo sa bene Froome, che ha lanciato una sorta di appello alla nazione: io amo la Francia, la maglia gialla è la più bella del mondo e mai mi verrebbe in mente di sporcarla, non sono colpevole di nulla, lasciatemi correre e non fatemi del male. È la prima volta, a memoria mia, che il principale favorito del Tour non ha contro solo gli avversari di grido ma anche gli spettatori. Gli avversari sono Nibali (che pronostico da podio), Bardet, Dumoulin, il tridente della Movistar (Quintana, Landa, Valverde), Porte, Adam Yates, Martin, Zakarin, Barguil, Uran. Ci aggiungerei il colombiano Bernal, uno scalatorino di cui raccontano meraviglie, ma corre per Sky, quindi per difendere il capitano e non per attaccarlo. Per ora deve accontentarsi del titolo di più giovane del Tour (21 anni e 174 giorni mentre il più anziano è Pellizotti (40 anni e 172 giorni), il più basso Pozzovivo (164 cm) e il più alto il tedesco Sieberg (198), il più leggero il francese Gaudu (53 kg) e il più pesante il belga Van Keirsbulck (86).

Perché spargo queste briciole? Probabilmente lo ritengo un modo per allontanare l’immagine di un Tour in balìa degli sciovinisti, che risultano in netta crescita su scala europea. Non è che Bernard Hinault, vincitore di cinque Tour, esortando i corridori a boicottare la corsa se Froome si fosse presentato alla partenza sub judice, abbia buttato acqua sul fuoco. Il patron del Tour, Prudhomme, per salvare la faccia alla gara aveva dichiarato persona non gradita Froome, se in attesa di giudizio.

Oplà, il giudizio d’assoluzione è arrivato, subito. È la tempistica che puzza, per valori fuori norma rilevati alla Vuelta a metà settembre. Esiste la possibilità che Froome sia davvero innocente, ma quanti ci credono? Ecco i tanti perché della nuvola nera. Di Alpi e Pirenei ci sarà tempo per parlare. Si parte da Noirmoutier, famosa per la bontà delle patate, le fioriture di ginestra e, secondo gli impressionisti, per il blu del mare, tra i più vividi di questa costa. A me non pare ma non sono un impressionista. Mi impressiona, semmai, che il Tour parta con queste premesse da una località che comincia per Noir. Nero. Ma finché i Bleus fanno strada in Russia la nuvola sarà un po’ meno nera.