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Chris Froome si rialza dopo la caduta, accanto a lui il belga Jasper De Buyst (reuters)

Tour e peperoncino, la caduta di Froome spinge avanti Nibali

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Nella tappa vinta in volata dal debuttante Gaviria, ci sono stati già 50” di ritardo del favorito britannico dal siciliano
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FONTENAY-LE-COMTE - Mai un colombiano aveva vinto uno sprint al Tour. Ecco a voi Fernando Gaviria. Solo una volta un esordiente al Tour aveva vinto la prima tappa negli ultimi 15 anni: Cancellara nel 2004. Riecco Gaviria. Solo una volta un colombiano aveva indossato la maglia gialla: Victor Hugo Peña nel 2003. Oltre alla gialla, Gaviria ha anche la verde a punti e la bianca dei giovani. Ieri mi sono messo una maglietta rossa, come aveva chiesto don Ciotti, come tutti quelli che non ritengono un reato la solidarietà. Qui, dove non solo liberté, ma égalité e fraternité sembravano parole un po’ sbiadite, la Corte costituzionale ha sentenziato venerdì che non è colpevole di nulla chi aiuta un qualunque essere umano in difficoltà. Ci sono abitanti della Val Roia in carcere per questo, usciranno presto. La montagna ha un codice etico, come il mare. Una legge non scritta. Pianure non pervenute, ma fortemente indiziate di &l…
FONTENAY-LE-COMTE - Mai un colombiano aveva vinto uno sprint al Tour. Ecco a voi Fernando Gaviria. Solo una volta un esordiente al Tour aveva vinto la prima tappa negli ultimi 15 anni: Cancellara nel 2004. Riecco Gaviria. Solo una volta un colombiano aveva indossato la maglia gialla: Victor Hugo Peña nel 2003. Oltre alla gialla, Gaviria ha anche la verde a punti e la bianca dei giovani. Ieri mi sono messo una maglietta rossa, come aveva chiesto don Ciotti, come tutti quelli che non ritengono un reato la solidarietà. Qui, dove non solo liberté, ma égalité e fraternité sembravano parole un po’ sbiadite, la Corte costituzionale ha sentenziato venerdì che non è colpevole di nulla chi aiuta un qualunque essere umano in difficoltà. Ci sono abitanti della Val Roia in carcere per questo, usciranno presto. La montagna ha un codice etico, come il mare. Una legge non scritta. Pianure non pervenute, ma fortemente indiziate di “prima le pianure”.

Le pianure, all’inizio del Tour, sono come una grande tazza di camomilla con dentro un peperoncino poco piccante. Il peperoncino è la solita fuga di pochi che nasce a tanti km dal traguardo e va in porto raramente. La camomilla è lo scarso interesse di una tappa che obbedisce ai desideri della ruote veloci, o meglio delle loro squadre. Da anni rispetta un copione preciso. Ieri erano tre francesi (Offredo, Ledanois e Cousin), ripresi a 11 km. E lì, senza nessun preavviso, il caso (Hazard in francese ma occhio al Belgio) ha lanciato peperoncini sulla strada, stretta tra coltivazioni di mais e barbabietola. Le maglie più gettonate sono quelle blu della Nazionale di calcio. Anche ai bordi del Tour. Chute, caduta. Mette fuori gioco Demaré, il migliore sprinter francese, e con lui cade Bernal, la stella nascente della Colombia, il pivellino, il più giovane in corsa. Arriverà a 1’15” da Gaviria, e non da solo. Colombia ride, Colombia piange. Arriverà con Quintana, che buca a 3,5 km dall’arrivo e commette un grave errore: si ferma. Avesse continuato a pedalare per 500 metri con la gomma a terra, sarebbe entrato nella zona di neutralizzazione e non avrebbe subìto danni in classifica. Poi si sa che gli errori sono come le ciliegie, uno tira l’altro, così dall’ammiraglia il ds Unzue sbaglia ritardando le operazioni di salvataggio di Quintana, che viene superato dal gruppetto di Froome.

Ecco il peperoncino più saporito. A 5,1 km dal traguardo, quando la velocità del gruppo è molto alta, Froome cade e avvitandosi in un mezzo salto mortale atterra sull’erba. Gli va bene, perché evita di poco un paracarro di plastica dura e il suo basamento in cemento. Oltre il traguardo Thomas dirà che uno della Katusha ha fatto cadere il suo capitano, e lo dice senza toni accusatori. Ma basta per scatenare i sospetti di un agguato. Prima versione: gomitata di Tony Martin. Seconda e definitiva versione, dopo aver visto i filmati: maglia Katusha sì, ma si tratta di Zabel, non di Martin. E non si vede alcuna gomitata. Si vede Froome che cerca di rimontare il gruppo sull’estrema destra, intesa come strada. Probabile che calcoli male lo spazio per passare, si tocca appena con Zabel e vola via. Anche qui un errore grave: Froome pecca di leggerezza, col vento di lato, e in genere l’operazione di risalita un capitano la fa stando a ruota di un pesce-pilota. Anche per questo esistono i gregari. Va a finire che l’allarme si sgonfia e d’altra parte, con l’arrivo in carovana del Var, tutti cercano di usare i gomiti in modo corretto. Froome, appiedato prima di Quintana, gli arriva davanti di quasi mezzo minuto. Questo per concludere che l’errore più grave è stato di Quintana.

L’ultimo giorno di Tour, l’anno scorso, c’erano tre favoriti in mezzo minuto. Nel primo giorno di Tour molti favoriti sono già costretti a inseguire: Froome, Quintana, Bernal, ma anche Porte e Adam Yates. Tutti assegnano molta importanza (forse troppa) alla cronosquadre di Cholet, tutti cercano il buon piazzamento per avere, a Cholet, l’ammiraglia in posizione favorevole, ossia tra le ultime a partire, così da conoscere i tempi degli altri. Soddisfatto Nibali, fa pure una battuta: «Abbiamo rotto il ghiaccio in una giornata caldissima. Tappa non banale, anzi due tappe in una, come sempre, e come sempre è importante stare davanti. Non ho visto cadere Froome, me l’hanno detto dall’ammiraglia». Undicesimo e primo degli italiani Vincenzo nostro, che velocista non è. Piccolo e buon segno.

E torniamo a Gaviria. Quelli della Quick Step i velocisti sanno sceglierli. Viviani ha dominato al Giro, dove l’anno scorso Gaviria aveva vinto quattro tappe più la maglia ciclamino. E Gaviria ha l’aria di non accontentarsi in Francia. Ben assecondato dai suoi, ha bruciato Sagan che al gioco di squadra negli sprint non crede (ha solo Oss) o forse preferisce sbrigarsela da solo, saltando di ruota in ruota. Oggi rivincita. Intanto Gaviria ribadisce che non gli piace essere chiamato El Mìsil, come usa in Colombia. «È una cosa violenta, fa pensare alla guerra. Chiamatemi solo Fernando, o solo Gaviria. Preferisco».