Meno corridori ma si cade lo stesso. Sagan colpo giallo
Gianni Mura , di GIANNI MURATappa e maglia allo slovacco, beffato l’italiano Colbrelli. Oggi cronosquadre: Froome non conoscerà i tempi dei rivali
LA-ROCHE-SUR-YON - “Magnifique”. Così Jalabert, uno che se ne intende, battezza lo sprint di Sonny Colbrelli. Che è davvero bello, non sbaglia nulla. Esce allo scoperto al momento giusto e batte Démare, Greipel, Kristoff, la crema dei velocisti, tranne Gaviria e Matthews, caduti ai 1.900 metri e Kittel che ha forato a 7 km dal traguardo. Peccato, per Colbrelli, che nella ventina di corridori che restano in testa dopo due cadute in gruppo ci sia anche Sagan. Uno degli ossi più duri. Colbrelli lo impegna fino all’ultimo metro. «Mi ha messo paura» dirà Sagan. Due delle tre maglie di Gaviria se le è prese lui. A proposito di maglie: sapete da quanto tempo il Sempre Simpatico Sagan (3 S, potrei chiuderlo in una sigla) non indossa in gara la maglia della sua squadra? Il 26 giugno 2011. Da quel giorno, solo la maglia di campione nazionale e di campione del mondo. Gaviria va ad abbracciare Sagan mentre sta pedalando sui r…
LA-ROCHE-SUR-YON - “Magnifique”. Così Jalabert, uno che se ne intende, battezza lo sprint di Sonny Colbrelli. Che è davvero bello, non sbaglia nulla. Esce allo scoperto al momento giusto e batte Démare, Greipel, Kristoff, la crema dei velocisti, tranne Gaviria e Matthews, caduti ai 1.900 metri e Kittel che ha forato a 7 km dal traguardo. Peccato, per Colbrelli, che nella ventina di corridori che restano in testa dopo due cadute in gruppo ci sia anche Sagan. Uno degli ossi più duri. Colbrelli lo impegna fino all’ultimo metro. «Mi ha messo paura» dirà Sagan. Due delle tre maglie di Gaviria se le è prese lui. A proposito di maglie: sapete da quanto tempo il Sempre Simpatico Sagan (3 S, potrei chiuderlo in una sigla) non indossa in gara la maglia della sua squadra? Il 26 giugno 2011. Da quel giorno, solo la maglia di campione nazionale e di campione del mondo. Gaviria va ad abbracciare Sagan mentre sta pedalando sui rulli. Tra loro, ottimi rapporti. Degenkolb, che ha una marcia in meno, si lamenta per due deviazioni di Sagan dalla linea. Ma 3S non è per nulla turbato. «Nessuna volata si somiglia, non ho niente da rimproverarmi. E la giuria, che in più ha a disposizione il Var, non ha visto irregolarità».
Va ricordato che l’anno scorso Sagan venne espulso dal Tour a Vittel. Colossale ingiustizia, altro che giusta sanzione per una gomitata a Cavendish. Era stato Cavendish a cercare di forzare uno spazio, tra Sagan e le transenne, uno spazio non sufficiente. Colpo molto duro, che Sagan incassò con signorilità. «Non mi va neanche di parlarne, è una cosa che appartiene al passato. Lo sapete come sono fatto: tra poche ore, anche questa vittoria, che mi rende felice, apparterrà al passato». Ora c’è da dire di Colbrelli, dispiaciuto ma non troppo. «Per un secondo posto al Tour mi sono arrivati 200 messaggi e continuano ad arrivare, manco avessi vinto. Speravo di battere Sagan, come mi era riuscito al Giro di Svizzera. Volevo anticiparlo e invece è stato lui ad anticipare me. Insomma, perdere dal campione del mondo non è un brutto perdere».
È brutto tornare a casa dopo due giorni, come l’etiope Grmay e lo spagnolo Luis Leon Sanchez (frattura di un braccio e trauma toracico). Il gruppo ha attraversato la Vandea senza dannarsi. La solita fuga, stavolta individuale e non di un corridore qualunque, ma di Sylvain Chavanel, 39 anni compiuti in giugno. Solo la presenza di Pellizotti impedisce a Chavanel di essere il più anziano del Tour. Ma un record lo ha già stabilito, quello di partecipazioni al Tour. Sono 18, a quota 17 superati Hincapie, O’Grady e Voigt. Sette volte campione di Francia (6 a cronometro, una in linea) al Tour ha vinto tre tappe. Nel 2010 la seconda, come ieri, e da solo come ieri. Più di tanto il gruppo non gli concede, dopo 150 km di fuga è ripreso quando ne mancano 13. Numero non amato, almeno da Lawson Craddock, che il 13 ce l’ha appuntato alla schiena. Da ieri, però capovolto in una specie di esorcismo. È il primo caduto del Tour, soffre per una microfrattura alla scapola ma vuole andare avanti. Texano di Houston, ha il mito di Armstrong («è il più grande di sempre», disse un paio d’anni fa). Oltre ad Armstrong, di cui si può considerare figlioccio, Craddock ha la fissa del velodromo di Houston: ha aperto una sottoscrizione e contribuirà personalmente con 100 dollari al giorno per ogni giorno che riuscirà ad arrivare al traguardo. Fossi il velodromo di Houston non mi farei troppe illusioni.
Chi cade, chi è caduto, chi cadrà. Nessuno si sente al riparo, si cade in testa al gruppo, in coda e al centro. Fin qui le cadute con più conseguenze si sono verificate quando la corsa era scatenata, il traguardo vicino, e tutti lottano per guadagnare qualche posizione o farla guadagnare al capitano, o allo sprinter di turno. Tony Gallopin dice che sarà sempre così. «Specie all’inizio. Troppo stress, come una febbre che porta a sottovalutare i rischi. I corridori sono freschi, si sentono capaci di tutto. Ogni anno si parla del problema delle cadute e non si risolve nulla». Sembrava una buona idea quella di abbassare il numero dei partenti: 8 corridori per squadra anziché 9. «Inutile, le cadute dipendo dal comportamento dei corridori, non dal loro numero», è l’opinione di Sagan.
Rullo di tamburi per la cronosquadre di Cholet: 35,5 km impegnativi, nervosi. Alla Bahrain contano di perdere al massimo un minuto da Froome, ma credo sarà qualcosa in più. La clamorosa realtà è che Sky, in base alla classifica a squadre (brutta, e ieri è caduto anche Castroviejo), partirà per seconda, dopo la Mitchelton. Questo significa che Froome non avrà il vantaggio di conoscere i tempi dei suoi avversari, ma i suoi avversari potranno regolarsi sui suoi. È il mondo capovolto, per un giorno. Dopo Nibali partiranno Bora, Trek, Astana, Wanty e Quick-Step. Partenze ogni 5’. Sky al via alle 15.15, Bahrain alle 16.30. Contano i tempi ma conterà anche il tempo che ha tutto il tempo per cambiare. Dal sole alla pioggia o viceversa, quindi strada liscia o scivolosa, vento in faccia o di spalle. Quasi certo che 3S debba salutare la maglia gialla, ciao bella, ma senza dolore.
Va ricordato che l’anno scorso Sagan venne espulso dal Tour a Vittel. Colossale ingiustizia, altro che giusta sanzione per una gomitata a Cavendish. Era stato Cavendish a cercare di forzare uno spazio, tra Sagan e le transenne, uno spazio non sufficiente. Colpo molto duro, che Sagan incassò con signorilità. «Non mi va neanche di parlarne, è una cosa che appartiene al passato. Lo sapete come sono fatto: tra poche ore, anche questa vittoria, che mi rende felice, apparterrà al passato». Ora c’è da dire di Colbrelli, dispiaciuto ma non troppo. «Per un secondo posto al Tour mi sono arrivati 200 messaggi e continuano ad arrivare, manco avessi vinto. Speravo di battere Sagan, come mi era riuscito al Giro di Svizzera. Volevo anticiparlo e invece è stato lui ad anticipare me. Insomma, perdere dal campione del mondo non è un brutto perdere».
È brutto tornare a casa dopo due giorni, come l’etiope Grmay e lo spagnolo Luis Leon Sanchez (frattura di un braccio e trauma toracico). Il gruppo ha attraversato la Vandea senza dannarsi. La solita fuga, stavolta individuale e non di un corridore qualunque, ma di Sylvain Chavanel, 39 anni compiuti in giugno. Solo la presenza di Pellizotti impedisce a Chavanel di essere il più anziano del Tour. Ma un record lo ha già stabilito, quello di partecipazioni al Tour. Sono 18, a quota 17 superati Hincapie, O’Grady e Voigt. Sette volte campione di Francia (6 a cronometro, una in linea) al Tour ha vinto tre tappe. Nel 2010 la seconda, come ieri, e da solo come ieri. Più di tanto il gruppo non gli concede, dopo 150 km di fuga è ripreso quando ne mancano 13. Numero non amato, almeno da Lawson Craddock, che il 13 ce l’ha appuntato alla schiena. Da ieri, però capovolto in una specie di esorcismo. È il primo caduto del Tour, soffre per una microfrattura alla scapola ma vuole andare avanti. Texano di Houston, ha il mito di Armstrong («è il più grande di sempre», disse un paio d’anni fa). Oltre ad Armstrong, di cui si può considerare figlioccio, Craddock ha la fissa del velodromo di Houston: ha aperto una sottoscrizione e contribuirà personalmente con 100 dollari al giorno per ogni giorno che riuscirà ad arrivare al traguardo. Fossi il velodromo di Houston non mi farei troppe illusioni.
Chi cade, chi è caduto, chi cadrà. Nessuno si sente al riparo, si cade in testa al gruppo, in coda e al centro. Fin qui le cadute con più conseguenze si sono verificate quando la corsa era scatenata, il traguardo vicino, e tutti lottano per guadagnare qualche posizione o farla guadagnare al capitano, o allo sprinter di turno. Tony Gallopin dice che sarà sempre così. «Specie all’inizio. Troppo stress, come una febbre che porta a sottovalutare i rischi. I corridori sono freschi, si sentono capaci di tutto. Ogni anno si parla del problema delle cadute e non si risolve nulla». Sembrava una buona idea quella di abbassare il numero dei partenti: 8 corridori per squadra anziché 9. «Inutile, le cadute dipendo dal comportamento dei corridori, non dal loro numero», è l’opinione di Sagan.
Rullo di tamburi per la cronosquadre di Cholet: 35,5 km impegnativi, nervosi. Alla Bahrain contano di perdere al massimo un minuto da Froome, ma credo sarà qualcosa in più. La clamorosa realtà è che Sky, in base alla classifica a squadre (brutta, e ieri è caduto anche Castroviejo), partirà per seconda, dopo la Mitchelton. Questo significa che Froome non avrà il vantaggio di conoscere i tempi dei suoi avversari, ma i suoi avversari potranno regolarsi sui suoi. È il mondo capovolto, per un giorno. Dopo Nibali partiranno Bora, Trek, Astana, Wanty e Quick-Step. Partenze ogni 5’. Sky al via alle 15.15, Bahrain alle 16.30. Contano i tempi ma conterà anche il tempo che ha tutto il tempo per cambiare. Dal sole alla pioggia o viceversa, quindi strada liscia o scivolosa, vento in faccia o di spalle. Quasi certo che 3S debba salutare la maglia gialla, ciao bella, ma senza dolore.