Segnali di Nibali: ma al Tour si corre a corte coperte
Gianni Mura , di GIANNI MURAL’irlandese Martin, nipote di Roche, primo sul muro di Bretagna, il siciliano prende 5 secondi a Froome ed è tra i migliori su un’ascesa non adatta a lui: “Nel finale uno strappo tra la vita e la morte”
MÛR-DE-BRETAGNE - Bravo Dan Martin, e bravo Vincenzo nostro, molto più reattivo di tre anni fa. E adesso la parola al padrone di casa, il Muro. "Per favore, sulla u ci vuole un accento circonflesso. Quindi io sono un muro, impropriamente paragonato all'Alpe d'Huez, in termini ciclistici. Sono un muro senza una curva, senza un tornante, diciamo che sono un rettilineo di duemila metri in continua salita con una pendenza media del 6,9%. Quanto all'altezza, faccio ridere: 293 metri. Però i ciclisti mi temono. Non ho l'aspetto arcigno del Ventoux, non ho di fianco burroni ma pacifici campi coltivati. I ciclisti mi temono perché devono fare uno sforzo crescente con le gambe sempre più pesanti e sempre meno fiato nei polmoni. Ne ho visti tanti, in questi anni, arrivare boccheggiando come pesci buttati nella sabbia, a cercare l'elemosina di un respiro. Mi prendono d'assalto come fossi una fortezza, tutti in un mucchio, fanti e cav…
MÛR-DE-BRETAGNE - Bravo Dan Martin, e bravo Vincenzo nostro, molto più reattivo di tre anni fa. E adesso la parola al padrone di casa, il Muro. "Per favore, sulla u ci vuole un accento circonflesso. Quindi io sono un muro, impropriamente paragonato all'Alpe d'Huez, in termini ciclistici. Sono un muro senza una curva, senza un tornante, diciamo che sono un rettilineo di duemila metri in continua salita con una pendenza media del 6,9%. Quanto all'altezza, faccio ridere: 293 metri. Però i ciclisti mi temono. Non ho l'aspetto arcigno del Ventoux, non ho di fianco burroni ma pacifici campi coltivati. I ciclisti mi temono perché devono fare uno sforzo crescente con le gambe sempre più pesanti e sempre meno fiato nei polmoni. Ne ho visti tanti, in questi anni, arrivare boccheggiando come pesci buttati nella sabbia, a cercare l'elemosina di un respiro. Mi prendono d'assalto come fossi una fortezza, tutti in un mucchio, fanti e cavalieri e dopo un km i fanti cominciano a rotolare indietro. Anche stavolta. Non nel 1947, il Tour della rinascita, il Tour vinto dal bretone Robic. Ma quel giorno ero solo un passaggio, non un arrivo. Un passaggio, pensi, in una cronometro individuale di 139 km, una follia sadica, da Vannes a Saint-Brieuc, la più lunga crono nella storia del Tour. Scusi se ho divagato, ora torno a mettere l'accento sull'accento. Non sono io a dare il nome a questo paese. Io anzi un nome in bretone ce l'avrei: Ménézhiez. Ma lo usano solo i vecchi. Vatti a fidare dei francesi che hanno messo quell'accento circonflesso che da muro mi trasforma in maturo. Non suona male, il maturo di Bretagna. Fa pensare non dico a un druido ma un saggio anziano. Come quello che ha vinto, faccia da pirata. Mi sa che l'ho già visto".
Giusto, era arrivato secondo tre anni fa alle spalle di Vuillermoz. Non è nemmeno vecchio (31 anni) e non fanno arretrare i lavori duri. In salita, spesso, è lui il primo a rispondere agli scatti frullati di Froome, e per eccesso di generosità finisce con le gambe in croce. È figlio di Neal, corridore professionista, e di Maria Roche, cosa che lo rende nipote di Stephen Roche e cugino di Nicolas Roche. Bel combattente, su tutti i terreni, ha vinto una Lbl, un Lombardia. "Ho aspettato il momento buono per uscire allo scoperto , altrimenti attaccare da solo e col vento in faccia sarebbe stato un suicidio. Mi aspettavo una lunga trenata di Porte, quando ha finito lui sono partito io. Obiettivi in classifica? L'unico obiettivo, per qualche giorno, sarà quello di evitare le cadute".
Ieri no, ma chi esce peggio dalla tappa può dare la colpa al destino. Dumoulin fora a 6 km dal traguardo. Per limitare i danni insegue nella scia dell'ammiraglia: penalizzato di 20". Bardet rompe la ruota all'ultimo assalto del muro (i passaggi erano due). Affronta la salita in coda, sulla bici di Gallopin, e becca 31". "Sono i rischi della corsa, non serve deprimersi. Ce ne saranno altri". L'atteso Alaphilippe: "Strappo troppo lungo per i miei mezzi". Sagan, deluso per l'ottavo posto: "State scherzando. Era una salita da scalatori, non da finisseur. Se andate a controllare, sono l'unico velocista infilato in una ventina di capitani o di scalatori. Sono contentissimo". Con due tappe per velocisti davanti, forse ha sprecato energie, ma con Sagan non si può mai dire.
Tappa nel sole e nel vento, solita fuga di condannati (Pichon, Gaudin, Grellier, Smith, Turgis, e allungo deciso del neozelandese Jack Bauer appena scollinato il primo muro. Stavolta il gruppo ne ha pietà e lo riprende ai meno 4. Nel 2014, a Nimes, lo ripresero ai 50 metri dopo una fuga di 221,95. Vinse Kristoff e Bauer pianse a lungo, abbracciato alla bici come fosse una bambola o un orsacchiotto di peluche.
Ma è tempo di giustificare il bravo a Vincenzo. Fin qui, promosso nell'Operazione Podio. Unica stonatura non addebitabile a lui: il basso rendimento di alcuni compagni nella cronosquadre. Il Muro, che ringrazio per l'intervista, non era terreno buono per lui, e neanche per Froome. Però Nibali sul traguardo precede Froome di 5", Uran di 8, Zakarin di 9. Bilancio positivo, in un Tour in cui nessuno vuole scoprire le carte troppo presto. Per la seconda volta Thomas schizza in avanti per intascare 1" o 2" ai traguardi intermedi. Lo fa per sottrarli agli avversari di Froome o perché, per motivi ignoti, può essere in classifica l'alternativa a Froome? Che il Giro l'ha vinto, ma non è stata una passeggiata. Parola a Nibali: "Il Muro è stato uno sforzo violento, ma sapevamo che sarebbe stato così, uno strappo tra la vita e la morte (questa non so come gli sia venuta: ndr). Sono riuscito a chiudere un buco nel finale. Poi sono stato lì, si andava già a tutta, non aveva senso fare altro. Bene così". Bene così, quando uno al massimo dello sforzo riesce a ragionare lucidamente è buon segno, un altro buon segno.
Giusto, era arrivato secondo tre anni fa alle spalle di Vuillermoz. Non è nemmeno vecchio (31 anni) e non fanno arretrare i lavori duri. In salita, spesso, è lui il primo a rispondere agli scatti frullati di Froome, e per eccesso di generosità finisce con le gambe in croce. È figlio di Neal, corridore professionista, e di Maria Roche, cosa che lo rende nipote di Stephen Roche e cugino di Nicolas Roche. Bel combattente, su tutti i terreni, ha vinto una Lbl, un Lombardia. "Ho aspettato il momento buono per uscire allo scoperto , altrimenti attaccare da solo e col vento in faccia sarebbe stato un suicidio. Mi aspettavo una lunga trenata di Porte, quando ha finito lui sono partito io. Obiettivi in classifica? L'unico obiettivo, per qualche giorno, sarà quello di evitare le cadute".
Ieri no, ma chi esce peggio dalla tappa può dare la colpa al destino. Dumoulin fora a 6 km dal traguardo. Per limitare i danni insegue nella scia dell'ammiraglia: penalizzato di 20". Bardet rompe la ruota all'ultimo assalto del muro (i passaggi erano due). Affronta la salita in coda, sulla bici di Gallopin, e becca 31". "Sono i rischi della corsa, non serve deprimersi. Ce ne saranno altri". L'atteso Alaphilippe: "Strappo troppo lungo per i miei mezzi". Sagan, deluso per l'ottavo posto: "State scherzando. Era una salita da scalatori, non da finisseur. Se andate a controllare, sono l'unico velocista infilato in una ventina di capitani o di scalatori. Sono contentissimo". Con due tappe per velocisti davanti, forse ha sprecato energie, ma con Sagan non si può mai dire.
Tappa nel sole e nel vento, solita fuga di condannati (Pichon, Gaudin, Grellier, Smith, Turgis, e allungo deciso del neozelandese Jack Bauer appena scollinato il primo muro. Stavolta il gruppo ne ha pietà e lo riprende ai meno 4. Nel 2014, a Nimes, lo ripresero ai 50 metri dopo una fuga di 221,95. Vinse Kristoff e Bauer pianse a lungo, abbracciato alla bici come fosse una bambola o un orsacchiotto di peluche.
Ma è tempo di giustificare il bravo a Vincenzo. Fin qui, promosso nell'Operazione Podio. Unica stonatura non addebitabile a lui: il basso rendimento di alcuni compagni nella cronosquadre. Il Muro, che ringrazio per l'intervista, non era terreno buono per lui, e neanche per Froome. Però Nibali sul traguardo precede Froome di 5", Uran di 8, Zakarin di 9. Bilancio positivo, in un Tour in cui nessuno vuole scoprire le carte troppo presto. Per la seconda volta Thomas schizza in avanti per intascare 1" o 2" ai traguardi intermedi. Lo fa per sottrarli agli avversari di Froome o perché, per motivi ignoti, può essere in classifica l'alternativa a Froome? Che il Giro l'ha vinto, ma non è stata una passeggiata. Parola a Nibali: "Il Muro è stato uno sforzo violento, ma sapevamo che sarebbe stato così, uno strappo tra la vita e la morte (questa non so come gli sia venuta: ndr). Sono riuscito a chiudere un buco nel finale. Poi sono stato lì, si andava già a tutta, non aveva senso fare altro. Bene così". Bene così, quando uno al massimo dello sforzo riesce a ragionare lucidamente è buon segno, un altro buon segno.