Pavé, tante cadute per nulla: ora le Alpi per cambiare il Tour
Gianni Mura , di GIANNI MURASubito a terra e ritirato Porte, poi Uran, Froome, Nibali, tre forature per Bardet: il sopravvissuto Degenkolb vince una tappa epica ma poco influente per la classifica
ROUBAIX - Alla fine il cosiddetto inferno non lascia molti ustionati. In sostanza due: Uran che cade e perde 1’28”, Porte che è il primo a cadere, su strada normale, dopo 10 km. E dà l’addio al Tour. Stessa sorte l’anno scorso, nella discesa del Mont du Chat. La moglie Gemma, che un mese fa gli dato un figlio, Luca, ha twittato: “Odio il ciclismo”. Difficile amarlo, in situazioni del genere. Ma, a modo suo, il ciclismo dà motivi per amarlo. La vittoria di John Degenkolb, per esempio. Non per la difficoltà in sé ma per quello che l’ha preceduta. A Degenkolb, un signor velocista, le volate facevano paura dal gennaio 2016. Si stava allenando in Spagna con la squadra quando un’auto contromano centrò lui e altri quattro compagni (tra i quali Barguil). Nessun morto, tutti feriti. E poi il lungo recupero, i fantasmi da scacciare: il 2015 era stato il suo anno d’oro, con le vittoria a Sanremo e Rou…
ROUBAIX - Alla fine il cosiddetto inferno non lascia molti ustionati. In sostanza due: Uran che cade e perde 1’28”, Porte che è il primo a cadere, su strada normale, dopo 10 km. E dà l’addio al Tour. Stessa sorte l’anno scorso, nella discesa del Mont du Chat. La moglie Gemma, che un mese fa gli dato un figlio, Luca, ha twittato: “Odio il ciclismo”. Difficile amarlo, in situazioni del genere. Ma, a modo suo, il ciclismo dà motivi per amarlo. La vittoria di John Degenkolb, per esempio. Non per la difficoltà in sé ma per quello che l’ha preceduta. A Degenkolb, un signor velocista, le volate facevano paura dal gennaio 2016. Si stava allenando in Spagna con la squadra quando un’auto contromano centrò lui e altri quattro compagni (tra i quali Barguil). Nessun morto, tutti feriti. E poi il lungo recupero, i fantasmi da scacciare: il 2015 era stato il suo anno d’oro, con le vittoria a Sanremo e Roubaix, il 2016 l’anno nero. Più che felice, è commosso. Dedica la vittoria a un amico morto. «Un amico di mio padre che per anni mi ha accompagnato alle corse, mi ha insegnato tante cose. È morto l’autunno scorso, incidente sul lavoro. Mi davano per finito. Ho fatto una pesante preparazione invernale pensando a lui, che mi ha sempre sostenuto anche quando ero uno straccio. Volevo dedicargli una vittoria importante, e il giorno è arrivato».
Di dantesque non s’è visto molto. L’iniziativa più lodevole parte da Van Avermaet, che è maglia gialla e va all’attacco per sé (dopo il ritiro del capitano Porte ora il belga ha corsa libera), per la Bmc che cambierà patron (Andy Rhys è morto pochi mesi fa) e nome. Alla sua sparata, sull’ultimo tratto in pavé, credono Degenkolb e Lampaert, non crede Sagan che ha passato la giornata marcando Gilbert, e Gilbert lo batterà nella volata per il quarto posto. Roubaix non si consegna a due sconosciuti alle sue pietre: Degenkolb aveva vinto nel 2015, Van Avermaet l’anno scorso.
E Vincenzo nostro? Esce senza danni, ma sperava di farne, e pazienza. Il pavé col sole è sempre una prova dura, ma meno che con pioggia e fango. Col sole è polvere in faccia e maledizioni alle moto che la sollevano, con la pioggia è rischio continuo di scivolate e cadute. Il tempo non gli ha dato una mano né un’ispirazione, idem lo svolgimento della tappa, molto veloce (48 km nella prima ora) e dieci passistoni a fare da lepri: Fraile, Haga, Edet, Le Gac, van Rensburg, il solito De Gendt, Tolhoek, bloccato da foratura, e tre della Direct Energie: Calmejane, Cousin e Gaudin. Per usare un gergo calcistico, Nibali non ha fatto un tiro in porta ma nemmeno ha corso grossi rischi, che forse era la cosa più importante anche se tutti speravamo in qualcosa di più. Dice Nibali: «I primi km sono stati i più difficili di tutto il Tour. Tutti volevano stare davanti, ma non c’era posto. Così ci ha lasciato le penne Porte. Ho avuto fortuna quando mi è caduto davanti Uran: ho trovato una via di fuga laterale, ma la bici si è impuntata e sono caduto. Nessun problema, sono rientrato subito. Diciamo che alla fine sono contento così. Stanco e contento».
Meno contento è Bardet: tre forature, tutte sul pavé, e due cambi di bici, quanto basta a schiantare un bufalo o il morale di un corridore forse troppo gentile. Gentile ma coraggioso: dal gruppo Froome ha perso soltanto 7”. E contro Froome è la polemica del giorno. La squadra di Bardet lo accusa di avere attaccato appena Bardet ha messo piede a terra. Froome respinge le accuse in modo un po’ goffo. «Non l’ho visto, noi in corsa non guardiamo la tv come chi sta a casa». È vero, ma siete attrezzati per vedere con le orecchie, l’hallalì può partire immediato dall’ammiraglia. Curioso l’atteggiamento di Sky, cinque/sei dei suoi in testa al gruppo al primo ingresso sul pavé. Caduto Moscon, gli altri gregari si sono logorati cercando di realizzare un blocco, più psicologico che tattico, nei confronti di chi intendesse disturbare il manovratore. Che nessuno infatti ha disturbato: è caduto pure lui, ma senza danni. E alla fine con lui era rimasto solo Thomas. La sensazione è che Froome debba ancora recuperare appieno le fatiche del Giro e che potrebbe pagare un attacco deciso. Non sembra convinto di quello che fa, ma non discute. Il capitano resta lui, le vie di Brailsford sono infinite, ma non penso che rivedremo lo stesso film con Froome nei panni di Wiggins e Thomas in quelli di Froome.
Si riparte dalle Alpi con una classifica che vede favoriti seminati fino a oltre il ventesimo gradino. Bardet e Barguil sono staccati di 2’32” e 2’37”, Quintana di 2’50’’. La difesa dei piazzamenti andrà in scena sui Pirenei. Prima, qualcosa si potrebbe anche tentare. Visti Quintana e Pozzovivo vispi come grilli sul pavé, e Pozzovivo sulle salite può essere molto utile a Nibali. Tre a fari spenti ma in alta quota: Jungels, Majka, Fuglsang.
Di dantesque non s’è visto molto. L’iniziativa più lodevole parte da Van Avermaet, che è maglia gialla e va all’attacco per sé (dopo il ritiro del capitano Porte ora il belga ha corsa libera), per la Bmc che cambierà patron (Andy Rhys è morto pochi mesi fa) e nome. Alla sua sparata, sull’ultimo tratto in pavé, credono Degenkolb e Lampaert, non crede Sagan che ha passato la giornata marcando Gilbert, e Gilbert lo batterà nella volata per il quarto posto. Roubaix non si consegna a due sconosciuti alle sue pietre: Degenkolb aveva vinto nel 2015, Van Avermaet l’anno scorso.
E Vincenzo nostro? Esce senza danni, ma sperava di farne, e pazienza. Il pavé col sole è sempre una prova dura, ma meno che con pioggia e fango. Col sole è polvere in faccia e maledizioni alle moto che la sollevano, con la pioggia è rischio continuo di scivolate e cadute. Il tempo non gli ha dato una mano né un’ispirazione, idem lo svolgimento della tappa, molto veloce (48 km nella prima ora) e dieci passistoni a fare da lepri: Fraile, Haga, Edet, Le Gac, van Rensburg, il solito De Gendt, Tolhoek, bloccato da foratura, e tre della Direct Energie: Calmejane, Cousin e Gaudin. Per usare un gergo calcistico, Nibali non ha fatto un tiro in porta ma nemmeno ha corso grossi rischi, che forse era la cosa più importante anche se tutti speravamo in qualcosa di più. Dice Nibali: «I primi km sono stati i più difficili di tutto il Tour. Tutti volevano stare davanti, ma non c’era posto. Così ci ha lasciato le penne Porte. Ho avuto fortuna quando mi è caduto davanti Uran: ho trovato una via di fuga laterale, ma la bici si è impuntata e sono caduto. Nessun problema, sono rientrato subito. Diciamo che alla fine sono contento così. Stanco e contento».
Meno contento è Bardet: tre forature, tutte sul pavé, e due cambi di bici, quanto basta a schiantare un bufalo o il morale di un corridore forse troppo gentile. Gentile ma coraggioso: dal gruppo Froome ha perso soltanto 7”. E contro Froome è la polemica del giorno. La squadra di Bardet lo accusa di avere attaccato appena Bardet ha messo piede a terra. Froome respinge le accuse in modo un po’ goffo. «Non l’ho visto, noi in corsa non guardiamo la tv come chi sta a casa». È vero, ma siete attrezzati per vedere con le orecchie, l’hallalì può partire immediato dall’ammiraglia. Curioso l’atteggiamento di Sky, cinque/sei dei suoi in testa al gruppo al primo ingresso sul pavé. Caduto Moscon, gli altri gregari si sono logorati cercando di realizzare un blocco, più psicologico che tattico, nei confronti di chi intendesse disturbare il manovratore. Che nessuno infatti ha disturbato: è caduto pure lui, ma senza danni. E alla fine con lui era rimasto solo Thomas. La sensazione è che Froome debba ancora recuperare appieno le fatiche del Giro e che potrebbe pagare un attacco deciso. Non sembra convinto di quello che fa, ma non discute. Il capitano resta lui, le vie di Brailsford sono infinite, ma non penso che rivedremo lo stesso film con Froome nei panni di Wiggins e Thomas in quelli di Froome.
Si riparte dalle Alpi con una classifica che vede favoriti seminati fino a oltre il ventesimo gradino. Bardet e Barguil sono staccati di 2’32” e 2’37”, Quintana di 2’50’’. La difesa dei piazzamenti andrà in scena sui Pirenei. Prima, qualcosa si potrebbe anche tentare. Visti Quintana e Pozzovivo vispi come grilli sul pavé, e Pozzovivo sulle salite può essere molto utile a Nibali. Tre a fari spenti ma in alta quota: Jungels, Majka, Fuglsang.