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(reuters)

Il ragionier Thomas, al Tour la vittoria del piccolo risparmio

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Il gallese indenne sui Pirenei, il margine su Dumoulin scavato anche con gli abbuoni. Froome giù dal podio. Oggi crono per il secondo posto
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LARUNS - Si partiva da Lourdes e non si può escludere un piccolo miracolo, ma finalmente il Tour ha saputo tornare all’altezza del suo passato e cambiare radicalmente faccia. Duecento chilometri fitti di salite, sei, dalla quarta categoria all’hors catégorie del Tourmalet, più o meno a metà percorso, messo lì come un nonno un po’ suonato per raccontare favole ai nipotini. Qui le favole hanno un nome: Bottecchia, Bartali, Robic, Bahamontes, Merckx, Hinault. Sembrano favole ma sono state cronaca, quando il ciclismo viveva allo stato brado, quando erano i campioni a decidere le mosse, quando il Tour era un grande carrozzone che regalava grandi emozioni, quando l’avventura era meglio del calcolo, il fiotto meglio della goccia. In avvio c’è la salita di Loucrup, un dentino, ma già lì Sagan è staccato e si torce dal dolore. Nelle sue condizioni c’è una differenza enorme tra una tappa di…
LARUNS - Si partiva da Lourdes e non si può escludere un piccolo miracolo, ma finalmente il Tour ha saputo tornare all’altezza del suo passato e cambiare radicalmente faccia. Duecento chilometri fitti di salite, sei, dalla quarta categoria all’hors catégorie del Tourmalet, più o meno a metà percorso, messo lì come un nonno un po’ suonato per raccontare favole ai nipotini. Qui le favole hanno un nome: Bottecchia, Bartali, Robic, Bahamontes, Merckx, Hinault. Sembrano favole ma sono state cronaca, quando il ciclismo viveva allo stato brado, quando erano i campioni a decidere le mosse, quando il Tour era un grande carrozzone che regalava grandi emozioni, quando l’avventura era meglio del calcolo, il fiotto meglio della goccia. In avvio c’è la salita di Loucrup, un dentino, ma già lì Sagan è staccato e si torce dal dolore. Nelle sue condizioni c’è una differenza enorme tra una tappa di pianura, come quella di Pau, e una di montagna. Ogni pedalata è una coltellata che parte dalla coscia e s’irradia. Con lui due compagni, Oss e Bodmar. Lo scortano, lo incoraggiano, cercando di tenere il passo che più gli conviene, ma non possono fare la sola cosa che servirebbe davvero: spingerlo. Il sempre simpatico Sagan stavolta è messo male e fa sincera pena, ma quando uno fa il ciclista, anche se è votato all'allegria come Sagan, sa che i giorni della luna nera arrivano per tutti e che il ciclismo non è solo saper vincere e saper perdere, ma anche saper soffrire. Il tempo massimo è di 40’, Sagan arriva a 38’ da Roglic. Andrà avanti, ancora 4 punti e batterà il suo record personale (470). Davanti ha solo Darrigade, il biondino di Dax, che nel ’59 ne totalizzò 513, ma allora era differente il sistema dei punteggi. Poi, devo fare ammenda: ho scritto qualche giorno fa che Sagan  con 100 maglie verdi, era il primatista. Invece davanti ha ancora Merckx (111).

Ecco, Merckx poteva vincere una tappa come quella di ieri. O anche Hinault. Che l’abbia vinta Roglic non diminuisce il suo valore agonistico e spettacolare. E’ dai primi giorni che Roglic presenta un compito senza errori e devo dire che un po’ me l’aspettavo.Ieri era l’ultima occasione per i non velocisti e per chi non va forte a cronometro. Con una vittoria si può salvare una stagione, rinnovare un contratto. Quindi si registra la fuga di 18 desperados. Non tutti però. Alaphilippe passa primo sull’Aspin e mette in cassaforte la maglia a pois, Barguil con l’ennesima fuga ed ennesima scoppiatura in salita dimostra di meritare il titolo di maggior delusione del Tour. Non c'è un attimo di pace, è una corsa a ondate: prima le seconde linee, poi le prime. Tra le seconde linee, Landa non tradisce una dichiarazione del giorno prima: bisogna attaccare da lontano, non permettere che Sky arrivi all’ultima salita bella fresca. Infatti Landa va in fuga, con Bardet, Majka, Zakharin. E’ Bardet a scattare per primo, quando mancano 9 km alla cima del Tourmalet. Arrivano ad avere 3’, a riportarsi in zona podio (Landa terzo, Bardet quinto). E’ qui che Sky dimostra di essere intelligente, non solo forte. Non impedendo al vantaggio di aumentare, obbliga a tirare anche la squadra di Dumoulin.

Sull’Aubisque si va alla resa dei conti, perché si muovono le prime linee. Ai meno 33 attacca Dumoulin, Thomas e Roglic rispondono, Bernal si stacca. Passa un km e attacca Roglic, Froome cede e recupera, altro attacco di Roglic e Froome si stacca. Lo salva Bernal, riportandolo sotto. In queste grandi manovre sono impegnati tutti i primi 10 tranne Fuglsgang e Quintana, che forse soffre per la caduta del giorno prima e insegue da solo. Si sale e la cima dell’Aubisque è avvolta dalla nebbia, come il primo tratto di discesa. Dove allunga Roglic, che scalza Froome dal terzo gradino. Ed è il risultato più vistoso dopo una tappa in cui poteva succedere di tutto ma, per quanto riguarda il vincitore finale, nulla è cambiato. Di Froome si deve dire che è stato molto dignitoso in una resa festeggiata col massimo entusiasmo dal pubblico. Quel poco che gli era rimasto l’ha speso, da buon gregario, per Thomas. Che non ha mai dato l’impressione di trovarsi in difficoltà. “E’ stata una tappa durissima, ma ne usciamo bene e ancora una volta correndo da squadra”. Oggi la crono è impegnativa, ma non come quella mondiale di Bergen. Dumoulin  è più forte di Thomas, ma non tanto da annullare i 2’05” di distacco. Nati in un giorno, a Mur de Bretagne, con l’aggiunta dei 20” di penalizzazione per scia. Il resto Thomas lo ha guadagnato sprintando, come ieri: 33”, contro i 12” di Dumoulin. Che si ritrova Roglic a 19”, non molti. Al di là della specializzazione, alla fine di un Tour conta molto la freschezza. Sia Roglic sia Dumoulin ieri hanno speso molte energie. Scusi, Thomas, pensa ai Campi Elisi? “No, e lo sforzo maggiore fin qui è quello di non pensarci”.