Thomas e Sky, la formula magica delle maglie gialle
Gianni Mura , di GIANNI MURAIl gallese applaudito alla premiazione (fischi per Froome). Lo strapotere del team primo sei volte dal 2012
PARIGI - Si parla molto di Sky, del metodo-Sky. Dal 2012 hanno sempre vinto il Tour con tre corridori diversi: Wiggins, Froome e Thomas. Gli manca quello del 2014, quello di Nibali, quando Froome cadde e fu costretto al ritiro. Altrimenti avrebbero vinto anche quello, fanno capire. Forse, ma non raccolgo: il discorso del “se non fosse caduto” vale anche per Vincenzo nostro, messo fuori gioco nel giorno in cui aveva dimostrato di esserci tornato dentro passando per la porta grande, l’Alpe d’Huez. Sono convinto che Nibali potesse battere Froome, ma non Thomas. Il numero di messaggi che Thomas ha ricevuto dai colleghi è impressionante e molto superiori ai messaggi che riceveva Froome. Il succo è: bravo, siamo davvero contenti per te, era ora che vincessi qualcosa dopo tanti anni al servizio dei capitani. Napoleone non era targato Sky ma per mentalità gli spetterebbe una maglia ad honorem. Ogni soldato francese porta nel suo zaino il bastone da…
PARIGI - Si parla molto di Sky, del metodo-Sky. Dal 2012 hanno sempre vinto il Tour con tre corridori diversi: Wiggins, Froome e Thomas. Gli manca quello del 2014, quello di Nibali, quando Froome cadde e fu costretto al ritiro. Altrimenti avrebbero vinto anche quello, fanno capire. Forse, ma non raccolgo: il discorso del “se non fosse caduto” vale anche per Vincenzo nostro, messo fuori gioco nel giorno in cui aveva dimostrato di esserci tornato dentro passando per la porta grande, l’Alpe d’Huez. Sono convinto che Nibali potesse battere Froome, ma non Thomas. Il numero di messaggi che Thomas ha ricevuto dai colleghi è impressionante e molto superiori ai messaggi che riceveva Froome. Il succo è: bravo, siamo davvero contenti per te, era ora che vincessi qualcosa dopo tanti anni al servizio dei capitani. Napoleone non era targato Sky ma per mentalità gli spetterebbe una maglia ad honorem. Ogni soldato francese porta nel suo zaino il bastone da Maresciallo: questa sua frase trasferita dalla guerra al ciclismo, che al 90% è composto da soldati, ha sempre avuto molto successo. Dai rivali, Dumoulin e Bardet, ai pesci piccoli si dà valore al Tour di Thomas, un po’ perché premia un abbonato alla jella che, appena gli si è presentata l’occasione, ha saputo fare il capitano. E non è mai stato coinvolto in affari poco chiari, di farmacia. Doveva esserlo un anno fa, capitano al Giro. Caduta e ritiro. Va al Tour: caduta e ritiro. Frattura del bacino, ablazione della milza. Questi e altri incidenti non gli hanno impedito di ascendere al ruolo di numero 2: ha vinto Parigi-Nizza e Dauphiné, al Tour gli mancava solo un’esperienza da capitano nella terza settimana di corsa. Ora ha anche quella e qualcuno potrebbe avere l’idea di ingaggiarlo come anti-Froome: questione di soldi, difficile che accada.
Il metodo-Sky assomiglia molto al metodo-Us Postal: no agli sprinter, ottimo salario per forti passisti e forti scalatori al servizio di un solo capitano. Per gli americani, Armstrong. Ma i gregari sapevano anche vincere, infilandosi nelle fughe per controllarle. Penso a Hincapie, a Heras. Gli Sky nelle fughe non ci vanno, il loro controllo non prescinde dalla vicinanza col capitano. Ad Armstrong hanno copiato, molto più Froome che Thomas la tecnica del frullo. Per arrivarci la strada sembra semplice: si prende un corridore longilineo, pistard specializzato, uno che nessuno sceglierebbe per vincere un Giro o un Tour, poi lo si mette tra le grinfie di Tim Kerrison, che gli fa perdere cinque-sei chili come minimo, poi lo si condanna a faticosissimi allenamenti, perché perdere peso va bene, ma perdere potenza no. E questo ci porta al podio di ieri. Sky , primo e terzo, ha stravinto il Tour, e con un certo stile rispetto agli stracci che volavano nel dualismo Wiggins-Froome. Mentre pedalano abbracciati nella passeggiata pre-circuito, mentre sono compunti sul podio Thomas e Froome sembrano felici. Si parla molto di Sky come nel calcio si parla molto in Spagna del Real, in Italia della Juventus e in Francia del Psg. Lo strapotere economico, quei 45 milioni di euro che fanno sembrare squadrette l’Ag2r (budget di 15) e anche Movistar e Quick-Step, che viaggiano sui 20/25. «Mettete Bardet nella Sky e vincerà il Tour» si sente dire. Oppure: «Date a Bardet gregari come Kwiatkowski, Castroviejo e Poels e potrebbe vincere il Tour».
Sì, potrebbe, ma c’è in Sky qualcosa che va oltre gli ingaggi. Li vedi lasciare il pullman per andare alla firma del foglio di partenza e sembra che stiano andando in guerra. Nessuno fiata, nessuno sorride. Il più allegrone sarebbe Thomas, che Brailsford (non in questo Tour) ha tirato per le orecchie non tanto perché gli piace il rugby ma per l’inclinazione al terzo tempo, sotto forma di birra. Applausi non scroscianti ma niente fischi per la maglia gialla sul podio, avvolto nella bandiera gallese col dragone. Solo applausi per Tom Dumoulin, il Koblet di questo scorcio di secolo, il pédaleur de charme. Applausi timidi e maggioranza di fischi per Froome, che ormai deve averci fatto il callo. Come vuole il cerimoniale, dal podio Thomas fa un discorsetto semplice e sentito. Ringrazia tutti i compagni, anche Moscon, citandoli per nome. Ringrazia il pubblico, che l’ha sostenuto. Ringrazia sua moglie («Sara, senza di te io oggi non sarei qui con questa maglia gialla»), e lei si mette a piangere e si copre gli occhi con le mani. Quella che alza Thomas non è la sola bandiera del Galles, ce ne sono molte tra il pubblico. La chiusura è di quelle che piacciono a tutti. «Io non sono un campione, sono un uomo che ha scelto questo mestiere perché da bambino guardava il Tour in tv e sognava, sognava. E lo voglio dire ai bambini, ai ragazzi: non smettete di sognare, avrete da fare sacrifici e fatiche, ma è il solo modo che abbiamo per realizzare i sogni».
Il metodo-Sky assomiglia molto al metodo-Us Postal: no agli sprinter, ottimo salario per forti passisti e forti scalatori al servizio di un solo capitano. Per gli americani, Armstrong. Ma i gregari sapevano anche vincere, infilandosi nelle fughe per controllarle. Penso a Hincapie, a Heras. Gli Sky nelle fughe non ci vanno, il loro controllo non prescinde dalla vicinanza col capitano. Ad Armstrong hanno copiato, molto più Froome che Thomas la tecnica del frullo. Per arrivarci la strada sembra semplice: si prende un corridore longilineo, pistard specializzato, uno che nessuno sceglierebbe per vincere un Giro o un Tour, poi lo si mette tra le grinfie di Tim Kerrison, che gli fa perdere cinque-sei chili come minimo, poi lo si condanna a faticosissimi allenamenti, perché perdere peso va bene, ma perdere potenza no. E questo ci porta al podio di ieri. Sky , primo e terzo, ha stravinto il Tour, e con un certo stile rispetto agli stracci che volavano nel dualismo Wiggins-Froome. Mentre pedalano abbracciati nella passeggiata pre-circuito, mentre sono compunti sul podio Thomas e Froome sembrano felici. Si parla molto di Sky come nel calcio si parla molto in Spagna del Real, in Italia della Juventus e in Francia del Psg. Lo strapotere economico, quei 45 milioni di euro che fanno sembrare squadrette l’Ag2r (budget di 15) e anche Movistar e Quick-Step, che viaggiano sui 20/25. «Mettete Bardet nella Sky e vincerà il Tour» si sente dire. Oppure: «Date a Bardet gregari come Kwiatkowski, Castroviejo e Poels e potrebbe vincere il Tour».
Sì, potrebbe, ma c’è in Sky qualcosa che va oltre gli ingaggi. Li vedi lasciare il pullman per andare alla firma del foglio di partenza e sembra che stiano andando in guerra. Nessuno fiata, nessuno sorride. Il più allegrone sarebbe Thomas, che Brailsford (non in questo Tour) ha tirato per le orecchie non tanto perché gli piace il rugby ma per l’inclinazione al terzo tempo, sotto forma di birra. Applausi non scroscianti ma niente fischi per la maglia gialla sul podio, avvolto nella bandiera gallese col dragone. Solo applausi per Tom Dumoulin, il Koblet di questo scorcio di secolo, il pédaleur de charme. Applausi timidi e maggioranza di fischi per Froome, che ormai deve averci fatto il callo. Come vuole il cerimoniale, dal podio Thomas fa un discorsetto semplice e sentito. Ringrazia tutti i compagni, anche Moscon, citandoli per nome. Ringrazia il pubblico, che l’ha sostenuto. Ringrazia sua moglie («Sara, senza di te io oggi non sarei qui con questa maglia gialla»), e lei si mette a piangere e si copre gli occhi con le mani. Quella che alza Thomas non è la sola bandiera del Galles, ce ne sono molte tra il pubblico. La chiusura è di quelle che piacciono a tutti. «Io non sono un campione, sono un uomo che ha scelto questo mestiere perché da bambino guardava il Tour in tv e sognava, sognava. E lo voglio dire ai bambini, ai ragazzi: non smettete di sognare, avrete da fare sacrifici e fatiche, ma è il solo modo che abbiamo per realizzare i sogni».