Un’attesa di 40 anni, sulla strada di Tortu c’è un allievo di Bolt
Emanuela Audisio , di EMANUELA AUDISIOEuropei di atletica. Stasera la finale dei 100 che Mennea vinse nel 1978. La sfida del milanese a Hughes, figlio di giamaicani allenato dallo stesso coach di Usain
BERLINO - Un italiano contro un fratellino di Bolt che si chiama Hughes, 23 anni, nato ad Anguilla da genitori giamaicani, che corre per la Gran Bretagna ed è allenato dallo stesso coach di Usain, Glenn Mills. «No, le uova con le cipolle le lascio al mio avversario Hughes, io a colazione preferisco pane e marmellata». Tortu, l’all italian boy è così: semplice e classico. Anche poetico: «Ho dormito come un usignolo». E il papà Salvino, che lo allena, lo corregge. «Come un ghiro vorrai dire». L’Italia dello sprint oggi corre, semifinale e finale, per l’Europa con due ragazzi e amici: Filippo Tortu e Marcell Jacobs, 20 e 24 anni. 9”99 il primo, 10”08 il secondo. Tutti e due in quest’ultimo mese si sono risparmiati: niente gare, solo allenamenti. Tortu: «Con il mio allenatore abbiamo preferito così, anche perché scendere sotto i 10” il 22 giugno a Madrid mi è…
BERLINO - Un italiano contro un fratellino di Bolt che si chiama Hughes, 23 anni, nato ad Anguilla da genitori giamaicani, che corre per la Gran Bretagna ed è allenato dallo stesso coach di Usain, Glenn Mills. «No, le uova con le cipolle le lascio al mio avversario Hughes, io a colazione preferisco pane e marmellata». Tortu, l’all italian boy è così: semplice e classico. Anche poetico: «Ho dormito come un usignolo». E il papà Salvino, che lo allena, lo corregge. «Come un ghiro vorrai dire». L’Italia dello sprint oggi corre, semifinale e finale, per l’Europa con due ragazzi e amici: Filippo Tortu e Marcell Jacobs, 20 e 24 anni. 9”99 il primo, 10”08 il secondo. Tutti e due in quest’ultimo mese si sono risparmiati: niente gare, solo allenamenti. Tortu: «Con il mio allenatore abbiamo preferito così, anche perché scendere sotto i 10” il 22 giugno a Madrid mi è costato tanto in termini di energie nervose e dopo ero molto scarico. Gareggiare subito, senza turno introduttivo non mi preoccupa, anzi per me è meglio». Jacobs: «Io dopo il Golden Gala ho avuto un po’ di problemi fisici, fare un turno di riscaldamento non mi sarebbe dispiaciuto».
Filippo taglia corto: «Ho avuto una bella stagione, ma non conta più perché oggi è il giorno più importante, sono concentrato e carico per la finale. Gli avversari non mancano, credo che il britannico Hughes sia il più forte, ma io penso a me stesso e non agli altri, anche se vorrei fare una bella sorpresa». Marcell: «Io e Filippo eravamo e siamo sempre amici, anche se lui quest’anno è volato molto più veloce di me, gli invidio la leggerezza, la capacità di prendersi senza tante nevrosi quello che vuole, abbiamo diviso tanto insieme, anche la stessa camera, ma stavolta siamo separati, lui dorme in stanza con il triplista Simone Forte». Aria da bravi ragazzi, capaci di capire che il tempo non passa invano.
Tortu: «Lo stadio di Berlino anche vuoto mi ha trasmesso una sensazione unica, non puoi non sentire qualcosa, è veramente maestoso». Jacobs che è nato a El Paso, in Texas, da un papà americano: «Impossibile dimenticare quello che ha fatto qui Jesse Owens». Con loro, già in semifinale per diritto, ci sarà anche un terzo azzurro, Federico Cattaneo, 25 anni, che con 10”39 è passato grazie ai tempi di recupero. «Sono molto contento, entrare in questo stadio è una scarica unica di emozioni: l’impresa storica di Jesse Owens, il rigore di Grosso. Domani è tutta un’altra gara, zero tensione e puntiamo a un buon risultato». Per diventare re della velocità del vecchio continente oggi i favoriti da superare sono: il francese Jimmy Vicaut (madre della Costa d’Avorio), 26 anni, 9”91 quest’anno, l’inglese Zharnel Hughes, 9”91, anche lui, il turco naturalizzato Jak Ali Harvey, ma è nato in Giamaica, 29 anni, 9”99, e Reece Prescod, inglese, 22 anni, 10”04, uno amante di fagioli, uova fritte e salmone a colazione, condite da allenamenti con drone e app per i blocchi di partenza.
Tra le donne sembra non più sicuro il trono bianco di Dafne Schippers, l’olandese volante, star incontrastata degli Europei 2014 con la doppietta 100-200. Quest’anno sullo sprint breve è in difficoltà, si è appesantita, non ha mai vinto nei meeting e vanta solo il terzo crono con 11”01. Guai a dirglielo: «Mi criticate e mi date per morta, ma io ai grandi appuntamenti ho sempre vinto almeno una medaglia, aspettate a sotterrarmi». Meglio di lei ha fatto la britannica Dina Asher-Smith, 22 anni, con 10”92 e rompendo la barriera degli 11”per ben tre volte in questa stagione. Dina che si è diplomata in storia punta alla tripletta (100-200-4x100) riuscita solo alla tedesca est Katrin Krabbe, 28 anni fa. Senza dimenticarsi la corsa della svizzera di origini congolesi Mujinga Kambundji, 26 anni, già bronzo agli ultimi Europei, che con 10”95 ha migliorato il primato nazionale. Ma la cosa più importante di questa notte sarà vedere una bella macchia azzurra al traguardo.
Filippo taglia corto: «Ho avuto una bella stagione, ma non conta più perché oggi è il giorno più importante, sono concentrato e carico per la finale. Gli avversari non mancano, credo che il britannico Hughes sia il più forte, ma io penso a me stesso e non agli altri, anche se vorrei fare una bella sorpresa». Marcell: «Io e Filippo eravamo e siamo sempre amici, anche se lui quest’anno è volato molto più veloce di me, gli invidio la leggerezza, la capacità di prendersi senza tante nevrosi quello che vuole, abbiamo diviso tanto insieme, anche la stessa camera, ma stavolta siamo separati, lui dorme in stanza con il triplista Simone Forte». Aria da bravi ragazzi, capaci di capire che il tempo non passa invano.
Tortu: «Lo stadio di Berlino anche vuoto mi ha trasmesso una sensazione unica, non puoi non sentire qualcosa, è veramente maestoso». Jacobs che è nato a El Paso, in Texas, da un papà americano: «Impossibile dimenticare quello che ha fatto qui Jesse Owens». Con loro, già in semifinale per diritto, ci sarà anche un terzo azzurro, Federico Cattaneo, 25 anni, che con 10”39 è passato grazie ai tempi di recupero. «Sono molto contento, entrare in questo stadio è una scarica unica di emozioni: l’impresa storica di Jesse Owens, il rigore di Grosso. Domani è tutta un’altra gara, zero tensione e puntiamo a un buon risultato». Per diventare re della velocità del vecchio continente oggi i favoriti da superare sono: il francese Jimmy Vicaut (madre della Costa d’Avorio), 26 anni, 9”91 quest’anno, l’inglese Zharnel Hughes, 9”91, anche lui, il turco naturalizzato Jak Ali Harvey, ma è nato in Giamaica, 29 anni, 9”99, e Reece Prescod, inglese, 22 anni, 10”04, uno amante di fagioli, uova fritte e salmone a colazione, condite da allenamenti con drone e app per i blocchi di partenza.
Tra le donne sembra non più sicuro il trono bianco di Dafne Schippers, l’olandese volante, star incontrastata degli Europei 2014 con la doppietta 100-200. Quest’anno sullo sprint breve è in difficoltà, si è appesantita, non ha mai vinto nei meeting e vanta solo il terzo crono con 11”01. Guai a dirglielo: «Mi criticate e mi date per morta, ma io ai grandi appuntamenti ho sempre vinto almeno una medaglia, aspettate a sotterrarmi». Meglio di lei ha fatto la britannica Dina Asher-Smith, 22 anni, con 10”92 e rompendo la barriera degli 11”per ben tre volte in questa stagione. Dina che si è diplomata in storia punta alla tripletta (100-200-4x100) riuscita solo alla tedesca est Katrin Krabbe, 28 anni fa. Senza dimenticarsi la corsa della svizzera di origini congolesi Mujinga Kambundji, 26 anni, già bronzo agli ultimi Europei, che con 10”95 ha migliorato il primato nazionale. Ma la cosa più importante di questa notte sarà vedere una bella macchia azzurra al traguardo.