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Pirlo, Maldini e gli opinionisti senza appartenenza

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Si può raccontare il calcio in tivù avendo addosso la maglia di una squadra o della Nazionale? Forse sì, ma è meglio di no. Perché ci sarà sempre l’ombra di un sospetto, il retrogusto di un’appartenenza: anche nei giudizi più imparziali, anche per le persone più limpide. Strano che qualcuno in Figc avesse detto a Pirlo okay, vai pure a Sky e fai il vice di Mancini. Ora lui si stupisce, è risentito e tiene a precisare di non avere scartato l’azzurro ma di essere stato costretto a farlo. Sia come sia, il risultato finale è giusto: o una cosa o l’altra. O la panchina, o lo studio. Se si porta una divisa, che per definizione divide, si gioca una sola partita.
E saremmo pure un paese dietrologo, e non poco “avantologo” (ci piace decidere, prima, che qualcuno stia con qualcun altro o contro), però quando si esprime un parere in veste ufficiale è necessario essere indipende…
Si può raccontare il calcio in tivù avendo addosso la maglia di una squadra o della Nazionale? Forse sì, ma è meglio di no. Perché ci sarà sempre l’ombra di un sospetto, il retrogusto di un’appartenenza: anche nei giudizi più imparziali, anche per le persone più limpide. Strano che qualcuno in Figc avesse detto a Pirlo okay, vai pure a Sky e fai il vice di Mancini. Ora lui si stupisce, è risentito e tiene a precisare di non avere scartato l’azzurro ma di essere stato costretto a farlo. Sia come sia, il risultato finale è giusto: o una cosa o l’altra. O la panchina, o lo studio. Se si porta una divisa, che per definizione divide, si gioca una sola partita.
E saremmo pure un paese dietrologo, e non poco “avantologo” (ci piace decidere, prima, che qualcuno stia con qualcun altro o contro), però quando si esprime un parere in veste ufficiale è necessario essere indipendenti, e se possibile stipendiati da un’azienda soltanto. Se nelle sue briose serate di Champions, Andrea Pirlo avesse formulato un giudizio su un giocatore della Nazionale, oppure - peggio - una critica, sarebbe stato difficile separare quelle frasi dall’altro mestiere, cioè dalle idee (pensieri, parole, opere e omissioni) di un vice cittì azzurro. Perché non è che uno possa mettersi il cappello di selezionatore il martedì e di opinionista il mercoledì. Il paese è piccolo e la gente mormora.
Ma a Sky lavorano anche Costacurta (vice commissario pro tempore della Figc) e Ambrosini (capo delegazione Under 21 fino all’Europeo): che fare? Il primo comincerà a commentare la Champions solo quando lascerà la Federazione, cioè prossimamente, e il secondo ha chiesto e ottenuto regolare permesso. Invece a Dazn è arrivato Paolo Maldini, nel frattempo tornato al Milan dopo 9 anni. Lui sostiene che sarà solo testimonial e non commentatore, ma non è che Nevded, per dire, oppure Zanetti possano mettersi a pubblicizzare Sky, o Mediaset, o al Jazeera. Si chiamano questioni di opportunità e ogni tanto andrebbero considerate, per di più nell’arena sempre più feroce e sospettosa del calcio. Lo spettatore non di rado fatica persino a separare le carriere degli ex giocatori, poi diventati commentatori, e tende a leggere i giudizi alla luce delle vecchie appartenenze. Forse non è giusto ma viene spontaneo. In quel caso, però, le antiche maglie sono state messe nel cassetto, anche se alla fine cade l’ultimo dei luoghi comuni: i calciatori bandiera esististono eccome, e quasi sempre sventolano in tivù.