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(ansa)

Ronaldo l’italiano: così si sta prendendo il cuore della Juve

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TORINO - La cosa che stupisce è che dopo qualche giorno lui si è stupito di loro e loro si sono stupiti di lui, e magari hanno sciolto con un risata l’imbarazzo reciproco con cui avevano cominciato il rapporto. Cristiano Ronaldo s’è reso conto di non essere atterrato su un pianeta lontano (o, diciamolo pure, in un mondo un poco più degradato di quelli a cui era abituato, tra Manchester e Madrid) e gli juventini - entità estesa, dai compagni di squadra ai semplici lavoranti - si sono resi conto che quell’attaccante non era un alieno e non veniva da Marte, fino a realizzare che incredibilmente quel ragazzo ben piantato è carne e ossa come tutti gli altri. È umano, non cibernetico.
Ronaldo è a Torino da tre settimane e si sta pian piano calando dentro una normalità che in pochi avrebbero immaginato, dopo l’attesa morbosa per il suo arrivo (il suo sbarco, il suo atterraggio) e l’interesse quasi is…
TORINO - La cosa che stupisce è che dopo qualche giorno lui si è stupito di loro e loro si sono stupiti di lui, e magari hanno sciolto con un risata l’imbarazzo reciproco con cui avevano cominciato il rapporto. Cristiano Ronaldo s’è reso conto di non essere atterrato su un pianeta lontano (o, diciamolo pure, in un mondo un poco più degradato di quelli a cui era abituato, tra Manchester e Madrid) e gli juventini - entità estesa, dai compagni di squadra ai semplici lavoranti - si sono resi conto che quell’attaccante non era un alieno e non veniva da Marte, fino a realizzare che incredibilmente quel ragazzo ben piantato è carne e ossa come tutti gli altri. È umano, non cibernetico.
Ronaldo è a Torino da tre settimane e si sta pian piano calando dentro una normalità che in pochi avrebbero immaginato, dopo l’attesa morbosa per il suo arrivo (il suo sbarco, il suo atterraggio) e l’interesse quasi isterico per sapere dove avrebbe abitato, come si sarebbe spostato, cosa avrebbe indossato e, soprattutto, cosa avrebbe condiviso con la sua nuova realtà. Poi, piano piano, sono arrivate la prima cena fuori (in un ristorante stellato della provincia) e la prima pizza in centro, la prima partita e i primi autografi (all’uscita dall’allenamento, già due volte si è fermato a firmare e farsi fotografare), le prime gite (sul lago di Como) e le prime foto dal terrazzo di casa che s’affaccia su Torino. L’ultima, quella con la famiglia al completo, ha ormai superato, sui vari social, i 10 milioni di like. Dopo i primi giorni, non si è più fatto accompagnare al campo dall’autista ma si è messo alla guida della Jeep aziendale. Alla scorta aveva già rinunciato prima e d’altronde non si è portato alla Juve nessuna guardia del corpo privata, benché ci siano un paio di uomini che sorvegliano la villa dove abita, anche perché non è isolata ed è pure a pochi minuti dal centro, ma finora si è mosso in libertà (salvo quando è andato al lago), stupendosi di come quella sera in pizzeria non sia stato assaltato dai fan. Ma anche sabato scorso a Verona, per esempio, i quattro gorilla (dello staff juventino) che lo hanno scortato all’uscita dallo stadio non hanno dovuto alzare i gomiti, perché Cristiano si è prestato volentieri al contatto coi tifosi. Si è pure messo in posa con un bel po’ di avversari, così come ha fatto alla Continassa con i ragazzi delle giovanili. Ormai girano in rete più selfie con Cristiano che tweet di ministri.
La prima intervista ufficiale l’ha concessa a Dazn, di cui è diventato testimonial: ecco, lui parla quasi esclusivamente per ragioni di sponsor. E posta messaggi, che è un’attività commerciale anche quella. «Sono piuttosto sorpreso, in positivo», ha detto di questo primo mese italiano. Gli sta piacendo perché gli allenamenti sono molto più faticosi che a Madrid, quindi più adatti alla sua tempra. «Lavoriamo duramente, non c’è mai un giorno facile. E mi sento davvero entusiasta e felice. Ci sono cose nella vita che sembrano dettate dal destino: non mi sarei mai aspettato di giocare in questo club, ma è avvenuto in maniera naturale».
Posto che la sua vita privata rimane circondata da una privacy ferrea che solo lui ha il diritto di violare, quella professionale si sta veramente incanalando nella normalità. Ha legato con Douglas Costa principalmente, anche per una questione di lingua, ma l’uso fluente dello spagnolo e (soprattutto) dell’inglese lo aiutano nei rapporti. E comunque, pur senza studiarlo, si sta dedicando con puntiglio anche all’italiano, che già impara a capire e si sta sforzando di parlare, almeno con le parole base. Lo descrivono curioso, sempre pronto a informarsi sulle cose nuove. E gentile, disponibile. Normale, in poche parole. Strano, per un alieno.