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(afp)

Cecchinato & Fognini, due italiani nella Top 20 dopo 39 anni

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Avevo appena finito di ammirare Coric, e un pochino meno il povero Federer sconfitto a Shanghai, quando un amico, notissimo al contrario di me per la sua vivissima memoria, mi ha voluto informare.
«Forse è più importante per noi patrioti che sia la seconda volta nella storia del nostro tennis che abbiamo due tennisti nei Primi Venti del mondo». Mi sono sorpreso, e ho chiesto lumi. «Quelli di oggi sono Fognini, da domani numero quattordici e Cecchinato, numero diciannove per la prima volta nella sua carriera». « E quelli di una volta?». «Nel 1973 avemmo Panatta e Bertolucci, rispettivamente numero quattordici e numero venti». «E l’altra volta?». «Fu nel 1979: Barazzutti al numero sedici e Panatta invece al numero diciannove».

Ho preso nota, ricordando allo storico che Coric ha dominato, con la sua vigorosa regolarità, un Federer quasi vecchio, costretto a subire due break all’inizi…
Avevo appena finito di ammirare Coric, e un pochino meno il povero Federer sconfitto a Shanghai, quando un amico, notissimo al contrario di me per la sua vivissima memoria, mi ha voluto informare.
«Forse è più importante per noi patrioti che sia la seconda volta nella storia del nostro tennis che abbiamo due tennisti nei Primi Venti del mondo». Mi sono sorpreso, e ho chiesto lumi. «Quelli di oggi sono Fognini, da domani numero quattordici e Cecchinato, numero diciannove per la prima volta nella sua carriera». « E quelli di una volta?». «Nel 1973 avemmo Panatta e Bertolucci, rispettivamente numero quattordici e numero venti». «E l’altra volta?». «Fu nel 1979: Barazzutti al numero sedici e Panatta invece al numero diciannove».

Ho preso nota, ricordando allo storico che Coric ha dominato, con la sua vigorosa regolarità, un Federer quasi vecchio, costretto a subire due break all’inizio dei due set perduti, e insieme a subire la maggiore solidità e lunghezza di gioco del nuovo assistito di Riccado Piatti. Poi ho dato un’occhiata alla mia tennisteca, e ho trovato dei riferimenti che avevo scritto, e non ricordavo più. Corrado, numero uno d’Italia, nel ‘78, ‘79, ‘81, ‘83 e ‘84, si era segnalato con due semifinali, nel ‘77 allo Us Open, e nel ‘78 a Parigi, quando, di fronte a Borg, pronunziò la frase degna di Mark Twain,che ritrovo: «Scusa se ti ho preso un game».
Panatta vinse il Roland Garros nel 1976, e la Davis nello storico 1976 contro il Cile, nella quale giocò il doppio con Bertolucci, commentatore televisivo di oggi, capace fin dall’inizio del match di presagire la sconfitta di Federer. Su Panatta ritrovo, e non posso far a meno di citare, nel maggio del 1978, «Un Panatta d’annata costringe Borg al quinto» a Roma.

Nel mezzo di simili confusi ricordi, sollevati dal mio amico, mi domando: sapranno far meglio di Adriano, Corrado e Bertolucci, Fognini e Cecchinato?
Non posso non augurarglielo, ma le prestazioni dei vecchi nelle gare che contano, i Grandi Slam, non mi incoraggiano a sperarlo. E inoltre non posso dimenticare gli altri italiani che furono tra i Primi Venti, senza esserlo contemporaneamente a un collega: Furlan (19), Gaudenzi, Camporese e il Seppi di oggi ancora in felice attività, tutti numeri diciotto. Tipi ai quali fui e sono grato, non meno che a De Morpurgo e De Stefani, di lasciarmi firmare righe spesso entusiaste.