La giornata tipo, durissima, delle ragazze della ginnastica ritmica: "Farfalle d’acciaio, la nostra meglio gioventù"
Andrea Sorrentino , di ANDREA SORRENTINO
Le farfalle hanno occhi di tigre e corpi affusolati come giunchi, sorridono fino allo chignon d'ordinanza mentre la musica è solo apparente padrona della pedana. Le ragazze della ginnastica ritmica disegnano nell'aria gesti eterei, eppure animati da una forza interna che ha del brutale, frutto di migliaia di ore di lavoro. Dentro lo sforzo agonistico si verificano miracoli di grazia e di intesa a occhi chiusi che lasciano senza fiato, mentre lo spettatore si emoziona di fronte a questo quadro in movimento, le atlete molto simili tra loro nell'aspetto affinché l'armonia e l'equilibrio si facciano carne, e intanto si scambiano con levità gli attrezzi del mestiere: cerchio, palla, fune, clavette e nastro, oggetti leggeri come l'aria, leggeri come queste ragazze tra i 16 e i 22 anni, belle e leggiadre come étoiles ma fanno una vita da marines, orgoglio della nostra Italia, anche se nel silenzio dei grandi media. Gli ultimi Mondiali non l…
Le farfalle hanno occhi di tigre e corpi affusolati come giunchi, sorridono fino allo chignon d'ordinanza mentre la musica è solo apparente padrona della pedana. Le ragazze della ginnastica ritmica disegnano nell'aria gesti eterei, eppure animati da una forza interna che ha del brutale, frutto di migliaia di ore di lavoro. Dentro lo sforzo agonistico si verificano miracoli di grazia e di intesa a occhi chiusi che lasciano senza fiato, mentre lo spettatore si emoziona di fronte a questo quadro in movimento, le atlete molto simili tra loro nell'aspetto affinché l'armonia e l'equilibrio si facciano carne, e intanto si scambiano con levità gli attrezzi del mestiere: cerchio, palla, fune, clavette e nastro, oggetti leggeri come l'aria, leggeri come queste ragazze tra i 16 e i 22 anni, belle e leggiadre come étoiles ma fanno una vita da marines, orgoglio della nostra Italia, anche se nel silenzio dei grandi media. Gli ultimi Mondiali non li ha trasmessi nessuno, allora la federazione li ha mandati in diretta a proprie spese sul suo sito, è stato boom di contatti e soprattutto la solita esplosione sui social, dove si raccolgono decine di migliaia di visualizzazioni, del resto chi ha detto che ormai una cosa esiste solo se va in tv? Da noi la ritmica è uno sport amato, riempie i palazzetti: a volte, dicono le atlete, "la pedana trema per il tifo del pubblico".
Le ragazze italiane della ginnastica ritmica, inno alla coordinazione, armonia ed eleganza, sono ormai potenza planetaria: 173 medaglie tra Mondiali, Olimpiadi ed Europei negli ultimi 15 anni, poi nel 2018 il botto: in 27 gare 25 medaglie, comprese le più preziose ai Mondiali di Sofia un mese fa, un bronzo, un argento e lo storico oro del quintetto nell'esercizio misto con tre palle e due funi, piegate quelle antipatiche delle russe, da sempre le più brave e belle ma ultimamente i giudici le aiutano troppo, sarà la tradizione, sarà il potere economico. Le nostre ragazze d'oro sono sei: Alessia Maurelli, la capitana, Marina Centofanti (entrambe dell'Aeronautica) più Anna Basta, Letizia Cicconcelli, Agnese Duranti e Martina Santandrea, vengono dalla grande provincia italiana, chi da Ferrara chi da Spoleto, da Fabriano o da Ancona. Fanno vita da recluse, da marines o da professioniste (ma con stipendi minimi o borse di studio), ognuno scelga la definizione, nell'Accademia internazionale a Desio, un parallelepipedo di cemento brutto fuori ma sensazionale dentro. Alle 6 si aggiungono altre 4 (Beatrice Tornatore, Daniela Mogurean, Francesca Majer e Laura Paris), le allena Emanuela Maccarani, ex atleta e allenatrice della Nazionale dal 1996, che delle ragazze è a turno maestra, sorella maggiore e anche aguzzina, perché il ruolo lo impone e anche la giornata-tipo di queste atlete stakanoviste, per le quali Giovanni Arpino coniò la definizione di "farfalle", ma ora si dovrà rivedere il concetto: almeno 8 ore di allenamento al giorno (8.30-13.30 e 15-18), la scuola alla sera, e il tutto ripetuto per 11 mesi all'anno, vissuti per 9 mesi in collegiale in un hotel di Desio e per gli altri 2 in una località turistica, ma sempre allenandosi e gareggiando. Alessia Maurelli parla a nome di tutte: "È necessario vivere sempre insieme, solo così si sviluppa l'intesa perfetta. Non è facile stare lontano da casa per così tanto tempo, e così piccole. Ma rispetto ai nostri coetanei abbiamo un'altra testa, un'altra capacità di organizzazione mentale e altro spirito di sacrificio. Siamo tra le migliori del mondo, un onore ma anche un onere: appena scendiamo dal podio sappiamo che se vogliamo risalirci dovremo lavorare di più". Emanuela Maccarani è a buon diritto orgogliosa: "Ormai siamo a oltre 20 anni di successi, vuol dire che abbiamo metodo, scuola, tradizione. Le ragazze ora hanno una mentalità già ideale quando arrivano in nazionale, già forgiata nelle rispettive squadre. Si inizia verso i 6 anni, la maturazione completa è a 22 anni. Si lavora molto, poi può capitare di perdere una gara per 5 centesimi di punto...".
Eccolo, il dente che duole. Ogni prova è sottoposta al giudizio di 10 giudici, e le valutazioni spesso fanno discutere. Quarte a Rio 2016, le ragazze, e fu grande scorno, ma ancor peggio ai Mondiali di Pesaro 2017, per la Maccarani addirittura "la più grande tristezza della mia carriera, tanta era la paura che vincessimo noi che ci fecero esibire per prime, poi diedero una valutazione strana... alla fine arrivarono terze le giapponesi e noi quarte, una delusione enorme... eravamo in casa, capisce?". Ma proprio da lì è partita la riscossa. Le ragazze hanno covato rabbia per un anno, poi si sono presentate a Sofia e hanno artigliato il Mondiale. Brano dell'esibizione, non casuale: Eye of the tiger, l'occhio della tigre. Altro che farfalle. Donne vere, donne italiane, e di un acciaio pregiatissimo: si piegano ad angolazioni impossibili mentre sorridono, danzano e compiono prodigi di armonia, ma non si spezzano nemmeno per sbaglio. Ti spezzano loro, semmai.
Le ragazze italiane della ginnastica ritmica, inno alla coordinazione, armonia ed eleganza, sono ormai potenza planetaria: 173 medaglie tra Mondiali, Olimpiadi ed Europei negli ultimi 15 anni, poi nel 2018 il botto: in 27 gare 25 medaglie, comprese le più preziose ai Mondiali di Sofia un mese fa, un bronzo, un argento e lo storico oro del quintetto nell'esercizio misto con tre palle e due funi, piegate quelle antipatiche delle russe, da sempre le più brave e belle ma ultimamente i giudici le aiutano troppo, sarà la tradizione, sarà il potere economico. Le nostre ragazze d'oro sono sei: Alessia Maurelli, la capitana, Marina Centofanti (entrambe dell'Aeronautica) più Anna Basta, Letizia Cicconcelli, Agnese Duranti e Martina Santandrea, vengono dalla grande provincia italiana, chi da Ferrara chi da Spoleto, da Fabriano o da Ancona. Fanno vita da recluse, da marines o da professioniste (ma con stipendi minimi o borse di studio), ognuno scelga la definizione, nell'Accademia internazionale a Desio, un parallelepipedo di cemento brutto fuori ma sensazionale dentro. Alle 6 si aggiungono altre 4 (Beatrice Tornatore, Daniela Mogurean, Francesca Majer e Laura Paris), le allena Emanuela Maccarani, ex atleta e allenatrice della Nazionale dal 1996, che delle ragazze è a turno maestra, sorella maggiore e anche aguzzina, perché il ruolo lo impone e anche la giornata-tipo di queste atlete stakanoviste, per le quali Giovanni Arpino coniò la definizione di "farfalle", ma ora si dovrà rivedere il concetto: almeno 8 ore di allenamento al giorno (8.30-13.30 e 15-18), la scuola alla sera, e il tutto ripetuto per 11 mesi all'anno, vissuti per 9 mesi in collegiale in un hotel di Desio e per gli altri 2 in una località turistica, ma sempre allenandosi e gareggiando. Alessia Maurelli parla a nome di tutte: "È necessario vivere sempre insieme, solo così si sviluppa l'intesa perfetta. Non è facile stare lontano da casa per così tanto tempo, e così piccole. Ma rispetto ai nostri coetanei abbiamo un'altra testa, un'altra capacità di organizzazione mentale e altro spirito di sacrificio. Siamo tra le migliori del mondo, un onore ma anche un onere: appena scendiamo dal podio sappiamo che se vogliamo risalirci dovremo lavorare di più". Emanuela Maccarani è a buon diritto orgogliosa: "Ormai siamo a oltre 20 anni di successi, vuol dire che abbiamo metodo, scuola, tradizione. Le ragazze ora hanno una mentalità già ideale quando arrivano in nazionale, già forgiata nelle rispettive squadre. Si inizia verso i 6 anni, la maturazione completa è a 22 anni. Si lavora molto, poi può capitare di perdere una gara per 5 centesimi di punto...".
Eccolo, il dente che duole. Ogni prova è sottoposta al giudizio di 10 giudici, e le valutazioni spesso fanno discutere. Quarte a Rio 2016, le ragazze, e fu grande scorno, ma ancor peggio ai Mondiali di Pesaro 2017, per la Maccarani addirittura "la più grande tristezza della mia carriera, tanta era la paura che vincessimo noi che ci fecero esibire per prime, poi diedero una valutazione strana... alla fine arrivarono terze le giapponesi e noi quarte, una delusione enorme... eravamo in casa, capisce?". Ma proprio da lì è partita la riscossa. Le ragazze hanno covato rabbia per un anno, poi si sono presentate a Sofia e hanno artigliato il Mondiale. Brano dell'esibizione, non casuale: Eye of the tiger, l'occhio della tigre. Altro che farfalle. Donne vere, donne italiane, e di un acciaio pregiatissimo: si piegano ad angolazioni impossibili mentre sorridono, danzano e compiono prodigi di armonia, ma non si spezzano nemmeno per sbaglio. Ti spezzano loro, semmai.