Il futuro che Löw sta congelando: cosa succede alla Germania
Luigi Panella , di LUIGI PANELLA
Quella chioma fluente, accarezzata dalla cancelliera Merkel in una dolce notte di Rio, rischia di diventare lo scalpo preferito da milioni di tedeschi. Sono bastati pochi mesi al ct della Germania Joachim Löw per vedere il mondo capovolto: da invincibile a capro espiatorio di una baracca che fa acqua da tutte le parti. Stasera, contro la Francia campione del mondo, una sconfitta sancirebbe quasi aritmeticamente la caduta nella serie B di Nations League. Non un dramma, tanto per usare un concetto di Roberto Mancini, ma certo un’onta per una squadra abituata a dominare.
L’apertura di credito dopo la vittoria al Mondiale in Brasile per Löw è stata enorme: ha fatto accettare senza isterismi l’eliminazione europea del 2016 - in semifinale con la Francia - gli ha salvato il posto dopo la disastrosa campagna di Russia, chiusa con l’incubo coreano. Sabato scorso però, la lezione ricevuta da una Olanda giovane e in ricostruzione ha messo tutto i…
L’apertura di credito dopo la vittoria al Mondiale in Brasile per Löw è stata enorme: ha fatto accettare senza isterismi l’eliminazione europea del 2016 - in semifinale con la Francia - gli ha salvato il posto dopo la disastrosa campagna di Russia, chiusa con l’incubo coreano. Sabato scorso però, la lezione ricevuta da una Olanda giovane e in ricostruzione ha messo tutto i…
Quella chioma fluente, accarezzata dalla cancelliera Merkel in una dolce notte di Rio, rischia di diventare lo scalpo preferito da milioni di tedeschi. Sono bastati pochi mesi al ct della Germania Joachim Löw per vedere il mondo capovolto: da invincibile a capro espiatorio di una baracca che fa acqua da tutte le parti. Stasera, contro la Francia campione del mondo, una sconfitta sancirebbe quasi aritmeticamente la caduta nella serie B di Nations League. Non un dramma, tanto per usare un concetto di Roberto Mancini, ma certo un’onta per una squadra abituata a dominare.
L’apertura di credito dopo la vittoria al Mondiale in Brasile per Löw è stata enorme: ha fatto accettare senza isterismi l’eliminazione europea del 2016 - in semifinale con la Francia - gli ha salvato il posto dopo la disastrosa campagna di Russia, chiusa con l’incubo coreano. Sabato scorso però, la lezione ricevuta da una Olanda giovane e in ricostruzione ha messo tutto in bilico. Un 3-0 che la Germania non beccava da 11 anni: qualificazioni europee contro la Repubblica Ceca, ma a girone già quasi vinto. Era dal 2002 che i tedeschi non perdevano con l’Olanda. L’ultima volta in attacco c’era Miro Klose, con Rudi Voeller ct. Altri tempi, altri bomber. Adesso la nazione che ha prodotto attaccanti piccoli e rapaci come Gerd Müller e Uwe Seeler, o concentrati di potenza alla Hrubesch e Rummenigge, deve ripiegare su Mark Uth. Gioca nello Schalke, e nelle prime gare di Bundesliga la porta non l’ha mai vista.
Problema del centravanti a parte, non sembra ancora il caso di smontare con le critiche un modello calcistico che fino a poco tempo fungeva da esempio universale. Un numero enorme di tesserati della federazione (7 milioni); nel nuovo millennio sono sorti 366 punti di reclutamento giovani talenti spalmati nei vari Länder. Un crogiolo infinito di calciatori, arricchito da figli di immigrati “tedeschizzati” per ius soli. I risultati, sia pure con qualche contraddizione, sono arrivati. Nei campionati europei Under 19, dopo il trionfo nell’anno magico 2014, dei tedeschi non c’è stata più traccia tra le 4 semifinaliste. L’Italia ad esempio ha fatto di più. Un po’ meglio tra gli Under 17, dove la piccola Mannschaft, pur non vincendo dal 2009, ultimamente si è affacciata più di una volta tra le prime 4. Ma con la nazionale Multikulti è arrivato il trionfo mondiale. E poi una Under 21 molto forte: campione d’Europa in carica facendo giocare la squadra B e qualificata in anticipo per la fase finale in Italia nel 2019 dopo la vittoria sulla Norvegia.
Nuovi campioni, insomma, esistono. Il problema è che Löw insiste sui senatori. Neuer, Boateng, Hummels, Muller, Kroos: hanno tutti l’aria da eroi stanchi e demotivati. Il ct esita a lanciare definitivamente Leroy Sane, il talento del City lasciato fuori dalla lista mondiale, e con lui Brandt, Draxler. Con l’Olanda il tecnico ha toccato le 138 presenze sulla panchina. Ha superato Sepp Herberger, ct dal 1936 al 1964, capace di attraversare la Germania nazista e quella della ricostruzione. Dovesse perdere, e male, in Francia, rischia di essere il suo ultimo record.
L’apertura di credito dopo la vittoria al Mondiale in Brasile per Löw è stata enorme: ha fatto accettare senza isterismi l’eliminazione europea del 2016 - in semifinale con la Francia - gli ha salvato il posto dopo la disastrosa campagna di Russia, chiusa con l’incubo coreano. Sabato scorso però, la lezione ricevuta da una Olanda giovane e in ricostruzione ha messo tutto in bilico. Un 3-0 che la Germania non beccava da 11 anni: qualificazioni europee contro la Repubblica Ceca, ma a girone già quasi vinto. Era dal 2002 che i tedeschi non perdevano con l’Olanda. L’ultima volta in attacco c’era Miro Klose, con Rudi Voeller ct. Altri tempi, altri bomber. Adesso la nazione che ha prodotto attaccanti piccoli e rapaci come Gerd Müller e Uwe Seeler, o concentrati di potenza alla Hrubesch e Rummenigge, deve ripiegare su Mark Uth. Gioca nello Schalke, e nelle prime gare di Bundesliga la porta non l’ha mai vista.
Problema del centravanti a parte, non sembra ancora il caso di smontare con le critiche un modello calcistico che fino a poco tempo fungeva da esempio universale. Un numero enorme di tesserati della federazione (7 milioni); nel nuovo millennio sono sorti 366 punti di reclutamento giovani talenti spalmati nei vari Länder. Un crogiolo infinito di calciatori, arricchito da figli di immigrati “tedeschizzati” per ius soli. I risultati, sia pure con qualche contraddizione, sono arrivati. Nei campionati europei Under 19, dopo il trionfo nell’anno magico 2014, dei tedeschi non c’è stata più traccia tra le 4 semifinaliste. L’Italia ad esempio ha fatto di più. Un po’ meglio tra gli Under 17, dove la piccola Mannschaft, pur non vincendo dal 2009, ultimamente si è affacciata più di una volta tra le prime 4. Ma con la nazionale Multikulti è arrivato il trionfo mondiale. E poi una Under 21 molto forte: campione d’Europa in carica facendo giocare la squadra B e qualificata in anticipo per la fase finale in Italia nel 2019 dopo la vittoria sulla Norvegia.
Nuovi campioni, insomma, esistono. Il problema è che Löw insiste sui senatori. Neuer, Boateng, Hummels, Muller, Kroos: hanno tutti l’aria da eroi stanchi e demotivati. Il ct esita a lanciare definitivamente Leroy Sane, il talento del City lasciato fuori dalla lista mondiale, e con lui Brandt, Draxler. Con l’Olanda il tecnico ha toccato le 138 presenze sulla panchina. Ha superato Sepp Herberger, ct dal 1936 al 1964, capace di attraversare la Germania nazista e quella della ricostruzione. Dovesse perdere, e male, in Francia, rischia di essere il suo ultimo record.